Il rottamatore che rottamò il progressismo italiano

renzi-strizza-locchio.jpgEra Novembre 2011, Matteo Renzi cominciava la sua irresistibile ascesa e questo blog sollevava forti dubbi sulla solidità del suo progetto. Oggi che quella ascesa si è definitivamente trasformata in tracollo è utile rileggere nelle premesse di allora il seme del suo fallimento. L’assenza di un progetto per il paese, la mancanza di un’analisi dei problemi da affrontare, l’appuntare il suo programma su cose semplici, di “buon senso” appariva già allora la sua debolezza. Un partito progressista ha nella sua capacità di progettare il futuro la sua ragione sociale. E’ vero che in molte parti della sinistra si è sempre aggirato un idealismo che le ha impedito di essere una valida guida del paese ma Renzi, convinto che questo fosse l’unico problema, si è rifugiato nell’estremo opposto, ovvero un pragmatismo miope, spesso accoppiato ad una strizzata d’occhio alla famosa “pancia del paese”, effetto collaterale dell’assenza di progetto: è comprensibile infatti che quando perdi di vista il progetto, quando ti dimentichi del tuo weltanschauung, la tua politica diventi puramente reattiva rispetto all’emotività del momento e allora ecco fioccare i “burocrati di Bruxelles”, “i furbetti del cartellino”, l’”omicidio stradale”. Solo che a forza di occuparti di “poche cose di buon senso” a qualcuno viene il dubbio che chi lo fa di mestiere possa farlo meglio di te, a forza di parlar male dell’Europa a qualcuno viene il dubbio che abbia ragione chi vuole uscirne, a forza di strizzare l’occhio all’emotività finisce per vincere chi a mobilitare l’emotività dedica tutte le sue energie, a forza di avere un’agenda tipica dei partiti conservatori gli elettori finiscono per preferire i partiti coerentemente conservatori. A quel punto le Unioni Civili o lo Ius Soli diventano solo una foglia di fico, ancor più se l’ultimo dei due provvedimenti viene poi abbandonato perché misura non abbastanza popolare, coerentemente con la ricerca ossessiva del facile consenso di cui sopra.
Il consenso verso un partito progressista e misure progressiste passa sempre anche attraverso un contrasto, anche duro, alle emozioni della piazza, perché la tendenza conservatrice è dentro ognuno di noi e soprattutto nella nostra pancia. La non comprensione di questo punto fondamentale rende Renzi incompatibile con un partito che si muova in ambito progressista.
Il resto lo ha fatto la scarsa propensione alla collegialità del segretario PD che ha progressivamente svuotato il partito di tutti quelli che non la pensavano come lui. Il risultato finale è avere un elettorato molto simile a Renzi, privo di un progetto e di un’idea di paese, parte del quale si è limitato a cambiare il proprio fornitore di “buon senso”, il proprio solleticatore di “pancia”. renzi-e-agnese.jpgUn’altra parte, quella autenticamente progressista se ne è andata verso l’astenionismo o verso altri partiti di sinistra che però a loro volta non sono riusciti a costruire un’identità forte, il caso di LeU è abbastanza significativo.
Adesso che quest’uomo ha lasciato il campo si tratta di capire da cosa e chi ricostruire un’idea di progressismo in Italia. E’ importante, è necessario ed è anche urgente, perché in balìa dei manipolatori della nostra pancia il nostro paese non va da nessuna parte.

25 Marzo 2018

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