La scienza, la politica e la sinistra

burionicorallo.jpgQualche giorno fa mia figlia, che ha da poco compiuto 8 anni, mentre si preparava per andare a scuola al mattino, mi ha riferito quanto accaduto il giorno prima durante l’ora di ginnastica, allorché era stata sottoposta a un’intensa attività fisica che le aveva determinato qualche dolore alla muscolatura, dolore ancora presente il mattino dopo. Avevo poco tempo e, nella frenesia mattutina, mi sono limitato a spiegarle come mai avesse male ai muscoli e che non era nulla di cui preoccuparsi. Anziché ringraziarmi per la spiegazione e sentirsi rassicurata dalle certezze che le avevo espresso si è irritata dicendo che non davo sufficiente ascolto al suo sfogo. Dove ho sbagliato? Dove sta il problema? Sta nel fatto, credo, che chi è pervaso da una sentimento che può essere di paura, può essere di frustrazione, può essere genericamente di insoddisfazione, va per prima cosa accolto e rassicurato e poi, quando accolto, si può spiegare tutto quello che c’era spiegare in termini scientifici o comunque razionali. Questo principio, che ho appreso sul campo diventando papà, è un principio che, a mio avviso, può essere benissimo applicato a un campo molto diverso come la divulgazione scientifica. Se vuoi spiegare qualcosa a qualcuno che è venuto a una conferenza con l’idea precisa di farsi una cultura sul tema, puoi saltare tutti i preamboli e iniziare subito la tua lectio magistralis. Se invece vuoi spiegare un dato scientifico a chi è pieno di paure e conseguenti preconcetti, prima di qualunque altra cosa, devi portarlo ad una predisposizione di animo favorevole ad ascoltarti, altrimenti il suo atteggiamento sarà di totale chiusura e non riuscirai a spiegare un bel niente. Per questo trovo che Burioni, che è sicuramente persona competente ed in gamba, non sia un buon divulgatore scientifico ed il fatto che abbia molti follower e raccolga svariati like mi conferma che è bravo a polarizzare le opinioni e quindi a fare molti seguaci, ma temo che non siano molti i novax ai quali ha fatto cambiare opinione e questo dovrebbe essere l’obiettivo invece di un buon divulgatore. Burioni quando sta sui social network sembra avere un impostazione più politica, ovvero basata sulla ricerca di un ampio consenso tra chi già condivide le sue idee, che scientifica.

Non sono quindi sorpreso e nemmeno indignato dal fatto l’enfant prodige del Partito Democratico Dario Corallo, durante un intervento all’assemblea nazionale del partito, abbia citato Burioni come esempio negativo di comunicazione. Il problema semmai è che, mentre lo faceva, Corallo compiva, a rovescio, la stessa invasione di campo. E in effetti quello che nel panorama attuale sembra esser stato smarrito è proprio un’idea chiara di cosa sia la scienza e cosa sia la politica e dove stia il confine. Si badi, al riguardo, che l’economia è una scienza, non è una propaggine un po’ oscura della politica.
Provo a cercare di fare un po’ di chiarezza, almeno nella mia mente e in questo blog. Credo che il dovere della politica non sia elaborare nuove teorie scientifiche in generale, o economiche in particolare, ma decidere come ridistribuire le risorse che le teorie economiche correntemente accettate garantiscono. Mi fa piacere che, come Corallo ci ricorda, nelle università si parli di fine del capitalismo: il compito della ricerca è quello appunto di elaborare teorie nuove e magari rivoluzionarie e Wolfgang Streeck è sicuramente un autore interessante. Fintanto però che tali teorie saranno nello stadio di congetture intellettuali la politica non può pensare di occuparsene. Sono stufo e siamo stufi di sentire la politica raccontarci teorie fantasiose su quanto deficit si può fare, sulla moneta unica, sull’austerity. La politica deve spiegarci come e perché ridistribuisce le scarse risorse a sua disposizione. Le “idee di destra” che il PD ha accettato non sono le regole di stabilità, non sono i rischi per il paese che il debito pubblico comporta. Le “idee di destra” che il PD ha fatto sue sono quella per cui l’unico modo per finanziare la spesa pubblica sia fare debito, assecondando il tabù (liberista) dell’impossibilità di aumentare le tasse. Quello che il PD ci deve spiegare non è come mai ha cercato faticosamente e insufficientemente di far rientrare il paese dallo schiacciante debito pubblico, quello lo può spiegare qualunque studente di economia. Quello che il PD ci deve spiegare è come mai ha abolito le tasse sugli yacht, come mai ha accettato che l’Italia sia uno dei paesi europei con le aliquote fiscali più alte per chi guadagna 1000 euro al mese, e le più basse per chi ne guadagna 100mila, come mai ha messo mano alla precarietà del lavoro con il Jobs Act senza controbilanciare questo provvedimento (magari davvero necessario) con gli opportuni ammortizzatori sociali che ne attutissero l’impatto sui salari. Se la sinistra del PD vuole tornare ad avere un ruolo, non può sperare di farlo facendo eco alla narrazione populista del M5S o della Lega, ma deve farlo sfidando la maggioranza PD su ciò su cui nemmeno i suoi rivali lo sfidano, ovvero sull’incapacità di indicare con coraggio una terza via, tra il liberismo vero e il liberismo camuffato dei populisti.
La stessa assenza di coraggio e la stessa subalternità al populismo Corallo la dimostra sull’Europa. Non se ne può più delle lamentazioni sulla democraticità dell’Europa. Se non ti piace l’Europa così come è oggi spiegaci, caro Corallo, cosa intendi e come pensi di migliorarla, che è esattamente quello che non ha il coraggio di fare la maggioranza PD e che dovrebbe essere nel DNA di un partito progressista, altrimenti sommerai la tua voce alla vulgata populista e sovranista che rappresenta, quella sì, una minaccia alla nostra democrazia, non essendo altro che una versione riveduta e aggiornata delle forme classiche di nazionalismo.
In definitiva la politica faccia la politica e la scienza faccia la scienza e proviamo a ridare all’una e all’altra la fiducia di cui necessitano evitando invasioni di campo reciproche. E in politica, la sinistra torni a fare la sinistra, ce n’è di spazio per farlo, c’è più che mai bisogno di equità sociale. Manca solo la forza e il coraggio di proporre nuovi modelli di sviluppo compatibili con una più forte redistribuzione delle risorse.

2 Dicembre 2018

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