Dai diamanti non nasce niente

Genova - Attraverso la Porta dei Vacca si accede a Via del CampoCosì cantava De André nella celebre canzone Via del Campo, in una strofa che proseguiva con “Dal letame nascono i fior”. Ci sono una paio di episodi occorsi alla mia famiglia nel passato non troppo remoto che mi hanno riportato alla mente questa frase e che vorrei qui raccontare.
Il primo accade a Barcellona, nell’estate 2014. Sono con la mia figlia sul Passeig de Gràcia (la via dello shopping e delle celebri case di Gaudì) nel tardo pomeriggio. La bimba sta dormendo sul passeggino e io, nell’attesa che il resto della famiglia ci raggiunga, mi siedo su una panchina tenendo il passeggino accanto a me. Dopo qualche minuto si avvicinano alla panchina due tizi. Prima ancora di sentirli parlare li riconosco dalla caratteristica spensierata cafonaggine: sono due italiani in vacanza. Indossano abiti firmati e paiono reduci da acquisti nei costosi negozi del circondario. Si siedono sulla panchina vicino a me e uno dei due accende una sigaretta il cui fumo va ovviamente verso il passeggino dove mia figlia dorme tranquilla. Li guardo con tutto il disprezzo possibile. Non capiscono. C’è un’altra panchina libera pochi metri più in là. Mi alzo scuotendo la testa e sposto me e il passeggino fino alla nuova panchina. I due mi seguono con uno sguardo assente per pochi secondi, poi riacquistano la loro italica spensieratezza.
Il secondo episodio accade a Torino, nell’estate scorsa. Stiamo passeggiando con la mia famiglia sotto i portici di Via Cernaia quando mia figlia lamenta di avere un sassolino nella scarpa. La facciamo sedere su una panchina per toglierla. Si avvicinano due tizi: hanno entrambi gli occhi a fessura, l’andatura barcollante e una bottiglia di Moretti aperta in mano. Li seguo con un minimo di preoccupazione quando si siedono accanto alla bambina. Uno dei due infila la mano in una tasca e ne estrae un pacchetto di sigarette. L’altro si volta verso di lui con occhi sbarrati e gli dice: “Nooo, cosa fai? Non vedi che c’è la bambina?”. Il primo chiede scusa e ritira il pacchetto.
Ci sono tante volte che la realtà contraddice la diffusa idea per la quale chi ha una vita agiata sia probabilmente più incline a condotte in linea con i modelli comportamentali correnti. Sembrerebbe normale e razionale che quelle regole di convivenza che assicurano la stabilità e l’ armonia della nostra struttura sociale ricevano maggiore considerazione e rispetto da chi più si giova di quella stessa struttura sociale. I due casi narrati, per quanto curiosi, non possono da soli indicare una regola diversa, ma è esperienza comune che i comportamenti più arroganti, irrispettosi degli altri, vengano più spesso dalle classe dominanti che da quelle sottomesse.
Probabilmente per molti, nonostante la rivoluzione francese sia destinata a festeggiare tra qualche mese duecentoventisette anni, l’ordine sociale è ancora qualcosa di scontato e di immutabile e, come tale, non c’è motivo di preoccuparsi della sua tutela. E’ il classico personaggio che, fermato dal vigile per un’infrazione, lo apostrofa con il celebre “Lei non sa chi sono io”, senza capire che se è “io” è perché c’è un ordine sociale, grazie al quale per qualche strano motivo è diventato “io”, ordine che le regole che ha violato sono lì a tutelare. E’ forse la stessa scarsa considerazione per l’importanza della salute del nostro assetto sociale che rende la classe media italiana un soggetto più spesso passivo che attivo nelle trasformazioni della nostra società. Nella contraddizione opposta talvolta cadono gli ultimi, quelli che in teoria potrebbero sentire lo stesso ordine sociale come un nemico, dei quali sentirsi vittima, e invece costoro finiscono talvolta per accettarne le regole di fondo più di altri, forse in un tentativo estremo di autoriscatto. E’ come se il miglior modo per recuperare lo spirito e il valore del vivere sociale fosse quello di starne ai margini.
Sia come sia, questo è proprio il genere di contraddizioni che mi porta a trovare sempre abbastanza ridicolo chi si nutre di categorizzazioni e di pregiudizi.

13 Novembre 2015

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