Una grande squadra merita una grande società

paulo-dybala.jpgCon la vittoria di Monaco la Juventus ha iniziato l’avvicinamento ad un finale di stagione elettrizzante: nettamente prima in Campionato, finalista in Coppa Italia e ad un passo dalla Finale di Champions League. Il tutto con alle spalle, nelle scorse cinque stagioni, cinque scudetti consecutivi, una finale di Champions, una semifinale di Europa League, tre finali di Coppa Italia di cui due vinte. Cosa si può chiedere di più alla Juventus alla vigilia della conclusione di una stagione fino ad ora esaltante?
Una cosa che mi sentirei personalmente di chiederle potrebbe essere di provare ad essere fuori dal campo grande quanto in campo. Sia chiaro, non mi riferisco a questioni giudiziarie che hanno avuto fin troppa rilevanza sui giornali. I rapporti poco chiari tra società calcistiche e ultras sono un problema generale, non certo solo della Juventus e che un ultras possa essere parente di un pregiudicato non è certo una notizia, visto che nella maggior parte dei casi sono gli ultras stessi ad essere dei pregiudicati.
Mi riferisco invece al fatto che la Juventus viene spesso accreditata come l’unica società calcistica italiana, tra quelle più popolari, che ha saputo superare la dimensione di giocattolo per imprenditori annoiati e diventare impresa, nel senso di organizzazione tendente al razionale raggiungimento di un obiettivo. Non dico che questo non sia vero e anzi è talmente vero da giustificare, a dispetto delle immancabili teorie del complotto, i straordinari successi della Juventus in Italia e Europa. Dico però che nel passato (remoto e prossimo) ci sono stati errori in questo senso che sarebbe opportuno non ripetere e che di seguito ripercorrerò.
biglietti-finale-berlino.jpgQuando la Juventus giunse alla finale di Champions due anni fa scelse modalità di distribuzione dei biglietti molto diverse da quelle del Barcellona e questo non mancò di scontentare i suoi tifosi. In particolare fu considerato molto irritante il fatto che si fosse obbligati a comprare con il biglietto il volo aereo (o il viaggio in pulmann) con un’agenzia individuata dalla Juventus, operante in monopolio, che per di più non aveva nemmeno previsto pernottamento. Il che obbligava i tifosi a una corvée massacrante e a prezzi per il trasferimento assolutamente non competitivi. Il Barcellona invece offriva varie opzioni tra le quali comprare solamente il biglietto e raggiungere Berlino con mezzi propri. In questo la Juventus perse nettamente nettamente il confronto fuori dal campo prima di perdere, purtroppo, anche sul terreno di gioco. E’ vero che in termini puramente economici forse la scelta del Barcellona non fu molto proficua, ma una società calcistica deve il suo successo con i suoi clienti (che sono poi i suoi sostenitori) ad una fidelizzazione molto più forte e spinta di quella di una qualunque azienda. Tale e tanta è l’irrazionalità su cui si basa il rapporto tra tifoso e squadra che qualunque motivo di insoddisfazione può determinare una rottura, e per il cliente del sistema calcio rinunciare al rapporto con il proprio fornitore è operativamente molto più semplice che disdire il proprio contratto telefonico. La Juventus ha fatto negli ultimi anni passi da gigante nel rapporto con i propri tifosi, ma momenti come quello di una finale di Champions sono dei punti di verifica del completamento di questi passi e mosse malaccorte, da questo punto di vista, potrebbero rovinare anni di sforzi in questo senso.
festa-juve-torino-bus_2.jpgE passiamo al secondo punto, ovvero la festa. Eh sì’, festa perché, con tre fronti ancora aperti, si può decisamente considerare la possibilità che almeno uno dei tre produca un nuovo trofeo e, se dovesse succedere, i tifosi si aspetteranno di festeggiarlo con la squadra. Siamo tutti scaramantici e già qualcuno farà gli scongiuri leggendo tutto ciò, ma un’impresa non può permettersi scaramanzie, deve prepararsi a quello che è possibile, se non probabile, che accada. Quando l’anno passato Andrea Agnelli ammise candidamente che la festa per lo scudetto era saltata perché l’organizzazione dell’evento era stata posticipata per “scaramanzia” per accorgersi poi che era troppo tardi, personalmente sussultai. Pareva che la grande Juventus si fosse trasformata improvvisamente nella Longobarda di Oronzo Canà. Anche da questo punto di vista direi che qualcosa di importante deve cambiare. Facciamo gli scongiuri, incrociamo le dita, tocchiamoci dove vogliamo toccarci, ma agiamo con una programmazione che consenta ai tifosi, anche qui, di abbeverarsi appieno alle emozioni che una squadra di calcio offre. Magari l’alta borghesia in cui è cresciuto il Presidente Andrea Agnelli non condivide questi eccessi, ma per il popolo tifoso i festeggiamenti sono una parte fondamentale delle vittorie e le arricchiscono di emozioni fino a renderle indimenticabili, e uno scudetto è un trionfo più apprezzato se si va poi in piazza a festeggiare, tanto da prevenire quella sazietà da vittorie che aveva messo in crisi il rapporto della Juventus con i suoi tifosi ai tempi che precedettero Calciopoli.
Un ultimo punto è quello di accesso allo stadio. E’ inutile aver speso milioni, se non miliardi, per rendere gli stadi un luogo comodo e accogliente, se poi accade che chi entra allo stadio debba sorbirsi tre quarti d’ora di coda all’ingresso, per giunta in una ressa fastidiosa e pericolosa. Da quando all’ingresso è diventato obbligatoria l’esibizione di un documento anche ai possessori di tessera del tifoso (per criteri di sicurezza francamente incomprensibili) le code sono diventate ingestibili. Per di più, in assenza di qualunque transenna esterna, le code sono del tutto selvagge e si trasformano in una marea di folla che, in situazione di compressione spesso pericolosa, arriva a ondate verso steward in crisi, pressati tra spettatori furiosi e misure di sicurezza cervellotiche. Davvero incredibile che questo accada per andare ad assistere ad uno spettacolo che spesso costa più della Prima della Scala. Per la partita di Martedì contro il Monaco le Tribune Centrali hanno tariffe a ridosso dei 200 euro e si annunciano nuovi rincari per la prossima campagna abbonamenti. Se, a fronte di ulteriori sacrifici richiesti ai propri tifosi, la Juventus non offrirà una accoglienza almeno accettabile, il rapporto con i suoi sostenitori rischia anche qui di essere guastato.
Quello della Juventus, che sei anni fa pareva una squadra da metà classifica della Serie A, e che ha invece scalato a tempo di record posizioni in Italia e in Europa fino ad arrivare sulla vetta, è un miracolo ed altrettanto miracoloso è che lo stesso pubblico che sei anni fa riempiva un paio di volte all’anno l’esiguo Olimpico oggi riempia in ogni ordine di posto lo Stadium anche per incontri di Coppa Italia. Come tutti miracoli, una volta raggiunti, vanno preservati e mi auguro davvero che la società bianconera si adoperi per farlo.

7 Maggio 2017

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