Il sole d’Agosto

Si sa che il sole di Agosto fa brutti scherzi. E in effetti la discussione che ha tenuto banco durante il mese d’Agosto sembra essere il frutto dell’influenza del sole, quel sole che abbronza i bagnanti, più o meno, a seconda anche di quanta porzione del proprio corpo espongono, e sembra che ci siano persone che ne espongono meno degli altri, per motivi religiosi. Secondo qualche sindaco della Costa Azzurra tutto ciò non è accettabile ed ecco che prima il sindaco di Cannes e poi altri decidono di vietare l’esposizione di “simboli religiosi” in spiaggia. La cosa tra l’altro, mirata alla proibizione del burkini, finiva in realtà col proibire le spiagge anche a preti, suore o paradossalmente anche a chi esibisse semplicemente una catenina con crocifisso sul petto. Se accade spesso che in giro per l’Europa ci siano sindaci folcloristici che emanano disposizioni strampalate, la cosa si è fatta molto più seria quando addirittura il Primo Ministro francese Valls ha deciso di prendere posizione sulla questione, sostenendo che questa disposizione era in linea con i valori della Francia. burkini.jpgProvo di seguito a ripercorrere a beneficio di Valls e di quanti si sono pronunciati sul tema le mie modestissime conoscenze di diritto.
I valori fondanti di uno Stato di Diritto corrispondono con le fondamenta del suo impianto giuridico, diversamente avremmo un grosso problema di “schizofrenia istituzionale”. Le fondamenta dell’impianto giuridico dei paesi che l’hanno ratificata è la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo (che tra l’altro trae ispirazione dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino stesa nel 1789 a Parigi durante la rivoluzione) che i trattati europei hanno poi assorbito nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea a cui fa riferimento la Corte di Giustizia dell’UE, supremo organo giudicante per i paesi facenti parte dell’UE, ivi compresa la Francia e ovviamente anche l’Italia. La succitata Dichiarazione recita all’articolo 18: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.”. L’unica limitazione a tali diritti che la Dichiarazione contempla è quella enunciata nell’articolo 29, comma 2 che dice: “Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.” Mentre la Carta recita all’articolo 10, comma 1: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o convinzione, così come la libertà di manifestare la propria religione o la propria convinzione individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti.“. Insomma, direi che l’unico motivo per il quale si possa derogare (in Francia o in Italia) alla libertà di utilizzare capi di abbigliamento che manifestino la propria appartenenza religiosa è che ne sia arrecato danno “alla morale, all’ordine pubblico, o al benessere generale“. Escluso quindi che il burkini o simile abbigliamento possano rientrare in queste eccezioni, le fonti primarie di diritto, a cui le nostre società si ispirano, lasciano libertà ad una donna di vestirsi come vuole, in spiaggia come altrove. E allora? E allora tutto il dibattito che è seguito è stato surreale, in particolare quando si sono pronunciate alti rappresentanti politici italiani e francesi. E’ il sintomo di società europee che stanno un po’ smarrendo le basi culturali e valoriali su cui si sono costruite e che, a forza di radicalizzare tutto, stanno radicalizzando anche valori come la laicità che storicamente si è trovata più spesso semmai a combattere contro il radicalismo religioso. Chiarisco che chi scrive è cosciente che farsi il bagno completamente vestita è molto scomodo ed il fatto che alcune donne si infliggano questa scomodità è sintomo e simbolo delle limitazioni imposte alle donne dal radicalismo religioso, e chiarisco che trovo personalmente che si tratti di una pratica ripugnante. Però sono conscio che la mia personale visione del mondo sia mia e diversissima da quella di molti altri e i succitati elementi fondanti del nostro diritto sono lì per permetterci di vivere in pace anche con coloro i quali hanno costumi che consideriamo inaccettabili (sempre se non travalicano i limiti sopracitati).
naturisti.jpgTra gli abbagliati dal sole d’Agosto devo fare purtroppo rientrare anche l’ottimo (di solito) Luca Sofri che avvicina, in modo francamente acrobatico, la disposizione dei sindaci della Costa Azzurra al modo in cui trattiamo o consideriamo altre pratiche. La prima è la nudità ed il fatto che in molte società moderna vi è la proibizione del mostrare il proprio corpo nudo (che pure molti considerano comunque un atto illiberale); “Il divieto di mostrarsi nudi in spiaggia presente e assai applicato e condiviso nelle nostre società, a partire dal rispetto per le persone che possano sentirsi imbarazzate, infastidite, o addirittura minacciate dalla esposta nudità altrui. Le nostre culture hanno – con sviluppi e modificazioni continue – condiviso un’idea di limite e di “norma” in nome di una sensibilità diffusa e che è loro propria.“. La Dichiarazione dei Diritti dell’uomo appena menzionata include tra i limiti previsti alle nostre libertà per l’appunto la “morale”, che è ciò che rende tollerabile (anche se discutibile, ma non voglio andare fuori tema) la proibizione della nudità, in nome appunto di una sensibilità offesa. Difficile invece sostenere che una persona vestita offenda la “sensibilità diffusa” o che violi la “morale”, almeno quella delle nostre società europee.
Il secondo paragone è ancora più folcloristico nelle sue premesse anche se poi atterra sul fulcro del problema. “Un altro paragone è quello con la cintura di castità, paragone che pone il tema della discriminazione femminile, molto trascurato, mi pare, dai sostenitori della libertà di vestirsi e lasciar vestire come si vuole.” . In realtà la cintura di castità pare essere un falso storico ed oggi tale attrezzo è più che altro simbolo di pratiche erotiche cosiddette BDSM (più volgarmente definite sado-maso). Ma proprio le pratiche BDSM e i vari pronunciamenti giudiziali che ne hanno sempre confermato la liceità, stante che la scelta di tale pratica sia stata fatta in piena libertà, ci conferma che la autolimitazione di un diritto è lecita, e se lo è per chi si arreca dolore, lo è a maggior ragione per cose più triviali quali il costume con cui si fa il bagno.
gendarmi.jpgChe poi quel costume sia il simbolo di una cultura che deprechiamo è un punto condivisibile e invito a scrivere tutto il peggio possibile di quella cultura, ma i sistemi culturali che non ci piacciono si combattono con le idee non con i gendarmi. Combattere un sistema culturale con i gendarmi è l’anticamera dell’autoritarismo, non dimentichiamocelo. Questa è la democrazia liberale, questo è lo Stato di Diritto, questi sono i valori fondanti della nostra società. Il laicismo (con tutto l’apprezzamento che posso tributarvi), così come tutti gli altri costrutti culturali che caratterizzano la nostra società, ne sono conseguenza e vengono, giustamente, gerarchicamente dopo.

5 Settembre 2016

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs