Parlare di Craxi è proprio così fondamentale?

bettino_craxi-1.jpgL’uscita nelle sale del film Hammamet di Gianni Amelio ha riaperto il Vaso di Pandora delle discussioni pubbliche sulla figura di Bettino Craxi. Lo scrivo papale-papale: nonostante i miei sforzi non mi viene in mente al momento un dibattito più ozioso e inconcludente. Da una parte si vedono riesumare personaggi come Claudio Martelli. Gianni Minoli, Maria Giovanna Maglie e altri cortigiani della cerchia craxiana che ne sottolineano la stasura, il carisma, la forza morale eccetera, dall’altra i giustizialisti gonfiano il petto enumerando sentenze e processi. Mi viene solo da sbadigliare.
Per chiarire a chi ne sappia poco, Craxi è un signore che è stato a lungo (diciassette anni) leader di un partito (il Partito Socialista Italiano) che non è mai andato oltre al 15%, è stato presidente del consiglio per 4 anni e non ha fatto granché altro. Ad un certo punto è stato coinvolto in alcune vicende giudiziarie ed è diventato un simbolo della classe politica sotto processo ai tempi di Tangentopoli, anche per alcune sue uscite piuttosto ardite sul tema, come nel suo stile. Dopodiché, anziché affontare i processi e le condanne, se ne è andato a vivere in Tunisia dove ha trovato poi la morte. E allora cosa c’è di così interessante da discutere? E’ stato vittima di un errore giudiziario? Forse in parte, ma sicuramente non del tutto. Lui stesso ha ammesso a più riprese che il finanziamento illecito ai partiti era una pratica vasta e conosciuta a tutti (lui compreso). Per quanto abbia sempre sostenuto di non avere incassato soldi per sé (anche se alcune sentenze l’hanno smentito), ma solo per il partito, ciò costituisce comunque un reato. E’ stato forse un grande statista che ha salvato il paese e che poi è stato messo da parte per un errore veniale? Direi di no. Nei 4 anni in cui è stato a capo del Governo (dal 1983 al 1987) ha avuto la sua massima espressione quel sacco delle finanze pubbliche di cui ancora oggi, a 35 anni di distanza, paghiamo il prezzo. Nei quattro anni di governo Craxi rapporto tra debito e PIL aumentò quasi del 50%, passando dal 60% al 89%, per poi giungere al 115% nel 1993, con la collaborazione di governi in cui il PSI aveva un ruolo non secondario. No, non c’è traccia di risultati così esaltanti da suggerirci di perdonargli qualche “licenza”.
salvini-coppa-e-parmigiano.jpgIn definitiva stiamo parlando di un personaggio la cui esperienza di governo è stata talmente fallimentare da sentire ancora oggi il peso dei danni fatti allora, e che ha in più partecipato ad un sistema di illegalità diffusa. C’è qualche minima ragione per cui dovremmo ancora occuparcene, dividendoci tra propensi alla sua riabilitazione? Forse ce ne sarebbe uno, seppur minimo, ovvero ciò che lo ha seguito. Chiunque abbia vissuto quegli anni e ricordi la figura di Craxi e di altri protagonisti di quell’epoca non può non ricordare la dignità e il contegno che manifestavano anche i più arroganti e corrotti tra coloro che furono in auge negli anni ‘80. Non si può non notare che allora la ricerca del consenso passava per i contenuti, per le proposte politiche, per quanto talvolta astratte e fumose: Craxi e i suoi contemporanei non si sognavano di trasformare la politica in un banco del mercato in cui ogni spacconata è buona per riuscire a vendere qualche albicocca in più.
Questo è l’unico “ma” che mi sentirei di contrapporre a chi respinga ogni revisionismo su Craxi, ma è un “ma” molto piccolo, che non può, a mio avviso, minimamente far dimenticare tutto il resto e giustificare una riabilitazione che il personaggio non può meritare. Abbandonerei volentieri quindi questi fantasmi ad un passato che non merita rimpianti e mi chiederei semmai come costruire in Italia una classe politica che non assomigli né a quella di allora, né a quella di oggi.

28 Gennaio 2020

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