Le dittature fanno schifo, tutte.

the_katyn_massacre_1940_hu106212.jpgUna recente risoluzione del Parlamento Europeo, in cui si condannavano, con voto “bipartisan”, le dittature del ventesimo secolo, ha seminato un’ondata di accese discussioni, soprattutto nell’area di sinistra del mondo politico, per l’assimilazione delle responsabilità delle dittature nazifasciste e della dittatura sovietica nello scoppio della Seconda Guerra Mondiale che tale risoluzione si sostiene contenesse. In molti hanno parlato di “equiparazione tra fascismo e comunismo”. Si è arrivati ad atti vandalici contro le sedi del PD, che ha votato prevalentemente a favore. Ho sentito molti pronunciarsi sul tema e provo a farlo anch’io.
Partiamo dalla domanda che ha attraversato queste discussioni: “Nazifascismo e Comunismo sono simili o comunque accomunabili?”. La mia risposta è decisamente molto più no che sì, e questo per vari motivi che provo molto sommariamente a riassumere nei tratti più generali che li caratterizzano. Sono certamente ideologie molto diverse, che si fondano su valori e analisi totalmente diverse della realtà. Il nazifascimo teorizza e accetta la presenza all’interno della società di persone o gruppi di persone che abbiano qualità superiori agli altri e concede a costoro privilegi sugli altri che vanno oltre a ciò che oggi si suole definire “superfluo”, ma che affondano invece in quelli che le società moderne considerano diritti inalienabili dell’individuo per il solo fatto di essere nato. Conseguenza di questo approccio ideologico è il nazionalismo, cioè la convizione della superiorità della propria nazione rispetto alle altre. Il comunismo, per contro, idealizza invece una società in cui anche il “superfluo” sia diviso tra “migliori” e “peggiori” e anche le distinzioni che sopravvivono in una società liberale siano superate. Il nazifascismo è un’ideologia implicitamente aggressiva, proprio perché si fonda su una forma di prevaricazione dei primi nei confronti degli ultimi (e spesso è per prima cosa violento il modo in cui i primi si autodichiarano tali). In definitiva mi sentirei molto più tranquillo a sapere che mia figlia sta andando al cinema con una persona che si professa comunista piuttosto che con una che si professa fascista.
La seconda domanda è invece: “C’entra qualcosa questa differenza ideologica con la famosa mozione del Parlamento Europeo?”. Ve lo confesso: non ho letto tutto il testo, solo le parti che chi la critica ha riportato, ma non vi ho trovato un’equiparazione tra ideologie, ma una implicita accusa di concorso di responsabilità tra i governi di due paesi: la Germania e l’Unione Sovietica, nello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Il patto Molotov-von Ribbentropp è un fatto storico e la successiva invasione sovietica della Polonia, della Finlandia, delle Repubbliche Baltiche sono altri fatti storici. Sì, lo so. Le potenze occidentali sono state miopi nei confronti del pericolo tedesco, spaventate più dalle falci e martelli sovietici che dai carri armati tedeschi, l’Unione Sovietica ha visto nell’accordo con la Germania la via d’uscita da un isolamento in cui le potenze occidentali l’avevano posta. Tutte argomentazioni valide per l’Unione Sovietica, più o meno quanto quelle che spesso gli apologeti di Mussolini usano per sollevarlo dalle responsabilità della sua alleanza con Hitler. Sì, lo so, è colpa del Trattato di Versailles, del Trattato di Rapallo, delle sanzioni della Societa delle Nazioni, eccetera: c’è sempre qualche mancanza delle potenze occidentali senza le quali gli agnellini forse non sarebbero diventati lupi (o forse sì?). Sta di fatto che quando la Germania mosse guerra alla Polonia il 1 settembre del 1939, l’Unione Sovietica fece passare pochi giorni prima di invadere a sua volta la Polonia stessa, cui seguì l’invasione di Finlandia, Lituania, Lettonia, Estonia e non furono certo invasioni in