Cosa non funziona?

Nulla c’è di più frustrante nell’esercizio della professione di tifoso di calcio che vedere la propria squadra giocare bene, mostrare una buona forma da parte della maggior parte dei suoi componenti, ma non centrare l’obiettivo della vittoria senza potersi troppo appigliare a sfortune varie, anzi rischiando la sconfitta con una squadra teoricamente meno forte come la Sampdoria. In effetti, con l’eccezione di Camoranesi, tutti hanno avuto una buona prova ed allora perché?
Sicuramente pesa in questa valutazione l’avere un centrocampo di grossa solidità ma di qualità troppo concentrata nei piedi di Camoranesi, la qual cosa fa il gioco degli avversari nel concentrare su di lui la pressione lasciando la Squadra disarmata.
La Sampdoria era scesa in campo Sabato con una squadra zeppa di centrocampisti, al prezzo di lasciare isolato Cassano ed affidare le proprie chance offensive più che altro ai calci piazzati. La mobilità frenetica del centrocampo doriano costringeva la Juve a far circolare altrettanto freneticamente la palla per scardinare la linea avversaria. Il risultato non era entusiasmante, anche perché Poulsen faceva molta fatica a mantenere la necessaria lucidità ed i continui arretramenti di Del Piero, tesi a dar manforte alla manovra, lasciavano troppo solo Amauri. Le volte che la Juve riusciva a saltare la linea Maginot blucerchiata, liberando un uomo tra le linee, erano dolori ed in una di quelle occasioni Sissoko mandava Del Piero a spazzolare il palo alla destra di Mirante.
Il secondo tempo non presentava troppi miglioramenti e la stanchezza della Samp che non riusciva più a pressare come all’inizio, faceva pari con la stanchezza di Camo e di Del Piero. Ranieri non riteneva di dover prendere provvedimenti urgenti e quando li prendeva toglieva Del Piero, che non riusciva più a tenere palla, ma non per far entrare l’atteso Giovinco, ma Iaquinta, che andava a tener compagnia Amauri nel non toccare palla.
Si finiva rischiando anche la sconfitta in un paio di azioni della Samp e senza nemmeno aver fatto fare un po’ di moto a Mirante nel secondo tempo.
In sostanza si conferma quello che già si sapeva. La Juve ha le sue qualità tecniche di centrocampo troppo concentrate in pochi piedi, per non essere indifesa di fronte al pressing avversario e di fronte alla scarsa forma dei proprietari di quei piedi. Non può che tornare di moda la querelle estiva del centrocampista di qualità e torna negli incubi dei tifosi bianconeri l’ombra di Xabi Alonso. Poulsen non è un brocco ma non è nemmeno un giocatore in grado di sostenere la manovra e Ranieri dovrà essere in grado di individuare soluzioni creative, per affrontare nel futuro situazioni come quelle di Sabato.

30 Settembre 2008

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