L’Italia nuda come sempre

Quando otto anni fa inaugurai questo blog, assegnai alla sezione sull’attualità italiana questo titolo, perché ritenevo e ritengo che l’immagine mutuata da De Gregori dell’Italia che rimane alla fine nuda a mostrare tutte le sue vergogne, sia molto significativa per un paese che insegue sempre la sua passata gloria, ma che si ritrova sempre, alla fine, davanti alla propria mediocrità. Non c’era stata ancora però una vicenda che avesse richiamato così fortemente in me questa immagine quale quella della liquidazione del sindaco Marino, una vicenda che sembra scoprire tutti insieme i vizi della società italiana.
ignazio-marino.jpgRivelatasi negli ultimi giorni una sorta di bufala la questione degli scontrini, nell’opinione pubblica italiana, che per mesi ha assistito passiva al linciaggio mediatico del sindaco della Capitale, si è diffusa, con toni bassi e molti distinguo, la considerazione che il vero motivo per il quale Marino è stato spinto (da una campagna di stampa multipartisan mai vista prima) alle dimissioni è che a forza di schiacciare piedi il chirurgo si è fatto troppi nemici. Mi pare invero che questa sia la considerazione più scontata e banale si possa fare sulla vicenda. Vedere TG4, Repubblica e Fatto Quotidiano far convergere il proprio fuoco più pesante su un unico obiettivo è forse un caso unico nella storia del nostro paese e solo un ragguardevole esercizio di ingenuità può non far cogliere questa evidenza. E’ chiaro che in un paese in cui dare le pacche sulle spalle, i contentini, trovare la via per compromessi e patti nascosti non è una strategia ma è l’unica strategia possibile, chi sia abituato ad andare dritto per la sua strada abbia la vita dura. Forse però anche il più critico nei confronti del nostro paese non pensava che potesse diventare così dura e che il sistema politico che governa il nostro paese potesse, con tanta arroganza, sostituire l’organo sano in un corpo malato tra l’indifferenza degli uni e addirittura il plauso degli altri, ma anche tra lo stupore delle fonti informative internazionali i cui pregiudizi nei confronti dell’Italia hanno trovato in questa vicenda lampanti conferme.
In questa vicenda è soprattutto difficile capire chi si salva e chi più verrà penalizzato dall’opinione pubblica, da quella che sostiene ancora Marino (e pare non siano pochi).
marino-e-renzi.jpgNon si salva certo quel partito, il PD, che si è presentato negli anni del berlusconismo come l’alternativa europea e progressista al modello da basso impero di Arcore e che mai come in questa vicenda ha dimostrato invece una piena continuità con una tradizione di astensione, tipica dei governi che si sono succeduti in Italia negli scorsi decenni, da ad ogni intervento che non colpisse le categorie più deboli ed indifese della scala sociale, nel rispetto di una tradizione di vicinanza e compromesso con quei grumi di potere che tengono il paese sotto una campana di sottosviluppo. Le recenti vicende legate ai tagli alla Sanità testimoniano come le risorse che alla politica sono rimaste sono le solite: il taglio ai servizi, in una sorta di bandiera bianca rispetto alle aspettative di modernizzazione e di messa in efficienza del nostro apparato dello Stato, aspettative frustrate anche dal fallimento degli obiettivi della “spending review”. Liquidare un proprio candidato non è mai una mossa particolarmente accorta: farlo quando riscuote ancora molta fiducia tra il proprio elettorato e per motivi francamente oscuri ai più è un autogol colossale. La mia impressione è che Renzi abbia sopravvalutato l’impatto dell’ondata mediatica, pilotata dai grandi gruppi editoriali. Nell’era dei social network (e forse anche prima) c’è sempre ancora un certo livello di indipendenza di giudizio nell’opinione pubblica con cui si deve fare i conti e al momento i conti per Renzi non tornano.
