La violenza che domina sovrana

Sono le 19.40 del 1 Dicembre del 2012. Renato sta camminando in Via Druento verso l’angolo con Strada di Altessano, appena fuori dallo Stadium di Torino, dove sta per svolgersi il derby Juventus-Torino. E’ lì per la partita ma è uno dei tanti che allo stadio ci va per vedere la partita e tuttalpiù per sostenere la sua squadra, i cui colori sfoggia in una sciarpetta che porta al collo, non certo per aggredire, picchiare o essere picchiato da alcuno. In direzione opposta proviene un gruppo di individui che sfoggiano i colori della squadra avversaria, non li conosce, non li provoca, che motivo ha di preoccuparsi? Fa in tempo a rendersi conto che il gruppo in questione sta infastidendo un tizio che ha appena fatto la spesa al centro commerciale lì vicino e sta caricando le borse in auto: probabilmente il signore in questione non è nemmeno interessato al calcio e così si salva. Ma il bisogno di violenza che sgorga da queste menti malate, come la schiuma da una pentola in ebollizione, deve trovare in qualche modo sfogo e la sciarpetta di Renato la catalizza, tinta com’è di quegli odiati colori che in quel momento rappresentano per il branco quello che il sangue rappresenta per la bestia. Il filmato della sequenza è agghiacciante nel suo essere irreale, nel suo dipingere una realtà che è aberrante quando riprodotta in uno scenario di guerra, nemmeno definibile quando accade in una tranquilla serata, in mezzo a persone che fanno la spesa o che mangiano un panino. Non assomiglia nemmeno ad un film dell’orrore perché anche la più disconnessa struttura narrativa un senso se lo dà, qui invece non c’è nessun senso possibile, solo la presa atto di quanto l’essere umano può imbruttirsi fino ad essere peggiore della più odiosa e feroce delle bestie. Prima uno e poi tutti quanti si scagliano su Renato, prima gettandolo a terra poi coprendolo di calci, ad un certo punto spunta perfino una cintura. Si gettano su di lui a terra, con la codardia degli avvoltoi che lacerano la preda inerme. Poi scappano, Renato si rialza barcollando, lascia qualcosa a terra, poi qualcuno lo aiuta, lo soccorre.

Di lì inizia per Renato un calvario fatto di molte operazioni, di placche alla mascella, di dolori, di privazioni. Inizia un’inchiesta che alla fine stanerà le bestie nascoste nelle loro tane, nonostante omertà e reticenza dei loro compagni di branco. danieletantaro.jpgHanno un nome e un cognome: si chiamano Alessandro Plazio (quello della cintura), Daniele Tantaro, Francesco Rosato. C’è un processo, un giudice che forse pensa che la società vada protetta dal branco, condanne esemplari: Tantaro e Rosato a 9 anni, Plazio a 8 anni e 4 mesi. Poi passa un po’ di tempo, la memoria di quegli eventi si diluisce, anche se purtroppo non per Renato. Arriva quindi  la sentenza d’appello che riduce drasticamente le pene, Rosato e Tantaro a 2 anni, Plazio 1 anno e mezzo. Avvalendosi della condizionale non sconteranno nemmeno la pena, pronti a riunirsi al branco per nuove azioni.
E’ certo uno strano paese quello nel quale alcuni giudici emettono sentenze di condanna di fronte a deboli indizi, apparentemente con la superficialità con la quale il barista medio si pronuncia sul tempo che farà, e nel quale però, di fronte ad un’azione di una così sconvolgente efferatezza, non si ritiene che i responsabili acclarati meritino di farsi nemmeno un giorno di carcere di più del minimo richiesto. E’ altrettanto uno strano paese quello che organizza dibattiti e tavole rotonde sulla violenza, e nel quale però nel frattempo le istituzioni abdicano palesemente proprio sulla modalità più tradizionale per combatterla, ovvero la sanzione penale. madrediciro.jpgE’ uno strano paese quello in cui chi ha avuto un familiare vittima di episodi di violenza deve sentirsi invitare pubblicamente a chiudere la bocca. E’ uno strano paese quello in cui dominano incontrastati coloro che il Presidente della Roma Pallotta, con direttezza ed efficacia molto americana, ha recentemente definito “Fottuti Idioti“. E’ proprio uno strano paese quello in cui ci strappiamo le vesti con l’”emergenza sicurezza” e poi lasciamo che i tre citati personaggi circolino liberamente.

Aggiornamento: oggi 26 Aprile 2015, altro derby, altra violenza, altri “fottuti idioti” in azione. Sarà di certo diverso lanciare sassi o petardi rispetto alla cieca violenza mostrata nel filmato, ma qualcuno sembra aver preso il segnale che il giudice della Corte d’Appello di Torino ha lanciato come un via libera e non ditemi che non fosse prevedibile.

25 Aprile 2015

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