La vera difesa dei valori occidentali

pierre_bourdieu.jpgNel lontano 1979 Pierre Bordieu ne “La distinzione” così descriveva un determinato tipo sociologico: “L’anarchismo umanitario e un po’ lacrimoso che può prolungarsi oltre l’adolescenza in certi bohémiens barbuti, si trasforma molto facilmente, con l’età, in un nichilismo fascistizzante, nel rimasticamento e nella ruminazione degli scandali e dei complotti“. Questo profilo che forse nel 1979 sembrava molto settario e marginale nel 2015 sembra diventato quello che caratterizza questa epoca e la trasformazione che Bourdieu descrive in un individuo sembra essersi attuata nell’intera società. Se infatti quel profilo corrispondeva allora all’individuo deluso da una traiettoria sociale declinante, oggi che una traiettoria declinante sembra averla imboccata l’intera società occidentale, non è strano che quel profilo diventi così rilevante, per non dire maggioritario, nel nostro contesto. E’ il profilo dei tanti che sui social network sfoggiano un busto del duce o una frase di Putin, una bufala sui parlamentari che si aumentano lo stipendio o uno stemmino anti-europeista, quelli che commentano in modo aberrante un fatto di cronaca che ha visto un rom come protagonista. E’ un nichilismo che attacca tutti i simboli di quella speranza che a molti sembra andata infranta in occidente: la democrazia, la convivenza pacifica, la solidarietà, il welfare, l’Europa unita, la politica, l’alternanza tra destra e sinistra, l’idea del progresso come traiettoria irreversibile. Il Front National, la Lega Nord così come il Movimento Cinque Stelle attingono con sfumature diverse a questo stesso nichilismo. Ma è in realtà qualcosa che permea l’intero quadro politico. Leggevo qualche giorno fa un’intervista a Fabio de Masi, europarlamentare tedesco di origine italiana del partito Die Linke. Riporto per i più frettolosi i passi più qualificanti: “la democrazia è ancora radicata negli stati nazionali.“, “Più Unione Europea significherebbe più Angela Merkel.“, “Se la UE fosse seria nel combattere il terrore, farebbe qualsiasi cosa per ottenere una risoluzione pacifica del conflitto.” e gran finale: “Abbiamo bisogno di un populismo di sinistra, nel senso che è necessario essere popolari nei confronti della “main street”, la strada maggiore del popolo“. In definitiva: luoghi comuni, populismo, nazionalismo, eurofobia e, fidatevi, nemmeno una traccia di un’idea di come si vorrebbe sia l’Europa del 2050. Se questa è la sinistra radicale europea quella moderata è oggi in Italia quella di Renzi e Nardella che lanciano il partito della Nazione, che negli intenti dei suoi promotori vorrebbe superare la vecchia dialettica della contrapposizione di destra e sinistra per promuovere evidentemente un sistema politico a partito unico, caro a tradizionali modelli autoritari.
E’ un nichilismo, quello di cui sto parlando, che, laddove sia chiamato a schierarsi, si traveste spesso da conservatorismo, allorquando esplicitamente richiama modelli premoderni, ma che indossa altre volte panni giacobini quando invoca presunte rivoluzioni, che mandino in soffitta i modelli consolidati, ma in assenza di scenari alternativi praticabili, anche questi ultimi impeti sfociano in nulla di più che dei modelli che riproducono il passato, pur ridipinti e rielaborati per sfuggire ad accuse di conservatorismo. La decrescita felice suona interessante, ma si accoppia troppo spesso ad una nostalgia del come eravamo ed un’assenza di modelli che superino quello attuale, per non suonare come una conservazione sotto dissimulate spoglie.
