La retorica della Resistenza

Infuria la tempesta degli ultimi giorni di campagna elettorale e la PDL, insieme alla sua costola leghista, cerca di riunire a raccolta il suo elettorato più estremista, riprendendo a coltivare i suoi aspetti, per il sottoscritto, più beceri: le minacce sovversive di Bossi, le invettive contro la magistratura, le posizioni morbide verso la Mafia, le promesse di Fini di rendere punibile chi fa uso di droghe leggere, l’aspirazione a riscrivere la storia per quanto riguarda la Resistenza.
A proposito di quest’ultimo punto Dell’Utri ha sottolineato l’intenzione della PDL di eliminare dai libri di storia la “Retorica della Resistenza”. Qui il nostro Senatore, pluricondannato per vari reati, ha toccato un nervo scoperto, affrontando un tema che ben più polemiche suscitò quando fu sollevato addittura da un uomo collocato storicamente nella sinistra italiana, come Gianpaolo Pansa, quando diede alle stampe “La Grande Bugia”. Pansa con quel libro sembrò aver scoperto una verità sconvolgente: la Resistenza non era stato un movimento di uomini puri ed eroi senza peccato, nella Resistenza c’erano state anche delle ombre, molte atrocità erano state commesse nel nome della Libertà.
Ma come si può pensare che una guerra venga combattuta a fil di fioretto, che tra chi lotta per un ideale non ci siano tanti che lottano solo per vendette personali, per rivalsa, per invidia?
Non siamo l’unico paese ad avere una Festa Nazionale. La Francia celebra ogni anno la Presa della Bastiglia. Forse che i francesi pensano che i rivoluzionari fossero tutti degli uomini integerrimi? Che in nome degli ideali rivoluzionari non siano state commesse atrocità e vigliaccherie? E l’indipendenza americana? Pensate che gli americani credano davvero che i Padri della Patria fossero cavalieri senza macchia? Ogni gruppo sociale ha bisogno di simboli attorno ai quali formare la propria identità e anche l’Italia ne ha bisogno, anzi la cronica divisione del nostro paese ci porta ad avere un disperato bisogno di simboli di unità, ed i nostri simboli non possono essere solo la Pizza e la Nazionale di Calcio, perché i simboli devono rimandare a qualcosa, ad un modello di struttura politica e sociale in cui credere, affinché le istituzioni che si basano su quel modello, ovvero un sistema libertario e democratico, vivano e si sostengano.
Probabilmente nell’idea di Pansa, approfondire che cosa è stata la Resistenza è stato solo un esercizio mosso dal desiderio di ristabilire la verità storica, ma purtroppo per molti invece l’obiettivo è togliere credibilità ad un simbolo, per togliere credibilità a ciò che sta dietro a quel simbolo. Il problema non è il simbolo, non è la Resistenza, ma quello che ci sta dietro, ovvero i valori di democrazia e libertà che abbiamo raggiunto grazie alla Resistenza e che la Resistenza quindi rappresenta. E’ attorno a questi valori che continuiamo a non trovarci, sono questi valori che continuano a sfuggirci ed a costituire degli elementi contro i quali una consistente parte dell’opinione pubblica sente un istintivo fastidio.
Ecco perché se in Francia Sarkozy dicesse che vuole riscrivere la storia della Rivoluzione Francese lo prenderebbero per scemo ed invece un politico italiano che dichiara di voler riscrivere la storia della Resistenza, non solo non ne viene penalizzato ma, al contrario, dà l’impressione di aver rilasciato simili dichiarazioni proprio per guadagnarsi un bel gruzzolo di consensi elettorali, che probabilmente appaiono in questo momento sfuggire verso Storace. Ancora una volta il problema non è Dell’Utri, non è il politico, ma è quella parte dell’opinione pubblica che non vede l’ora di cancellare i simboli che ci riuniscono attorno ad ideali, che altrove sono consolidati, e sui quali invece in Italia stiamo, dopo 63 anni di democrazia, ancora qui a discutere.

10 Aprile 2008

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