Meglio mai che tardi

Era l’autunno del 2000 e improvvisamente i fiumi del Piemonte iniziarono a ribollire d’acqua, molti di essi, tra Sabato 14 e Domenica 15 Ottobre, esondarono ed in particolare in Canavese, area geografica situata nel Nord della provincia di Torino, i corsi d’acqua fecero disastri un po’ ovunque. Non fu da meno, nonostante la sua piccola portata d’acqua, un fiumiciattolo, affluente del Chiusella, che scorre vicino ad Ivrea : il Ribes. L’ondata, alta 2 metri e mezzo secondo le stime fatte allora, investì anche la massicciata dello svincolo che collega la bretella autostradale Santhià-Ivrea all’autostrada Torino-Aosta danneggiando la struttura. ponte-arco-pavone.jpgLa corsia della bretella venne ristretta, venne creata una zona recintata, venne messo un limite di velocità di 40 kmh. Da allora non accadde più nulla se non il fatto che, una decina di anni dopo, qualcuno ebbe anche la buona idea di posizionare nello svincolo uno di quei display luminosi con l’indicazione della velocità delle macchine in transito e del costo in termini di punti della patente. Così, giusto per ricordare che le inefficienze della nostra amministrazione pubblica ricadono sempre, in un modo o nell’altro, sui cittadini.

Oggi che di anni ne sono passati quasi quindici ecco che finalmente abbiamo trovato la soluzione. Un megaponte, lungo 250 metri e alto 50, che renderà irraggiungibile e inattaccabile la sede stradale anche in caso di nuovo diluvio universale. Il costo di realizzazione sarà di 350 milioni, a cui vanno aggiunti i costi di manutenzione di una struttura del genere che non sono certamente economici. Inoltre, essendo un ponte così alto, sarà visibilissimo a chilometri e chilometri di distanza. Proprio vicino all’autostrada in oggetto corrono i terreni che avrebbero dovuto ospitare il parco di divertimenti Mediapolis, progetto poi abbandonato anche per l’ampia opposizione raccolta sul territorio per il suo impatto ambientale. Difficile pensare che il megaponte sia esteticamente più apprezzabile di un parco divertimenti, ma pare che le resistenze che ci furono allora in quest’occasione siano state facilmente superate.
ponte-zoom-del-2.jpgSono io il primo a dire, in altre circostanze, che talvolta un’opera pubblica è un investimento sul rilancio del territorio e non ci si può e deve fermare di fronte a qualche dubbio sul bilanciamento tra costi e benefici, ma qui stiamo parlando di qualcosa di estremo. Stiamo parlando di un’opera enorme con un impatto non certo irrilevante sul territorio anche dal punto di vista estetico, con costi faraonici, il tutto per prevenire rischi di possibili danni in caso di eventi alluvionali che, ad oggi, si sono verificati con cadenza bicentenaria. Non so voi ma io non riesco a convincermi che siano soldi ben spesi. Quando, dopo quindici anni di disagi, la soluzione è questa vien davvero da chiedersi se la soluzione migliore non fosse tenersi in perpetuo il cantiere.

20 Aprile 2015

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