Quanto i diritti valgono un tanto al chilo

furto-pensione.jpgCome i più sapranno la Corte Costituzionale si è recentemente pronunciata sul decreto Fornero del 2011, considerando incostituzionale il blocco dell’indicizzazione delle pensioni contenuto in quel decreto. Il governo ha reagito predisponendo un piano di rimborsi in misura decrescente al crescere della pensione, fino a non prevedere alcun rimborso per chi guadagna più di 3200 Euro lordi (circa 2000 netti). Non entro nel merito della sentenza per mancanza di competenze prima di tutto, ma poi anche di tempo e di voglia. Però, al di là del merito, quello che so per certo è che la Corte Costituzionale ha stabilito che secondo i principi della Costituzione quel blocco non andava fatto. Nonostante la già menzionata mancanza di competenze, la Costituzione della Repubblica Italiana l’ho leggiucchiata e non ricordo che da nessuna parte vi sia scritto che i principi ivi contenuti siano assoggettati ad alcuna gradualità e alcuna soglia di reddito. C’è l’articolo 53 della Costituzione che recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.” ma si parla appunto di sistema tributario, null’altro. E allora se un principio costituzionale vale e se quel blocco lo violava, non c’è governo al mondo, non c’è esigenza di bilancio al mondo, non c’è Ministro Padoan al mondo, che possa violarlo senza compiere in ciò un arbitrio ed un atto di totale analfabetismo istituzionale. Quando su NFA Boldrin ci spiega che “Pacta sunt servanda vale quando il costo sociale di servirli è inferiore al costo sociale di violarli” esprime un parere legittimo di un professore di economia che legittimamente considera i principi costituzionali un elemento sottoponobile a “business case” e non è nemmeno l’unico, ci sono molti altri pareri rintracciabili in Rete sullo stesso tenore. Che però il Ministro dell’Economia, di un paese che ha qualche tradizione di stato di diritto come il nostro, dica che “l’autonomia della Corte è intoccabile, ma se ci sono sentenze che hanno un’implicazione di finanza pubblica, deve esserci una valutazione dell’impatto” fa rimanere davvero perplessi. Cosa vuol dire che la Costituzione può essere legittimamente disattesa laddove rispettarla costi troppo? E chi lo stabilisce se costa troppo? Padoan? Chissà se è consapevole il nostro Ministro che sta mettendo in discussione i principi fondamentali su cui si regge l’ordinamento degli stati moderni.
pensionati-fannulloni.jpgLeggo un interessante intervento di Alessandro Penati su Repubblica, che sostiene che l’unico motivo di considerare le pensioni un diritto che è giusto difendere è che i pensionati sono la maggioranza degli iscritti al sindacato (e quindi? Mah…) e che quella della Consulta è quindi una “sentenza politica”. Mi risulta che Penati sia del ‘52 quindi non gli manchi molto alla pensione, anche se capisco che la pensione di un’economista sia un po’ diversa da quella di un impiegato. Lo avverto che si accorgerà presto di una cosa, ovvero che lavorare quando si è anziani non è poi così facile, specie se si fanno lavori abbastanza faticosi, anche se i tagli sulle pensioni spingono molti a farlo lo stesso. Questo (e non l’iscrizione al sindacato) differenzia un pensionato da un altro cittadino: il fatto che alla pensione non ci siano alternative. Hai comprato casa e ti aumentano le tasse? La puoi rivendere oppure puoi aumentare il tuo salario lavorando di più. Hai investito il tuo denaro e il rendimento non è quello atteso? Puoi riinvestirlo altrove sperando di guadagnarci di più. Il governo ti taglia la pensione? Non hai speranze: l’unica soluzione è schiattare. Forse Penati pensa a quelle tribù che lasciano gli anziani al loro destino quando non sono più produttivi, ce ne sono parecchie in giro per il mondo. Padronissimo e padronissimi noi di invitarlo a trasferirsi presso tali tribù e di tenerci noi i passetti in più che ha fatto la nostra società in termini di diritti anche di chi non è più in grado di lavorare.
pensioni.jpgLeggo poi qua e là altri pareri sul tema. I social network sono pieni di persone che si esprimono nel termini: “Guadagna 3200 euro lordi al mese e si lamenta pure?”. Siamo quindi arrivati al punto di considerare chi guadagna circa 2000 euro netti, cioè un terzo in più del reddito medio italiano, un privilegiato che non si merita nemmeno di essere tutelato.
Gli uni e gli altri sono le aberrazioni a cui ci porta proprio il modo di ragionare di Padoan. Nel momento in cui i diritti fondamentali vengono messi sulla bilancia delle esigenze economiche, viene meno un principio di fondo ed allora ci sta il negare diritti a chi guadagna più di noi (o a chi guadagna meno, atteggiamento simmetrico ma di identica matrice), ci sta il negare diritti a chi fa ha fonti di reddito diverse dalla nostra, ci sta negare i diritti al prossimo in generale: un pretesto vale l’altro. Ci sta che si smetta di ragionare cercando di capire quali siano le esigenze delle persone, ma si ragioni solo ed esclusivamente sulle esigenze di bilancio, perché le “esigenze di bilancio”, nella testa delle persone, diventano facilmente il bilancio del proprio portafoglio. Dare la precedenza ai diritti non significa elargire regalìe a tutti, ma significa capire le esigenze di tutti i cittadini, indipendentemente dal lavoro, dalla provenienza, dal censo, in modo tale che tutti abbiano almeno un’opportunità di condurre un’esistenza felice, e significa amministrare ciò di cui dispongono le casse dello Stato in questo senso. Mi si dirà: ma che fare quando in cassa non c’è proprio più nulla? In quel caso si va certamente per priorità, chiedendo prima a chi ancora può trovare riscatto nella sua esistenza e semmai poi a chi non ha più alternative. Conseguentemente, prima di arrivare alle pensioni, ci sono molte altre categorie alle quali si può e si deve bussare. Ad esempio nel 2013 il governo Letta ridusse la tassazione sulle imbarcazioni da diporto di lunghezza superiore ai 10 metri. Ecco, è il genere di cosa che mi fa pensare che le casse dello Stato non fossero proprio così vuote da portar via soldi dalla busta paga dei pensionati, in barba a diritti e principi costituzionali.

26 Maggio 2015

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