La casta che non c’è più

In questi giorni ho visto più volte sui mezzi di informazione opinionisti di varia natura ed orientamento (moderati come di sinistra) esprimersi su un mistero apparentemente senza spiegazioni: la sparizione della “Casta”. Questo termine era diventato un’espressione sulla bocca di tutti dopo che il noto libro di Stella e Rizzo l’aveva accostato alla classe politica nel suo insieme. Da allora si iniziò a parlare quasi con morbosa ripetitività di questo tema. Perfino il mio parrucchiere sapeva tutto sulla “Casta” e sui costi della politica.
Poi vennero le elezioni e la vittoria di Berlusconi alla terza esperienza di governo per un totale di 6 degli ultimi 14 anni, insomma non certo un novellino. Sta di fatto che da allora la Casta è sparita sia dalla tv e dai giornali. Nonostante alcune delle limitazioni introdotte da Prodi all’abuso di voli ministeriali siano state abrogate dal nuovo governo, nonostante la classe politica abbia introdotto o abbia intenzione di introdurre provvedimenti tesi a sottrarsi al controllo degli elettori (lodo Alfano, intercettazioni, abolizione della preferenza, immunità parlamentare), nessuno o pochissimi si scandalizzano e risfoderano il termine “Casta”. Sicuramente la sparizione del tema Casta dai media berlusconiani è spiegabile con l’avvicendamento a capo del governo e con l’ovvia censura esercitata in merito, ma come spiegare che anche quotidiani più indipendenti o addirittura schierati a sinistra abbiano abbandonato questo tema? L’impressione è che le televisioni possedute o lottizzate da Berlusconi facciano da cassa di risonanza dell’informazione anche verso chi è di sinistra e magari legge La Repubblica. Questo perché un titolo a nove colonne su un argomento che i telegiornali non hanno nemmeno sfiorato è percepito come estremista e radicale e chi si riconosce in posizioni moderate non si può spingere a tanto senza saltare in ciò il fosso. I giornali se ne rendono conto e cercano di allinearsi onde non perdere lettori.
Nella sostanza l’informazione italiana è la ripetizione, con diversi toni e punti di vista, dello stesso canovaccio scritto dai maggiori telegiornali. Pochi davvero sono i quotidiani che steccano dal coro ed hanno comunque una tiratura talmente limitata da non costituire un dato significativo. Il resto è costituito da un gruppo di musicanti che, a seconda dei tempi dettati dal direttore d’orchestra, suona la musica dell’emergenza sicurezza, della Casta o invece degli incidenti sulle strade, dello scandalo del calcio, del gioco dell’estate. Non stupiamoci della sparizione di certi temi da tutte le fonti di informazione: evidentemente è successo solo che il direttore aveva cambiato spartito.

26 Settembre 2008

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