marcia-destre-romane.jpgNe esce diversamente, ma altrettanto, male la destra romana che, incapace di rinnovarsi, è stata capace di mandare avanti i vessiliferi di coloro i quali avevano saccheggiato l’Urbe fino al 2013 a contestare Marino per cose tipo il permesso ZTL scaduto o l’auto parcheggiata in un posto riservato ai senatori (che peraltro Marino era, fino alla nomina a sindaco). Vedere la Meloni, non poco legata all’ex-sindaco Alemanno, indagato per Mafia, presentarsi come il rinnovamento può far solo ridere. I legami che l’inchiesta di Mafia Capitale ha manifestato tra alcune aree dell’informazione romana, il malaffare e gli ambienti politici ha in qualche modo smascherato l’identità dei contestatori di Marino e qualificato la genuinità di tali istanze. Ma una parte dell’opinione pubblica pare disinteressarsi di tutto ciò, guardando solo quello che gli dicono di guardare.
movimento-cinque-stelle-con-forza-nuova.jpgNe esce molto male anche il Movimento Cinque Stelle da molti punti di vista. Certamente l’essersi prestato a sostenere una manovra di palazzo con il ridicolo esposto degli scontrini non qualifica positivamente la genuinità del suo battersi per una politica pulita. Anche in termini di strategia elettorale non sembra aver fatto una mossa molto accorta. Di sicuro il Movimento Cinque Stelle ha perso l’ennesima occasione di riconciliarsi con quell’elettorato di centro-sinistra, critico nei confronti di Renzi, della cui protesta il Movimento Cinque Stelle potrebbe giovarsi, se non perdesse occasione per fotocopiare le sue posizioni su quelle della Lega.
Non ne escono bene la sinistra del PD e la sinistra radicale prontissima a sfilarsi da Marino nel momento in cui si è resa conto che sarebbe stata l’unica a difenderlo. Di tante battaglie perse che la sinistra ha combattuto, forse questa è quella che valeva la pena di combattere sino alla fine, è vero che Marino non è un uomo di sinistra e aveva fatto cose che in Italia appaiono ancora non di sinistra, come imporre controlli contro l’assenteismo o l’orario di lavoro dei dipendenti comunali, e altre che non lo sono affatto come la sua posizione sulla vicenda della chiusura del Colosseo, ma ancora una volta chi guida quest’area politica ha perso l’occasione di dimostrare di saper guardare al di sopra delle contrapposizioni ideologiche, quando in gioco c’è la democrazia e le sue regole del gioco.
Ne esce molto male anche quella parte dell’opinione pubblica che ha dimostrato sì quel minimo di lucidità sufficiente a capire cosa e successo e perché, ma che, nonostante ciò, si affretta a precisare che comunque Marino è antipatico, spocchiosonon ha capacità comunicative, eccetera. Non starò qui a dire che non è vero, magari Marino è pieno di difetti, ma ogni evidenza di questa vicenda suggerisce anche ai meno avvertiti che anche il più simpatico, meno spocchioso e più bravo dal punto comunicativo dei sindaci sarebbe finito come Marino e allora ogni distinguo suona solo come un tentativo di distogliere l’attenzione dai motivi reali della conclusione della vicenda e come un’alibi per quella parte dell’opinione pubblica che ha vissuto senza ribellarsi quanto accaduto.
Oggi Marino sembra voler rovesciare il tavolo, ritirando le sue dimissioni e mettendo il partito che lo aveva fatto eleggere, e che ora lo scarica, nell’imbarazzante condizione di dover spiegare ai suoi elettori (o ex-elettori) perché. E le goffe uscite di Orfini di questi giorni non fanno che confermare il terrore che nel PD si è diffuso. Riuscirà l’opinione pubblica italiana a trovare in Marino il paladino che gli offra una via di riscatto? Mi permetto di essere scettico. Temo che alla fine una delle forze sopracitate conquisteranno la Capitale e si sterzerà bruscamente verso il passato.
manifestazione-promarino.pngC’è una forza che ogni giorno, anche di fronte alle più nere delusioni, ci spinge a crederci ancora, a guardare al futuro con ottimismo e con la profonda convinzione di poter migliorare il presente. Nonostante tutti i segnali contrari che la vita ci dà quella componente della nostra psiche sta lì pronta a cogliere qualunque debole segnale come il possibile inizio della riscossa. Come le persone anche gli organismi sociali sono percorsi da una simile energia ed è un’energia che spesso muove le società alle più repentine evoluzioni. È un’energia che ha pervaso spesso nel passato il sottoscritto e che mi spinge a chiudere spesso i miei pezzi con una nota di speranza, indicando un possibile cammino di riscatto. Questa volta non ci provo nemmeno.

28 Ottobre 2015

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