I padroni di Via Sansovino 243

via-sansovino-243.jpgE’ passato poco più di un anno da quando scrissi un articolo su Via Sansovino 243 (un interno di una via situata nella periferia di Torino, nei pressi dello Juventus Stadium). Si parlava del problema dei parcheggiatori abusivi, ormai endemico nella zona che circonda lo stadio, e dell’indifferenza delle istituzioni di fronte al progressivo controllo del territorio delle bande dei parcheggiatori. Sì, lo so cosa pensa qualcuno di voi del problema dei parcheggiatori abusivi - Come la fai grossa! Gli dai un euro se vuoi, se non vuoi non glielo dai. Mica ti danno fuoco alla macchina! -. Questo succedeva infatti vent’anni fa quando la piaga del parcheggio abusivo aveva cominciato ad interessare l’area dell’allora Delle Alpi. C’era qualche personaggio, all’apparenza innocuo, che ti chiedeva un euro. Se non glielo davi non succedeva nulla.
Però purtroppo in molti l’euro hanno cominciato a darlo e quello del parcheggio abusivo è diventato un business che col tempo ha cominciato ad obbedire alle logiche del business illegale: controllo e spartizione del territorio, sensazione di potere, arroganza e magari violenza. Così oggi l’interno di Via Sansovino 243 (che in realtà è una via piuttosto lunga) è un’area presidiata da un gruppo di personaggi, tutti italiani e di giovane età, che ti vengono incontro ogni volta che arrivi a parcheggiare chiedendo un euro con aria in genere gentile. Se però non glielo dai la reazione non è sempre altrettanto gentile: voce che si alza di tono, velate minacce, qualche insulto.
Così arriviamo alla sera di Domenica 9 Aprile scorso. Arrivo nell’interno di Via Sansovino 243 per parcheggiarvi la macchina, onde andare allo Stadium e mi avvicinano i soliti parcheggiatori abusivi che, come sempre, ignoro. Questa volta però sono in due ad avvicinarmi e il primo, vedendomi non intenzionato a contribuire, mi dice: “Ehi, noi guardiamo le macchine! Eh…”. A quel punto mi permetto, con la massima calma, di rispondere: “Mah, in realtà una volta che sono tornato indietro, perché avevo lasciato una cosa in auto, non c’era già più nessuno”. Non si sarebbe rivelata una buona idea. Finita la partita infatti, mentre stavo rientrando all’auto nella via ormai semibuia, mi si avvicina uno dei due di prima, con il pretesto di chiedermi una sigaretta. Dopodiché, una volta riconosciutomi, fa segno al suo compare, che si avvicina anche lui, urlando: “Hai visto. Stavolta siamo qui”. Cominciano ad insultarmi e minacciarmi. Tengo famiglia e quindi faccio la cosa che ragionevolezza consiglia di fare in questi casi: tiro dritto senza reagire, estraggo il cellulare e faccio il numero del 112. Prima che dall’altra parte qualcosa cominci a squillare sono già arrivato alla macchina, riaggancio, salgo e vado. Incrocio una pattuglia dei carabinieri e mi fermo a raccontare l’episodio. La risposta è la solita: “Siamo in servizio allo stadio e non possiamo muoverci ma verificheremo“.
Questa è una delle tante storie di piccola illegalità che, sottovalutata e non affrontata nei tempi giusti, si estende, diventa pericolosa e potenzialmente criminale. Nel massimo rispetto e tutela di una cultura garantista a cui mi sento di appartenere, vorrei che tutti si interrogassero sull’esigenza di chi ci governa di tutelare chi vorrebbe poter circolare per la città, senza doversi mordere la lingua e pagare il pizzo pur di evitare un cazzotto o una coltellata.
Ieri sera sono andato di nuovo allo Stadium e ovviamente sono andato a parcheggiare da un’altra parte, perché l’interno 243 di Via Sansovino ormai non è più dei cittadini ma di una banda di balordi. Peccato…

12 Aprile 2017

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