Dopo gli attentati di Parigi si è sentito dire spesso che dobbiamo difendere i “valori occidentali”. Ma pochi si chiedono quali sono davvero i valori occidentali. Che cosa accomuna un finlandese, con un italiano o un portoghese con un greco? Non certo i crocifissi, i canti natalizi o altri simboli di una tradizione cristiana in cui sempre meno cittadini europei si riconoscono esplicitamente. Ciò che li accomuna è un corpo di valori etici, alcuni dei quali certo derivano dalla religione cristiana, ma non tutti e non solo: c’è ad esempio un’idea di società in cui a tutti sia garantita una vita dignitosa, composta da individui che hanno tutti gli stessi diritti e doveri indipendentemente da censo, origini, convinzioni politiche o religiose, in cui le gerarchie si basino sul merito e non sull’eredità, in cui le controversie si regolino in base ad un corpus legislativo e non all’arbitrio o alla legge del più forte, un’idea della società che chieda di più a quelli che di più possano dare. jeanmarie-marion-marine-lepen.jpgIl problema è che chi oggi i primi a non difendere e anzi a tirare una riga sopra a questi valori occidentali sono proprio una parte dei cittadini dell’Occidente, anzi mi pare chiaro che ai valori occidentali credano oggi, più di molti di noi, i tanti abitanti del resto del mondo che per valori simili combattono in società che spesso li negano. Noi invece viviamo un’epoca di profonda sfiducia in quei valori che ci hanno fatto da guida negli scorsi decenni. Non a caso nei discorsi di chi vive questa sfiducia un personaggio come Putin riesce, nel suo autoritarismo dissimulato (male), a riscuotere popolarità, proprio perché se ne apprezza l’anti-occidentalismo, non solo in termini politico-diplomatici ma anche valoriali. D’altronde se leggiamo il programma del Front National, ma anche quello della Lega, dei valori sopra descritti non troviamo traccia. E’ profondamente simbolico che il leader dello stesso Front National Marine Le Pen sia tale in quanto figlia del suo predecessore Jean Marie, e sua nipote ventiseienne Marion si propone già ora fin d’oggi come “erede al trono”, in spregio, appunto al principio di non-ereditarietà delle cariche, una delle basi della modernità occidentale.
Il recente esito del ballottaggio in Francia ha però dimostrato che in Europa ci sono molti che a quei valori ancora credono e forse spesso non vanno più a votare proprio perché nemmeno le forze politiche che a parole quei valori propugnano ancora, sembrano avere più la forza per proporre con convinzione e credibilità una via d’uscita dalla stagnazione attuale che non suoni come un ritorno al passato, che non neghi quei valori. Ho l’impressione che se quelle forze politiche non vogliono cedere ai Le Pen o a Salvini, a quello che qualcuno definisce l”ISIS di casa nostra“, anziché proporne versioni succedanee come fa Renzi, farebbero bene a provare a fare una cosa ovvia per delle forze politiche, ma straordinaria in questi tempi di stagnazione delle idee. la-liberta-che-guida-il-popolo-delacroix.jpgProporre un’idea di società, l’idea di come dovrà essere la società del 2050 e come a quella società potremo arrivare. Un nuovo sogno, un nuovo obiettivo, forse non roseo come quelli passati, ma comunque un traguardo che chi vuole governare questo continente non può non porsi. Il Venezuela, il paese considerato meno democratico del Sud America ha appena inflitto una grossa sconfitta al Presidente in carica Maduro,  che aveva avuto in eredità la carica dall’autoritario Chavez; in Myanmar la democrazia di Aung San Su Kiy ha trionfato, la piccola Hong Kong sembra resistere insospettabilmente all’autoritarismo cinese. In definitiva, mentre il resto del mondo taglia traguardi, una parte dell’occidente sembra ansioso di tornare al punto di partenza, di dare la colpa del declino attuale ai valori fondanti della nostra società. E’ proprio qui, molto più che in Siria, che dobbiamo difendere i “valori occidentali”, è qui che si combatte una battaglia fondamentale per ridare fiato a quei valori, una battaglia nella quale i colpi più fatali ai “valori occidentali” non sono certo gli sporadici attentati terroristici, ma sono semmai i discorsi con i quali ogni giorno i vari Donald Trump, Matteo Salvini, Marine Lepen, Miloš Zeman, Viktor Orbán e tanti altri, quei valori offendono e calpestano. E’ una battaglia che dobbiamo combattere con le idee, con la convinzione che “i valori occidentali”, che solo occidentali ormai non sono più, rappresentano ciò che di meglio l’uomo abbia escogitato per rendere vivibile e armoniosa una società e che val la pena di difenderli sempre e comunque.

27 Dicembre 2015

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