Un NO fin troppo facile

parlamento.jpgEra da tempo che non mi accingevo a recarmi alle urne con l’animo così sereno. Dopo anni di esitazioni dell’ultimo momento, di riflessioni protratte fino al momento in cui mi veniva consegnata la matita copiativa, nel prossimo weekend andrò a votare senza nemmeno un dubbio. Questo per merito, o colpa, di una campagna elettorale per il sì di una pochezza argomentativa insospettabile, campagna che mi ha spinto, a partire da una sostanziale indifferenza iniziale, fino ad una decisione chiara per il no.
Ho seguito senza passione la discussione in merito, ma quello che mi ha colpito e mi ha indirizzato ad una posizione netta come poche volte mi è capitato in passato di avere, è stata la povertà di argomentazioni a favore del sì. Forse la motivazione sottintesa o soprintesa: “Dare una lezione alla casta” era talmente forte da non richiedere spiegazioni più razionali. Sta di fatto che non ho avuto l’impressione che ci abbiano nemmeno provato a convincermi a partire da argomentazioni razionalmente fondate.
Ma vado nel merito: alla fine si tratta di ridurre il numero dei parlamentari che passerebbero da 945 a 600, null’altro. Il tutto per un risparmio che si stima in circa 80 milioni all’anno, poco più di un euro a testa ogni anno. Certo, c’è chi stragiura che poi si faranno altre riforme ma al momento sulla scheda troverò solo questa modifica costituzionale e non posso che votare per quella, come se fosse l’ultima della storia. Dinanzi a queste premesse, il mio semplice e magari ingenuo ragionamento è: il Parlamento italiano ha tutti i margini di miglioramento del mondo ma è un organismo che ha uno scopo preciso: produrre e approvare leggi, ed è un ruolo fondamentale perchè quelle leggi regolamentano la vita di ognuno di noi. Migliori sono, più moderne, più aggiornate, più chiare e precise, migliore sarà il funzionamento della nostra società, quindi in gioco c’è il futuro di tutti noi. La qualità di quello che il Parlamento produce non si misura ovviamente al chilo, la competenza delle persone che vi lavorano è fondamentale ma se la qualità di ciò che produce non è eccelsa, non c’è motivo di pensare che sarà migliore se riduciamo la sua forza-lavoro, anzi c’è il rischio che funzioni peggio. Non ho dei dati scientifici che accompagnino questo mio dubbio, e mi rendo conto che il Parlamento abbia delle caratteristiche sufficientemente peculiari, ma è abbastanza comune pensare che, all’interno di una qualunque organizzazione, una riduzione della forza lavoro produca una riduzione della produzione, ed è un ragionamento abbastanza comune da indurmi ad aspettarmi che sia chi chiede di ridurre i parlamentari a convincermi del contrario.
Ho sentito centinaia di volte in questa campagna elettorale parlare di “snellimento”, ma non ho mai trovato un’analisi che mi spieghi in cosa questo “snellimento” costituisca un miglioramento del funzionamento delle camere. Di conseguenze faccio fatica a pensare che non sia solo il solito slogan, pur certamente efficace, visto che ci fa pensare a quale sollievo proviamo quando sul piatto della bilancia scopriamo di essere dimagriti. Tuttavia, lavorando un po’ più di cervello e un po’ meno di pancia, come si può pensare davvero che ridurre il numero di parlamentari migliori il funzionamento del parlamento? Forse perché ridurrà la coda alla buvette? O forse il problema del parlamento sono le troppe copie dei testi di legge che le stampanti di Montecitorio e Palazzo Madama devono produrre in poco tempo per non rallentare i lavori dell’aula? O forse il problema è la banda del WiFi? Davvero siamo così ingenui da non chiedere a chi ci ha proposto questa riforma costituzionale di darci qualche elemento in più?
È debolissima anche l’argomentazione per la quale oggi solo una percentuale dei parlamentari è effettivamente produttivo. E’ vero che oggi una percentuale significativa dei membri del parlamento non partecipa alla maggior parte delle votazioni e non dà contributi nelle commissioni o nella formazione delle leggi. Questo è un grosso problema, ovviamente, e sarebbe urgente porvi rimedio. Ma cosa mi induce a pensare che un taglio lineare del numero dei parlamentari cambierà questa percentuale? Ho l’impressione che questa percentuale sia legata alla scarsa qualità della selezione, sia da parte delle segreterie di partito, sia da parte degli elettori, del personale eletto in Parlamento. In questa riforma non c’è nulla che modifichi o induca a modificare questa capacità di selezione, mi aspetto quindi che suppergiù la stessa percentuale di parlamentari scansafatiche ci sarà nel nuovo Parlamento “ridotto”, con la differenza che sarà ridotto anche il numero di parlamentari produttivi e minore sarà quindi la contribuzione all’efficienza legislativa del paese. Il risultato potrebbe essere un parlamento che produce meno leggi, o produce leggi peggiori perché ha meno tempo e meno forza lavoro per riuscire ad ottenere un risultato di qualità più elevata. E’ un rischio che ci possiamo permettere? Non direi… Ogni volta che sento parlare in Italia di arretratezza del corpus legislativo, sento dire che ci sono meravigliose riforme che “languono da anni nelle commissioni parlamentari” e quindi vogliamo rischiare che gli anni diventino decenni? Non mi solleva del resto apprendere che altrove il numero di parlamentari è inferiore. Bravi loro che riescono evidentemente ad organizzare meglio il loro parlamento. Il giorno in cui il nostro parlamento cesserà di essere un freno per lo sviluppo del paese ci potremo preoccupare di ridurne la dimensione, oggi non mi pare decisamente un momento adatto.
I miei ovviamente sono solo dubbi, forse fondati forse no. Ma prima di affidare il futuro del mio paese all’alea di rischi fuori controllo, preferisco aver fugato tali dubbi ed i proponenti del referendum, dal mio punto di vista, hanno fallito miseramente.

19 Settembre 2020

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