Una sofferenza prevista

Per chi era consapevole che lo Zenit non è una squadra di astronomi che giocano a calcio a tempo perso ma è una delle formazioni più forti in Europa in questo momento, l’esordio nei gironi di Coppa dei Campioni della Juve è stato quello che si prevedeva: una partita di sofferenza e di sacrificio. Per gli altri è stata una partita probabilmente deludente ma gli si può solo suggerire di informarsi la prossima volta, prima di venire allo stadio.
La sofferenza iniziava da subito: la Juve pativa il ritmo forsennato e la mobilità del centrocampo russo e non riusciva a trovare altra soluzione che lanci lunghi non sempre precisi e sui quali non sempre David riusciva a fungere da punto di riferimento. Quando poi ripartiva lo Zenit faceva decisamente male, anche perché Zdenek si faceva subito infilare un paio di volte sulla sua fascia. Uno dei buchi del ceco generava un cross sul quale la sponda di Arshavin liberava tutto solo al tiro Denny che fortunatamente spediva fuori. Sull’altra fascia Molinaro controllava meglio le sfuriate avversarie ma era altrettanto in difficoltà in fase di manovra, anche perché la sua cronica frenesia veniva acuita dalla perenne superiorità numerica dei russi, che limitavano molto anche Pavel. Erano quindi gli uno-contro-uno di Del Piero e Camoranesi a risollevare la Juve che giungeva fino a far tremare un palo della porta avversaria con un colpo di testa proprio di Mauro. Passavano però pochi minuti ed ancora Camo si infortunava e Ranieri lo cambiava, mettendo in campo, tra il brusio del pubblico, Brazzo che certamente non avrebbe potuto garantire la stessa qualità. Ed in effetti l’iniziativa tornava ai russi che riprendevano a far paura sempre soprattutto nella zona di Grygera, anche se il pubblico cominciava a beccare Molinaro, direi soprattutto a causa del suo naso.
La musica continuava anche nel secondo tempo finché, sempre dal lato di Grygera, una magia di Arshavin liberava Sirl davanti a Gigi che salvava, come lui sa fare. Parevamo avviati su una brutta china ma proprio in quel momento la fatica cominciava a mettere il freno al mulinare del centrocampo baltico e passava poco prima che riprendessimo a far paura a Malafev. Tanta paura che quando il Capitano andava a battere una punizione il portiere russo si posizionava ben fuori dai pali, come a voler anticipare chissà quale geniale schema bianconero. Alex invece sparava un razzo “bengala” verso la porta ospite che esplodeva in uno splendido fuoco d’artificio alle spalle dei russi impietriti, dando il via alla festa bianconera. Prima della fine Chiellini metteva fuori la paletta per bloccare l’ultima incursione di Arshavin e Del Piero andava col piede sbagliato su un servizio di Amauri mancando il 2 a 0.
Finiva così con una vittoria pesantissima per la Juve, che ha avuto prova delle sue possibilità di puntare in alto. Resta il problema di dare qualità ad un centrocampo nel quale senza Camoranesi la luce si spegne. Un tema a parte è quello di Molinaro: il ragazzo ha un impegno e una dedizione totale ed ha capacità atletiche non comuni. Lo limita sempre la frenesia che spesso lo porta a non finalizzare l’azione ma è molto cresciuto rispetto all’anno scorso in fase difensiva. Ieri sera la ragnatela russa gli ha provocato più ansia e più errori del solito ma è incomprensibile che in mezzo al pubblico ci sia stato chi lo ha beccato e lo ha fischiato, anche perché De Ceglie, che lo ha rimpiazzato,ha sbagliato altrettanto in appoggio alla manovra, ma si è dimostrato molto meno sicuro in fase difensiva. Cristian è una pedina importante per la Juve e va incoraggiato, non depresso.
Certo che se si pensa che due anni fa c’era chi fischiava Camoranesi…

19 Settembre 2008

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs