Immigrazione: opportunità, ansie e truffe

immigrati4.jpgLa mia nonna paterna non era proprio una persona di vedute progressiste e conservo il ricordo di bambino di una sua frase ricorrente quando si parlava di immigrazione (ovviamente a quei tempi si parlava di immigrazione dal Sud Italia): “Non ce li togliamo più”. Nella sua apparente ingenuità questa frase affermava in realtà una caratteristica fondamentale dell’immigrazione (la cui negazione è un elemento basilare del dibattito sul tema), ovvero la sua ineluttabilità. L’impostura di fondo che domina il dibattito sull’argomento è che l’immigrazione sia stato il frutto di politiche di questo o quel partito, di questo o quel paese e chi la brandisce promette in modo truffaldino che ripristinerà lo status quo ante. La realtà è che l’immigrazione è un fenomeno inevitabile in qualunque contesto nel quale si determini uno squilibrio di ricchezza e stabilità sociale. Negli ultimi cinquant’anni si è creata una voragine tra la qualità della vita del Nord e del Sud del mondo e questo, non la decisione di qualcuno, ha determinato fenomeni di immigrazione più o meno marcati. Qualunque politica di muro contro l’immigrazione è destinata a fallire sia materialmente che politicamente, ovvero da un lato l’immigrazione ce l’hanno anche quelli che costuiscono i muri (in Italia la presenza dimmigrati ha avuto una crescita costante anche negli in cui la Lega Nord era al governo), dall’altro politiche di chiusura spingono un paese verso l’isolamento e producono una cura peggiore del male. Ma è poi un male l’immigrazione? In parte lo è, ma non certo per i motivi che spesso sono addotti (perdita di identità, criminalità, ecc.) ma per il dumping salariale che determina nei paesi interessati, ma di nuovo è difficile convincere il proprietario di una fabbrichetta a resistere alla tentazione di assumere un operaio che si accontenta di uno stipendio pari alla metà di quello che pagherebbe ad un equivalente operaio italiano.
Una volta accettata l’ineluttabilità dell’immigrazione viene a galla il vero spartiacque, ovvero come l’individuo si pone emotivamente di fronte all’immigrazione. C’è chi la vive come una opportunità di allargare i propri orizzonti, venire in contatto con culture diverse, fare esperienze nuove, e c’è chi la vive come un’aggressione alla propria identità, ai propri modelli sociali e culturali destinati ad essere “contaminati”. L’ambiente in cui viviamo, con i suoi modelli sociali e culturali, fa parte della nostra identità individuale: la nostra capacità di riconoscere il luogo dove viviamo e di sentirci a casa in esso è un elemento fondamentale della nostra stabilità psicologica. Elementi dissonanti rispetto a ciò che ci aspettiamo di vedere quando al mattino usciamo di casa possono essere fonte di stress per tutti. C’è chi gestisce questo stress e chi se ne fa travolgere. E’ un po’ come prendere l’aereo: per ognuno di noi stare con i piedi a 2000 metri da terra può essere un’esperienza disorientante. C’è chi la gestisce senza problemi e chi ne è terrorizzato. Credo che però a nessuno di noi, allorquando vediamo il nostro vicino di posto inchiodato al sedile dal terrore, venga la tentazione di apostrofarlo, aggredirlo verbalmente, dirgli che è un ignorante; tuttalpiù lo rincuoriamo ricordando che l’aereo è il modo più sicuro di viaggiare. Questo è appunto l’errore che molti fanno allorché si parla di immigrazione: dimenticarsi che chi sta dall’altra parte non è un novello genocida, ma semplicemente una persona che ha un problema e aggredirlo non serve a nulla, anzi peggiora le cose.
le-pen-e-salvini.jpgSe però chi è afflitto da ansie e fobie va compreso ad aiutato, non userei la stessa indulgenza con chi soffia volontariamente e premeditatamente su queste ansie per perseguire propri disegni di potere, esattamente come non biasimo il malato che si rivolge al santone ma biasimo il santone che lo truffa lucrando sulla sua malattia e la sua ingenuità. Quei movimenti politici che cercano studiatamente di dare una raffigurazione distorta della realtà del nostro paese non sono che delle associazioni a delinquere finalizzata alla truffa e come tali vanno considerati. Non ci spenderei sopra il mare di parole che invece spesso vi dedichiamo.
In definitiva il dibattito sull’immigrazione è complicato dalla presenza di fattori emotivi in proporzione spesso prevalente. Proprio per questo però ribadisco il consiglio. La prossima volta che vi troverete davanti qualcuno che vi parla di “invasione”, provate a non trattarlo come se fosse un colonnello delle SS ma come se fosse un anziano a cui due finti incaricati dell’ENEL hanno appena svuotato la casa. Farete del bene a lui e al paese.

12 Febbraio 2018

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