La giornata dell’oblìo

Domenica scorsa 22 Maggio è stato un giorno importante per un piccolo paese come l’Austria che, con una straordinaria impennata di orgoglio civile, ha vanificato la vittoria al primo turno del Freiheitliche Partei e eletto presidente un uomo dalla storia familiare interessante, e di visioni totalmente contrarie sia in termini di integrazione sociale che di europeismo. E’ stato un successo che ha fatto tirare un sospiro di sollievo a quella parte dell’Europa che sentiva agitarsi di nuovo, su quel piccolo paese, lo spettro di un passato con cui non avremmo voluto dover di nuovo fare i conti. Difficile dire se sarà una svolta o solo un episodio in controtendenza all’interno di un inarrestabile processo di rimedievalizzazione dell’Europa. Sta di fatto che quel giorno io e la mia famiglia abbiamo fatto una gita a Gressoney, in Val d’Aosta, per visitare il Castel Savoia. Durante la gita mi sono successe un paio di cose che ho trovato molto significative.
640px-forte_di_bard_8.jpgLa prima è capitata mentre passavamo davanti al Forte di Bard. Mia moglie ed io abbiamo spiegato a nostra figlia (di cinque anni) cosa ci facesse lì una fortezza e perché un tempo fosse così importante dominare dall’alto una vallata alpina. Nostra figlia ci ha subito chiesto se anche oggi ci fossero persone armate che scendono dalla valle e io le ho spiegato che non ci sono più perché alcuni anni fa, dopo la più grande guerra che ci sia mai stata in Europa, i paesi del continente hanno deciso di non farsi più la guerra e di vivere in pace. Vedendola poi un po’ perplessa ho aggiunto: “Sì, lo so. Non ci voleva una grande furbizia per arrivarci. Però spesso le persone sono molto sciocche e non ti devi stupire che ci abbiano messo migliaia di anni per capire quello che a te sembra ovvio“. Non ho avuto cuore di spiegare a nostra figlia che ci sono milioni di persone in giro per l’Europa che vorrebbero tornare a quei tempi e che non capiscono quello che è evidente ad una bambina di cinque anni: vorrei che conservasse ancora un po’ di fiducia nelle persone.
img_20160522_164250.jpgIl secondo episodio è avvenuto durante la visita al Castello. La guida, un signore di mezz’età dal carattere piuttosto pugnace ma dall’ottima preparazione, stava spiegando la storia del Conte Umberto Biancamano (capostipite della famiglia Savoia) e ha menzionato il fatto che era originario della vallata di Maurienne. Una signora interviene piccata, dicendo: “Ma come! Allora non era italiano?“. La guida con condiscendenza le risponde: “Signora, l’Italia nasce nel 1861.“. Come a dire: prima di allora il concetto di Italia e di italiano era assai vago… Insomma, è proprio vero che chi cerca di convincerci che sia una buona idea rialzare delle barriere fittizie, come quelle che separavano le nazioni europee, ha un unico grande alleato, senza il quale non avrebbe speranza di vincere: l’ignoranza.

29 Maggio 2016

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