Anche a Rivarolo lo Stato non arriva (e quando arriva fa danni…)

rivarolo-scuola-vallauri.jpgIl Canavese è tornato alla ribalta delle cronache dopo le vicende delittuose di Castellamonte, questa volta per fatti un po’ meno drammatici, ma che di nuovo ripropongono la latitanza delle nostre istituzioni di fronte ai drammi più o meno gravi della nostra vita quotidiana. Questa volta la protagonista è una scuola primaria (elementare si diceva una volta) di Rivarolo alle prese, come tante altre, con le difficoltà con il “sostegno”, ovvero il supporto agli alunni affetti da qualunque genere di disabilità, una difficoltà divenuta strutturale nella scuola italiana da quando la allora ministra Gelmini ridusse drasticamente le ore di sostegno erogate.
Succede che all’inizio dell’anno scolastico 2015-16 un bambino iscritto al primo anno manifesti i sintomi della sindrome di Asperger, mai diagnosticata prima. La scuola si muove immediatamente inviando una richiesta di assegnazione di un insegnante di sostegno il 16 Novembre 2015, nonostante una circolare dell’Ufficio Regionale dichiarasse che le richieste pervenute oltre il 30 Ottobre non sarebbero state prese in considerazione.
L’Ufficio scolastico di Torino ignora la richiesta e le insegnanti rimangono sole in classe a gestire il bambino. Si arriva a Marzo, in una situazione di crescente difficoltà per le insegnanti della classe, che devono occuparsi parallelamente del bambino e della didattica e un giorno un’insegnante, esasperata, decide (contro ogni regola professionale), al momento dell’uscita da scuola, di far entrare nell’istituto i genitori insieme ai bambini, spiegando loro la situazione, con una decisione certamente irresponsabile ed inadeguata, ma specchio di un disagio ormai intollerabile. Scatta una denuncia ed ecco arrivare le truppe di tv e giornali pronte a dare eco all’evento. Ecco che allora, proprio come accaduto a Castellamonte, le istituzioni improvvisamente si palesano e lo fanno però con tutta la loro arroganza e inadeguatezza. Inizia il direttore dell’ufficio scolastico Antonio Catania che giura che a Torino non è arrivato nulla.
Poi forse qualcuno si avvede che qualcosa in realtà era arrivato ed ecco allora scendere in campo il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale Fabrizio Manca che rettifica quanto affermato dal collega, ammettendo che la pratica era in effetti arrivata ma incompleta, sottintendendo che evidentemente il suo ufficio è talmente efficiente da aver bisogno di cinque mesi per accorgersi che una pratica dall’evidente urgenza è incompleta. Lo stesso ineffabile Manca aggiunge: «Da agosto abbiamo autorizzato oltre 2.000 posti di sostegno in deroga agli organici in tutto il Piemonte. Avremmo autorizzato anche questo». Viene da chiedersi chi avesse allora firmato la circolare sopramenzionata in cui si poneva un limite inderogabile invece al 30 Ottobre. fabrizio-manca.jpgLo stesso Manca chiosa con:«Questa vicenda ha mostrato l’incapacità da parte della scuola di farsi carico di questa situazione». L’ufficio scolastico annuncia inoltre la creazione di una taskforce di commissari per indagare sulla vicenda, annuncio giunto alla scuola solo tramite i giornali, scuola alla quale i commissari annunciati non sono mai giunti. Insomma in poche dichiarazioni i due direttori sono riusciti a condensare tutto il meglio della burocrazia italiana: inefficienza, mancanza di controllo, arroganza, annunci a cui non fa seguito alcuna azione concreta e scaricabarile selvaggio (sui meno tutelati) quando si tratta di ricercare le responsabilità.
Sta di fatto che le granitiche procedure che hanno portato il sonnolento Ufficio Scolastico torinese a scoprire dopo cinque mesi che la pratica era forse incompleta sono state tutte improvvisamente superate e il bimbo, la sua classe e la scuola di Rivarolo hanno avuto finalmente la tanto sospirata insegnante di sostegno. Certo l’insegnante che alla fine è arrivata è una neodiplomata senza nessuna esperienza di insegnamento ma anche questo fa parte di quello strano mondo che è la scuola italiana.
La morale di questa vicenda è ancora una volta che l’unico modo per far emergere le proprie esigenze nell’Italia di oggi è finire su giornali e tv, ma è anche che quelle istituzioni dalle quali spesso ci sentiamo, come cittadini, abbandonati sono purtroppo talmente disabituate a rendere conto delle proprie azioni che, anche messi di fronte alle proprie responsabilità, lungi dall’autocritica, sanno solo mostrare il loro lato peggiore, sommando all’incapacità l’arroganza. L’apparato dello Stato sarà sicuramente pieno di persone che timbrano in mutande o che scavalcano i tornelli, ma se tutto ciò succede è anche perché ci sono persone che dall’alto dei loro ruoli dirigenziali tollerano tutto questo, tranne poi lanciare accuse a casaccio quando colti in fallo.

21 Marzo 2016

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