Il complicato processo di scelta dell’elettore democratico

alexis_tsipras_2015_cropped.jpgEra il Maggio 2014, le elezioni europee si avvicinavano e, come al solito, mi trovavo lacerato dall’incertezza su dove apporre la mia democratica crocetta. Il PD si accingeva a celebrare il trionfo dell’uomo della provvidenza più effimero che l’Italia abbia avuto, Matteo Renzi, e questo escludeva che potessi aggiungere il mio voto a quelli che cercavano posto sul carro del vincitore per poi fuggire rapidamente su altri carri. Il M5S aveva oltrepassato abbondantemente la soglia oltre la quale il voto di protesta diventa autolesionista. Gli altri pataccari di destra e sinistra non starò nemmeno a menzionarli. C’era la lista Tsipras, della quale mi piaceva il leader, che non a caso in Grecia sembra abbia fatto piuttosto bene. Ricordo ancora che provai a sentire un video del capolista nella mia circoscrizione. Dopo 30 secondi di supercazzola in un italiano approssimativo (e questo non perché erano le elezioni europee) decisi che ero già sufficientemente incerto per non peggiorare le cose ascoltandolo oltre. Avevo ormai deciso che avrei votato Tsipras e pazienza se i candidati della mia circoscrizione non erano propriamente convincenti.
Ecco, poi però mi è capitato di leggere delle vicenda della terza “Carovana antifascista in Donbass”. E’ una carovana di personaggi collocabili in quella che si definisce comunemente “sinistra antagonista” che hanno deciso di organizzare una sorta di pellegrinaggio pastorale nei territori delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, condito da incontri cordiali con i militari filorussi che oggi controllano quell’area. A questa “carovana” ha partecipato anche una signora che si chiama Eleonora Forenza, parlamentare europeo della Lista Tsipras che ho contribuito ad eleggere anch’io. Già mi dà una bella botta allo stomaco il fatto che una parlamentare democraticamente eletta al Parlamento Europeo (e con il mio voto per giunta) faccia visita a ribelli che lottano per traghettare un paese che cerca di darsi una, seppur debole, democrazia, verso un regime dittatoriale e repressivo come quello russo, che, se dovessi usare il linguaggio dell’onorevole Forenza, definirei senza alcuna esitazione “fascista”. Quello che però più mi irrita è proprio la definizione di anti-fascista, che insulta tutti coloro che anti-fascisti lo sono davvero e che si sono sentiti paragonare a soldati al servizio di uno dei dittatori più conservatori e oscurantisti che ci siano sulla faccia della terra. eleonora-forenza.jpg
In piena continuità con le premesse la Forenza, una volta tornata a casa, si è prodigata a spiegare che l’Ucraina l’aveva definita una terrorista, voleva chiederne l’estradizione e così via. Sembra però che la cosa fosse un totale fake, mi auguro frutto di un equivoco e non di un tentativo di farsi pubblicità in modo truffaldino. Mi ha colpito infine leggere questa intervista nella quale Eleonora Forenza, di fronte alla domanda sui suoi rapporti con la casa madre Russia, balbetta le stesse frasi sconnesse che sentiresti facendo la stessa domanda a Salvini o a Le Pen, sul genere: “Non è che amo Putin, però certo che gli Stati Uniti…”. D’altronde la stessa parlamentare, non solo si è sempre detta contraria alle sanzioni contro la Russia, ma ha addirittura votato contro (non da sola purtroppo) una risoluzione che chiedeva la libertà per alcuni detenuti politici in Russia.
Apprendo che il 26 maggio questa signora si ricandiderà e che il gruppo di “Sinistra Italiana” la considera una dei suoi volti più rappresentativi. Io ho spesso, nella mia mediocre vita di elettore, votato in quest’area politica, non solo nel 2014. L’ho sempre fatto turandomi il naso, conscio della presenza di persone di labile fede democratica, come la Forenza dimostra. Questa volta però non lo farò, perché è il momento di anteporre una scelta chiara e non ambigua a favore della democrazia ad altro genere di scelte di campo. Se non fossero bastati i sondaggi che davano la coalizione che fa riferimento a Sinistra Italiana all’1%, il fatto che Elly Schlein abbia deciso di rinunciare a candidarsi dovrebbe suggerire che forse quest’area politica sta andando nella direzione sbagliata. Se però in anni nei quali quest’area politica è stata drenata di voti come da un’invisibile idrovora, tanti non se ne sono resi conto, ho perso le speranze che accada oggi.
Nella stessa intervista di sopra Forenza sostiene che: “Il vento dell’Ottobre deve tornare a soffiare”. Purtroppo ad oggi l’unico vento d’Ottobre che sento soffiare è il vento gelido del totalitarismo che spero non preannunci l’inverno della dittatura. In quest’ottica considero la signora Forenza schierata dalla stessa parte di Salvini e Le Pen. Sarò affetto da un inguaribile dipendenza dalla democrazia ma io sto e starò dall’altra, quantunque ci sia da quella parte ben poco che mi entusiasmi. Il mio suggerimento a chi sia affetto dalla mia stessa dipendenza è di fare altrettanto.

12 Aprile 2019

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