Qualche altra ragione della vittoria del no

coda_sportelli.jpgUna mia parente un paio di mesi fa ha ricevuto una lettera dall’Università che frequenta, nella quale la si avvertiva che era stato individuato un vizio nell’ISEE che aveva consegnato tempo addietro, per essere collocata nell’opportuna fascia di contribuzione, e che quindi le toccava il pagamento di una multa di (udite udite) più di 4000 euro a cui si aggiungeva la perdita di qualunque beneficio fiscale per il resto della sua carriera universitaria. L’ISEE, come molti sanno, è una dichiarazione della propria situazione economica, calcolabile attraverso un processo piuttosto complesso tanto che quasi tutti ricorrono ad un CAF (Centro di Assistenza Fiscale) per il calcolo, compresa la mia malcapitata parente il cui CAF ha però, in questo caso, commesso un errore. Appena ricevuta la comunicazione ha contattato il CAF per avere chiarimenti e fortunatamente (perché trovare persone oneste è ormai questione di fortuna) il CAF ha ammesso l’errore e ha quindi accettato di accollarsi l’onere della multa (anche perché assicurato) ma, attenzione, in modalità di rimborso. Questo significa che la mia parente ha dovuto pagare la salatissima multa ed è in attesa del rimborso che arriverà, pare, entro tre mesi. Racconto questo perché mi sembra una vicenda sufficientemente kafkiana, sia per l’ammontare folle della multa, che per il principio altrettanto irrazionale per il quale io prima devo pagare e poi forse avere il rimborso di chi effettivamente ha commesso l’errore. In più l’ISEE è comunque una dichiarazione che mette insieme tutta una serie di dati che l’Agenzia delle Entrate possiede (sono nel 730) e altri che potrebbe richiedere, come fa il normale cittadino, alla banca dell’interessato. Siccome poi qualcuno quei dati li controlla per elevare, eventualmente, sanzione, perché non li calcola direttamente quel qualcuno e dice al cittadine semplicemente quanto gli deve? Riassumendo, viene richiesto al cittadino di certificare all’INPS qualcosa che l’Agenzia delle Entrate ha o può avere, lui lo chiede ad una terza parte certificata, e se c’è un errore è il cittadino che deve pagare e per di più uno sproposito? No, credo siamo alla follia…
Un’altra vicenda che mi sembra interessante raccontare è quella di un’ecografia alla mano che mi è stata prescritta poche settimane fa. Non era nulla di grave e urgente, ma una ciste di cui mi avevano detto esser bene capire subito la natura. Ho subito telefonato al CUP di Ivrea, città in cui lavoro, per avere un appuntamento e la risposta è stata che la disponibilità più ravvicinata sarebbe stata per Maggio (si intende 2017…). Pensando che fosse un problema locale ho provato a telefonare al CUP di Torino, sicuro che nella grande città ci sarebbero stati molti più posti, ma la risposta disarmante è stata: “In questo momento non prenotiamo perché noi non prenotiamo oltre ai sei mesi e nei prossimi sei mesi al momento non ci sono posti liberi”. Ho fatto un altro giro di telefonate e alla fine ho trovato un posto in una clinica privata convenzionata tra un mese, a metà Gennaio, con una spesa non modica di 61 Euro di ticket.
kafka1.jpgChe c’entrano questi due episodi con la Costituzione? Non molto, anzi quasi nulla, ma c’entrano, a mio avviso, con il referendum costituzionale e con il fatto che la maggior parte delle persone che hanno votato No a quel referendum lo hanno fatto probabilmente non per proprie convinzioni sul bicameralismo paritario o sui rapporti tra Stato e Regioni, ma semplicemente perché non si fida più. Non si fida più non tanto di Renzi, ma del sistema in generale, perché è un sistema che non funziona. E quindi non funziona per il giovane disoccupato o precario, non funziona per la persona di mezz’età che vede la sua pensione allontanarsi sempre più, ma non funziona anche per la classe media che magari non ha le stesse ansie di costoro, ma che non vede nello Stato, nel sistema, quella capacità di essere flessibile e adattabile alle condizioni esterne che il sistema pretende invece inflessibilmente da lui, in uno sbilanciamento tra dare e avere sempre più palese. L’attuale mercato del lavoro ci chiede di essere sempre più bravi, più efficienti, di essere creativi, propositivi, di fare i turni, di lavorare la Domenica, sembra la miniera di Stachanov. Poi quando andiamo in un ufficio pubblico stiamo due ore ad aspettare in coda e quando è il nostro turno l’impiegato ci dice rudemente che l’ufficio sta chiudendo; quando dobbiamo pagare le tasse dobbiamo mettere insieme documentazione che l’Agenzia dell’Entrate ha già, fare complicatissimi calcoli che l’Agenzia dell’Entrate poi controllerà, il tutto per produrre pagamenti che, se errati, ci comporteranno multe salatissime; quando dobbiamo fare una visita medica scopriamo che il servizio sanitario nazionale ci fa aspettare mesi e ci fa pagare profumatamente visite specialistiche che, se fatte privatamente, richiedono poche settimane di attesa e pochi euro di più; le riunioni con i genitori a scuola vengono organizzate con breve preavviso alle cinque del pomeriggio, costringendo chi lavora a prendere un permesso.
Questi, sia chiaro, non sono problemi classificati, nell’immaginario collettivo, come gravi e forse è giusto così, ma è quel genere di goccia che ogni giorno cade sulla testa del cittadino medio ed alla lunga provoca una voragine. Ed è un problema che la politica sta affrontando con grande lentezza. Renzi è caduto anche per questo e chi lo succederà non può che prenderne atto e cercare di invertire questa percezione.

29 Dicembre 2016

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