A Castellamonte lo Stato non arriva

castellamonte.jpgLa storia che agita da settimane una piccola cittadina del Canavese molti forse la conosceranno già e non vorrei qui ripeterla. Provoca non poco disagio assommarsi all’esercito di opinionisti che parlano di una persona che non hanno mai conosciuto, quando quella persona l’hai conosciuta, anche se l’hai incontrata una volta sola e il resto sono racconti di chi invece l’ha conosciuta davvero di persona. Però ci sono aspetti di questa storia che vorrei ripercorrere con il lettori di questo blog. La storia inizia una decina di anni fa in una scuola media della cittadina, dove il Gabriele che oggi campeggia su tutti i notiziari è un ragazzino turbolento ma con uno charme non comune alla sua età, che lo rende il classico rubacuori inafferrabile, in grado di conquistare e abbandonare a distanza di pochi giorni ogni sua coetanea e non solo. Gabriele è la disperazione dei docenti e colleziona una nota dopo l’altra sul registro. Così un giorno, quando il registro di classe sparisce, tutti pensano sia stato lui. Si cerca il responsabile, circola qualche minaccia di sanzioni esemplari, ma alla fine tutto cade nel dimenticatoio, senza che il registro faccia più la sua comparsa e che nessun provvedimento sia preso. Nella sua classe c’è Gloria, insegnante di sostegno di una compagna di Gabriele; lì si conoscono e di lì nascerà tutto: il momento in cui si riincontreranno, lo strano rapporto che si instaura tra i due, strano non tanto per la differenza di età, quanto per la differenza tra un ragazzo all’apparenza bulimico di esperienze e di sensazioni e una donna all’apparenza così riservata e austera. Poi la promessa di vita in Costa Azzurra, i risparmi della famiglia di Gloria finiti in una valigetta, l’apparente sparizione di Gabriele e infine la denuncia che Gloria sporge nell’Ottobre del 2015. Tre mesi dopo giunge la sparizione di Gloria e, dopo lunghe ricerche, la tragica scoperta e la confessione di Gabriele. Nel frattempo emergono altri eventi poco chiari nella inquieta vita di Gabriele che oggi è in carcere insieme al suo complice Roberto.
Non mi interessa approfondire qui ulteriormente la vicenda né il profilo dei protagonisti, come già sottolineato lo stanno facendo in mille meglio di me. Mi interessa però sottolineare quello che trovo il grande assente di questa vicenda, dal suo inizio alla sua conclusione e forse anche dopo: la società, lo Stato, le istituzioni. Questa storia sembra la storia di poche persone che galleggiano in una bolla di sapone, in cui ci sono solo loro e nessun altro. Non c’è nessuno che controlla, nessuno che verifica, nessuno che sanziona. Il registro sparisce e nessuno sa chi è stato, nessuno viene punito. C’è una denuncia per truffa, non cinquanta euro col gioco dei bussolotti, ma 187mila euro, eppure quella denuncia rimane in un cassetto, finché Gloria non sparisce e soprattutto finché la vicenda non finisce in televisione. Questa è la parte della vicenda che personalmente mi fa più paura. Una persona viene raggirata da due balordi, va a denunciarli e questi hanno tre mesi di tempo per decidere come e quando far sparire quella fastidiosa donna, senza che nessuno pensi sia opportuno fare due chiacchiere con i presunti truffatori, senza che nessuno senta il bisogno di proteggere una persona che aveva avuto il coraggio di andare a denunciare quello che sarebbe diventato il suo assassino. La conclusione agghiacciante non è che il mondo è pieno di criminali psicopatici, questo lo sapevamo già. La conclusione è che contro i criminali psicopatici nessuno ti protegge, non la società, non lo Stato, non le istituzioni! dscn6595.JPGC’è chi invoca giustizia contro i borseggiatori, contro gli spacciatori, contro chi non timbra il biglietto sull’autobus. Ma qui parliamo di gente con nome e cognome che svuota il conto corrente di una famiglia senza che nessuno si muova. Non servono 187mila euro sottratti, non serve una denuncia, non servono altri precedenti che oggi si scoprono uno dopo l’altro ma di cui fino a ieri nessuno sapeva nulla; se qualcuno ti porta via i risparmi di una vita e vai a denunciarlo rischi solo di fare una brutta fine come Gloria. Come fai a lamentarti se le persone non credono più nello Stato, non credono più nel “contratto sociale”, se molte aree del paese sono dominate dalla malavita? Noi tutti ci nutriamo di idee progressiste, non bisogna farsi giustizia da soli, bisogna credere nello Stato e nelle istituzioni. Gloria ci ha creduto e ha pagato questa fiducia con la vita. Quante altre Gloria dovranno morire prima che ci convinciamo che è ora che lo Stato riprenda a svolgere la propria funzione? Se solo qualcuno avesse raccolto la denuncia di Gloria, avesse chiesto ragione a Gabriele di quei 187 mila euro, o magari, molti anni prima, qualcuno avesse detto quello che sapeva sulla sparizione del registro di classe, se qualcosa o qualcuno avesse suggerito a Gabriele che quella sua sensazione di onnipotenza era sbagliata e malata, forse Gloria oggi sarebbe ancora qui tra noi. 

26 Febbraio 2016

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