Che faticaccia!

E’ stato soprattutto faticoso l’esordio stagionale della Juve all’Olimpico contro l’Udinese. Faticoso dal punto di vista emotivo, visto che fino a metà del secondo tempo, nonostante una prestazione spumeggiante, la Squadra non era riuscita a sbloccare il risultato e visto che negli ultimi minuti la seconda beffa consecutiva ha aleggiato pericolosamente sulle teste bianconere. Faticoso è stato però anche dal punto di vista fisico questo posticipo e non ci voleva, visto l’impegno di Mercoledì contro lo Zenit dal quale potrebbe dipendere l’esito dell’intesa stagione.
Si iniziava con un Mauro German incantevole, che faceva roteare nell’aria palloni come un giocoliere e con una manciata di polvere magica trasformava perfino Grygera in un laterale molto incisivo anche in fase offensiva. Si sviluppavano così tutta una serie di incursioni sulle fasce che creavano sbandamenti continui nella retroguardia friulana. Anche il giovanotto De Ceglie se la cavava benino sulla sinistra dimostrandosi meno veloce ma anche meno frenetico di Molinaro. In un flipper continuo davanti ad Handanovic il pallone finiva dappertutto, perfino sul palo, ma in porta mai. Così l’intervallo era salutato da un coro di consensi ma anche di disappunto del pubblico.
Nel secondo tempo saliva in cattedra Sissoko ma anche Poulsen, che quest’estate era stato accolto con molta freddezza da quasi tutti (compreso il sottoscritto), si confermava un distributore di gioco puntuale e preciso. Era proprio Momo che, quando la metà del secondo tempo cominciava ad avvicinarsi, decideva di sfondare centralmente e trovava sulla sua strada Coda che lo atterrava. Per evitare all’arbitro (il mediocre De Marco) l’imbarazzo di dover concedere un rigore alla Juve Amauri si gettava sul pallone scaraventandolo in fondo alla rete udinese, tra il sollievo del pubblico ormai reso ansioso dall’andamento dell’incontro.
Anche la squadra pareva sollevata, forse un po’ troppo, attaccava con meno intensità e l’Udinese ne approfittava per forzare l’assedio e cominciare a compiere qualche incursione in avanti. De Ceglie non si mostrava altrettanto solido in difesa quanto in attacco e dalle sue parti si cominciava a provare un po di affanno. Negli ultimi minuti giungeva inopportuno il cambio di Amauri e Camoranesi con Del Piero e Trezeguet, troppo tardivo per far rifiatare i due, ma con la conseguenza spiacevole di far sbandare la squadra che fino a quel punto aveva spadroneggiato a centrocamp e che invece, in cinque minuti, rischiava di buttare alle ortiche ottantacinque minuti magistrali. In particolare una fuga di Floro Flores, aiutato da una deviazione infelice di Mellberg, faceva venire il batticuore alla platea. L’attaccante pensava però più a proteggere il pallone dal robusto ritorno di Chiellini che a concludere a rete e Buffon riusciva a rintuzzare in uscita, mentre la punta si gettava a terra sperando in un rigore che sarebbe stato davvero premio generoso per l’Udinese.
Si chiudeva con i tre punti nel cuore e con lo Zenit nella testa. Speriamo che Camoranesi non paghi l’ennesima fatica. Mercoledì sarà importante averlo nella condizione migliore.

16 Settembre 2008

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