La casta e l’autocastrazione

Il grande successo dell’ormai celebre libro di Stella e Rizzo ha portato ad associare, ormai stabilmente, nell’immaginario collettivo il termine casta alla nostra classe politica. Ho l’impressione che definire in questo modo la classe politica abbia avuto dei risvolti molto negativi nei cittadini. Penso abbia infatti contribuito a dare all’opinione pubblica l’immagine della politica come di una categoria a sé stante, di una stirpe che si autoriproduce, di un gruppo di individui paracadutati da chissàchi e da chissàdove e che rappresenta una maledizione, un ineluttabile destino al quale non possiamo sottrarci.
Capita invece che quelli che definiamo, ingannando noi stessi, “casta” non siano altro che il prodotto di un processo di scelta democratica del quale noi siamo gli attori principali. Se quelli che passano ad un concorso sono degli incapaci, a chi diamo la colpa? Alla commissione giudicante. Se in un’azienda un incapace viene promosso a chi diamo la colpa? A chi ha deciso di promuoverlo. Perché invece siamo così indulgenti con noi stessi quando eleggiamo o contribuìamo ad eleggere pluricondannati, mafiosi, personaggi coinvolti in ogni genere di intrallazzo e simili?
Sento molti dire: “Questa volta non vado a votare, tanto sono tutti uguali.”. Siamo proprio sicuri che siano tutti uguali? Possibile che i politici che hanno condanne per mafia siano uguali a quelli che non hanno mai preso neanche una multa per divieto di sosta? Non è che mettendoli sullo stesso piano siamo proprio noi a dar la possibilità ai politici corrotti di prosperare? Siamo proprio noi a guidare la loro mano verso le nostre tasche, a consentire loro di spogliare noi stessi ed il nostro Paese, portandolo verso la rovina ed il declino.
Come diceva V, il protagonista di V come vendetta, parlando alla Tv e riferendosi a tutto ciò che aveva prodotto l’avvento della dittatura: “Ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate un colpevole.. non c’è che da guardarsi allo specchio”.
E allora posso solo aggiungere che chi oggi se ne starà a casa, mi ricorda il mai troppo citato episodio di chi si mutilò i genitali per fare un dispetto alla moglie.

13 Aprile 2008

3 commenti a 'La casta e l’autocastrazione'

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  1. D# AKA BlindWolf afferma:

    Come avevo già commentato sul sito di vb, hai ragione sul fatto che il politico disonesto venga votato dall’elettore-cliente ma purtroppo la legge elettorale attuale (ed il maggioritario non era molto meglio…) ha fatto sì che delle persone elette dal popolo si siano trasformate in persone elette da loro stesse…

    Io giustifico l’astensione se l’elettore è troppo distante da tutti i partiti, ma l’astensione “per ribellione” è futile.
    Credimi che non ho mai avuto tanti dubbi come quest’anno su chi (e se) votare; alla fine sono andato in cabina ed ho votato un po’ con il cuore ed un po’ con il cervello (credo di essere discretamente fornito di entrambi gli organi :-) ).

  2. Albi afferma:

    Hai ragione sulla legge elettorale ma continuo a voler precisare che la legge elettorale non è sorta dalle acque, non è caduta dal cielo, ma è stata approvata da una maggioranza che probabilmente verrà domani riincaricata di governare il paese e da persone che hanno un nome ed un cognome che oggi svetta in cima alle liste elettorali.
    Quindi continuo a pensare che la colpa sia nostra…

  3. bruno afferma:

    Andai una volta a sentire un noto musicista napoletano, secondo lui i problemi di Napoli derivavano dalla pessima classe dirigente. Per dirla con le sue parole “O’ pesce puzza p’a capa”. MI sembrò ridicolo ed è tristissimo che questa facile scusa sia adottata in tutta italia.

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