Un partito imbarazzante

matteo_orfini_daticamera.jpgCome lo vogliamo chiamare altrimenti un partito che dà dei mafiosi ai propri elettori? E’ quello che ha fatto Matteo Orfini, Presidente del PD, in una recente maldestra dichiarazione. Commentando infatti la scarsissima affluenza alle urne delle primarie romane, l’uomo che Renzi ha individuato come commissario del PD romano, ha spiegato che alle precedenti primarie romane del 2013 (dove pure l’affluenza non fu esaltante) avevano in realtà votato “le truppe cammellate di Mafia Capitale”: questo, secondo Orfini, spiegherebbe l’affluenza più alta in quell’occasione. Non starò qui a ripetere cosa penso della vicenda Marino e della maniera, a mio avviso ridicola, con la quale il vertice del partito l’ha gestita. Qualunque opinione si possa avere su Marino, non si può non capire quegli elettori (alcuni li conosco) che nel 2013 andarono in buona fede a votare massicciamente per un candidato sindaco per vederlo, un’anno e mezzo dopo, liquidato dallo stesso partito che lo aveva proposto, per una ridicola vicenda di cene in trattoria. Definire quegli elettori “Le truppe cammellate di Mafia Capitale” non può avere altro effetto che quello di indurli non solo a disertare le primarie, ma a votare per qualcun altro alle elezioni, cosa che certamente farei io se fossi romano. Non voglio infierire su Orfini, si tratta evidentemente di un personaggio inadeguato al suo ruolo, come dimostrato già in molte altre occasioni. Il problema non è Orfini, il problema è quello dei leader che puntano tutto sul proprio carisma, come fa Renzi, e che quindi finiscono per circondarsi di uomini “fedeli” per confermare l’aura di infallibilità che il carisma alimenta. Il problema non è solo quello di un partito che, nato con l’ambizioso aggettivo democratico, si sta sempre più allineando al modello di partito autocratico o oligarchico che sembra andare per la maggiore nella politica italiana: minimizzando, emarginando e diffamando le posizioni dissenzienti che invece dovrebbero essere la ricchezza di chi si definisce democratico. Il problema però è anche che, purtroppo per Renzi, la fedeltà spesso non va d’accordo con l’intelligenza e con la capacità e questo sembra davvero ciò che affligge, più di ogni altra cosa, il PD di oggi.

13 Marzo 2016

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