cui vennero minimizzati gli “effetti collaterali”. Le stragi si susseguirono, quella di Katyn è la più famosa per la sua spietatezza, ma centinaia di migliaia di cittadini dei paesi occupati furono uccisi o deportati in Siberia e non fecero mai ritorno a casa. Certo, pochi in confronto a quello che succedeva nei territori occupati dai tedeschi, ma siamo proprio sicuri che massacri di tali proporzioni meritino così tanti avvocati difensori? C’è poi chi ricorda che è anche grazie all’Unione Sovietica che la Germania è stata sconfitta e l’Europa occidentale ha potuto schiacciare il cancro nazifascista. E’ vero, però la possiamo ringraziare noi italiani perché l’Armata Rossa è rimasta fortunatamente abbastanza lontana dai nostri confini (e sappiamo invece cosa hanno combinato le truppe titine in Istria). Chi però ha subìto l’occupazione dell’Armata Rossa, e parliamo di molti paesi che fanno parte oggi dell’Unione Europea, si è sentito invece cadere dalla padella nella brace e si sente meno propenso a ringraziare chi spesso ha continuato l’opera di sterminio iniziata dai nazisti. Chi parla, come ha fatto Angelo d’Orsi su il Manifesto, di asse PD-Orban non ha probabilmente capito che l’assenza di una sinistra progressista nei paesi dell’Europa Occidentale è conseguenza proprio della difficoltà che in quei paesi la sinistra affronta nell’affrancarsi dal suo passato e la presenza di apologeti di quel passato nella sinistra occidentale è un ottimo motivo per molti ungheresi o polacchi per continuare a votare a destra.
Sia ben chiaro, anche la democrazia ha la sua retorica e il Patto Molotov-von Ribbentrop è stato spesso usato (ed abusato) per dimostrare che le dittature sono tutte cattive, e faceva bene Alessandro Barbero anni fa a puntualizzare tutto ciò e a mostrare che anche Francia, Regno Unito, Stati Uniti hanno accumulato gravi responsabilità in quelli ed in altri anni, ma fortunatamente, laddove c’è una libera opinione pubblica, chi ci governa è costretto a moderarsi e questo ha contenuto fortemente le porcherie che i governanti di paesi democratici hanno potuto compiere.
philosopher-pavel-florensky-prisoner.jpgUltima domanda: “E quindi?” E quindi il problema non è l’ideologia, il problema è il sistema politico. Un qualunque sistema politico che metta un uomo o una ristretta cerchia di uomini nella condizione di commettere qualunque atrocità senza doverne rispondere è una porcheria e chi lo sostiene un criminale, indipendentemente dall’ideologia che ne sostiene la propaganda. Se Stalin non ha ammazzato 6 milioni di persone nei forni crematori non è perché Stalin era comunista e non fascista, è solo perché non ne ha visto la convenienza. Il fatto di essere comunista non gli ha impedito di mandare milioni di persone nei gulag, destinandoli a morte quasi certa, così come hanno fatto tanti altri nella storia, in nome di ideologie, di religioni o semplicemente dei fatti propri. Io amo la democrazia, sopra ogni altro motivo, proprio perché ci tiene al riparo dall’arbitrio di chi decida un giorno che assistere ad un genocidio è più divertente rispetto ad una puntata del Trono di Spade. Perciò non mi rilassa sapere che Mussolini “ha fatto anche cose buone” (ammesso sia vero e per lo più non lo è) o che nella Cuba di Fidel Castro ci fosse il servizio sanitario migliore del Sud America. L’ideologia comunista e quella fascista sono diverse e chi le assimila sbaglia. Ma le dittature, che siano fasciste, che siano comuniste o che obbediscano ad una qualunque altra ideologia, fanno schifo tutte, punto. Mi dispiace dirlo ma chi oggi si professa democratico, ma si indigna perché qualcuno punta il dito contro l’Unione Sovietica di Stalin (e non che quelli sono venuti dopo di lui siano stati molto meglio) dimostra un rapporto ancora incerto con i fondamentali valori della democrazia.

29 Settembre 2019

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