Lettera al Presidente del Consiglio da un genitore

Gentile Presidente del Consiglio,
giannini-e-la-buona-scuola.jpgchi Le scrive è uno dei tanti genitori in tutta Italia che nella settimana entrante vedranno i propri bambini varcare per la prima volta la soglia della Scuola Primaria (alias Elementare). E’ un passo fondamentale nel percorso delle nostre esistenze e ogni buon genitore non può, credo, che attenderla con qualche ansia e con il profondo desiderio che vada tutto bene e che il percorso che il proprio figlio o la propria figlia (nel mio caso) inizierà sia un percorso felice e non una corsa ad ostacoli. In vista di questo passo avevo un anno fa accolto con molto interesse i Suoi annunci sulla “Buona Scuola”. Cosa può desiderare di meglio un genitore per i propri figli che una scuola “Buona” anzi possibilmente ottima? Qualche dubbio me l’aveva lasciato invero, ma non creda che voglia tediarla su lunghe dissertazioni sui rischi della meritocrazia. Personalmente sono decisamente favorevole al merito, sarei ben contento se sulle cattedre italiane Lunedì al posto delle tanti insegnanti incapaci ci fossero le tanti insegnanti in gamba che purtroppo invece vivono ancora nella precarietà. Non mi spaventava nemmeno il fatto che il Preside avesse più poteri che in passato. Se i criteri di selezione con cui si sceglie un Preside e i meccanismi di controllo con cui si verifica il suo operato fossero tali da essere certi delle sue capacità, non avrei nulla in contrario al fatto che possa avere più potere di scelta sulle insegnanti. Però non avevo visto in quel provvedimento nessun intervento strutturale che potesse dare certezze a noi genitori e il modo in cui sono stati trattati coloro che avevano sostenuto il TFA non mi ha dato molte speranze sulle buone intenzioni in questo senso. Di fronte a questi dubbi ho però preferito sospendere il giudizio, perché in fondo ad ognuno va data una possibilità e ho atteso Lei e la sua Ministra Giannini alla prova dei fatti.
Adesso che è passato un anno e che mia figlia sta iniziando a frequentare proprio adesso la scuola italiana, vengo a scoprire cose che trovo almeno incredibili. Vengo a scoprirle, tra l’altro, solo perché mia moglie lavora nella scuola, non certo perché ce lo raccontino i media, tutti concentrati su altro. Per carità: le bombole in un auto a Parigi, un assessore indagato, una cabinovia bloccata, tutte cose che meritano qualche notizia, ma forse anche il futuro dei nostri figli è importante. Pensi che proprio nella scuola che mia figlia frequenterà ci sono ben 20 posizioni di insegnanti scoperte (no, dico: 20!) e 3 di collaboratori scolastici. E pensi che nella scuola dove lavora mia moglie su 12 insegnanti di sostegno solo 3 sono stati nominati mentre gli altri 9 posti sono ancora vacanti e le rispettive classi inizieranno quindi l’anno con comprensibili grosse difficoltà nella didattica; stessa cosa vale per i ruoli amministrativi ancora in gran parte scoperti. Tutto questo perché nel generale ritardo delle nomine, diffuso in tutta Italia (a Milano sono state fatte Venerdì 9), la provincia di Torino, nella quale risiedo, pare brillare per inefficienza, non avendo ad oggi nemmeno indicato una data in cui le nomine verranno fatte. C’è già addirittura chi vocifera che alcune delle nomine previste non si faranno proprio.
20150601_115958.jpgOra, gentile Presidente, reclutare le risorse necessarie per far partire l’anno scolastico nella sua imminenza trovo sia qualcosa di inaccettabile, di per sé una dimostrazione lampante di inefficienza da parte della scuola italiana. Ma arrivare addirittura all’inizio della scuola, senza sapere nemmeno quando si completeranno gli organici, pare davvero una farsa. Sicuramente ci saranno dei motivi, magari come nel caso della funivia del Monte Bianco si sono incrociati due cavi, ma comunicarne le ragioni, indicarne i responsabili, spiegare cosa si sta facendo per rimediare e chiedere scusa a chi ha subito i disagi per la situazione è davvero il minimo che il Ministero può fare per salvare la faccia. Se non lo farà e se la Ministra Giannini rimarrà nel suo incarico, mi permetta di ipotizzare che ciò voglia dire che il Suo concetto di Buona Scuola e il mio (e quello credo di molti come me) sono molto ma molto distanti e che per Lei impreparazione, improvvisazione e disorganizzazione non sono un problema.
Certo, forse Lei penserà che in fondo la scuola deve anche abituare i bambini a cavarsela anche nelle situazioni più difficili, a capire che nel mondo non è tutto semplice, (come qualche volta credono vivendo nell’ovattata vita familiare) a convincersi che le cose si possono fare anche nelle condizioni più ostili. La mia preoccupazione è però proprio questa: cioè che i nostri bambini credano, come molti adulti italiani, che anche nella condizione di massima improvvisazione, disorganizzazione e impreparazione le cose si riescano, alla fine, a fare lo stesso, e che in fondo organizzarsi e prepararsi è tempo perso; per scoprire invece più avanti, spesso troppo tardi, che laddove invece le cose si preparino e si organizzino, si riescono a fare in meno tempo e con meno fatica. Considerando che tempo e fatica sono risorse limitate, questo è quello che fa la differenza ed una delle cose che purtroppo relega il nostro paese in una posizione di retroguardia.
Mi permetta in definitiva di dirLe che quando Lunedì mattina lascerò mia figlia in una scuola con infrastrutture fatiscenti e per giunta senza il personale necessario, non avrò affatto la sensazione di averla lasciata in buone mani come lo slogan “Buona Scuola” poteve lasciare sperare, ma anzi in mani pessime e comprenderà che, da genitore, è una sensazione assai sgradevole.
Distinti Saluti
Alberto Capella

11 Settembre 2016

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