Un marziano a Roma

ignazio_marino_-_festivaletteratura_2012_02.JPGRoma è la capitale d’Italia e qui non ci piove. Roma è anche di gran lunga la città italiana più popolosa. E’ anche quella più ricca di storia, forse la più bella, e se ci penso bene magari mi viene in mente qualche altro primato. Tutto questo, a mio avviso, non è sufficiente a spiegare il motivo per il quale il Sindaco di Roma Ignazio Marino è una presenza costante su giornali e telegiornali.
Anche perché, attenzione, non se ne parla quando inaugura la nuova linea del metrò (che non sarà merito suo ma quante volte abbiamo visto politici appena eletti vantare risultati non propri, in un tripudio di tromboni?), o quando vanta i risultati conseguiti nell’ambito della raccolta differenziata.
Se ne parla quando circola con il permesso dello ZTL non in regola; il che non sarà una dimostrazione di grande efficienza della macchina comunale, ma non mi pare per contro meritevole delle richieste di dimissioni, di per sé grottesche, venute da alcuni esponenti della politica romana, grottesche anche prima di scoprire che tra i richiedenti le dimissioni ci sono alcuni protagonisti dello scandalo di parentopoli ai tempi della giunta Alemanno.
Si parla di Marino quando ci sono le rivolte contro il degrado delle periferie, problema noto e certamente rilevante, ma difficilmente addebitabile direttamente ad uno che è sindaco da un anno e mezzo.
Si parla di Marino anche quando trascrive i matrimoni gay, anche se l’hanno fatto già molti altri comuni, tra i quali Milano e Napoli, garantendogli l’ostilità dell’opinione pubblica cattolica e conservatore, di non secondaria importanza soprattutto a Roma.
E allora come mai questo presenzialismo mediatico tutt’altro che gradito? Cos’ha mai fatto di male il chirurgo di Genova per finire in prima pagina ogni volta che mette un piede in fallo (ammesso che l’abbia messo)? C’è chi dice che molti non gli hanno perdonato la chiusura della discarica di Malagrotta. C’è chi dice che non gli hanno perdonato lo stop alle assunzioni clientelari divenute una consuetudine ai tempi della precedente giunta. C’è chi dice che non gli hanno perdonato le molte pedonalizzazioni. Insomma, diciamo che, come spesso accade nella nostra penisola, l’attivismo, la propensione a rompere con il passato, la riluttanza a venire a compromessi con cordate e potentati sembra aver scatenato un putiferio, e anche il resto dell’opinione pubblica, come per il marziano di Ennio Flaiano, dopo averlo apprezzato al tempo del suo atterraggio a Roma, sembra ormai indifferente alla sua diversità. D’altronde sembra che i media mainstream non abbiano mancato di manifestare tutta la loro collusione con certi potentati, correndo subito in loro soccorso con una opportuna campagna stampa.
Ma come sempre non è questa la stranezza: non mi aspetto che lobby messe da parte siano contente, non mi aspetto che svolte decise non raccolgano lamenti e mugugni, non mi aspetto che la stampa italiana che da quelle lobby dipende mani e piedi rimanga insensibile.
Quello che ancora mi sorprende è che la gogna mediatica non susciti dubbi, che sia normale che una classe dirigente che riesce ad organizzare giri di tangenti anche attorno ad un torneo di ramino chieda le dimissioni di un sindaco per un permesso ZTL scaduto, che pochi, quasi nessuno, si meravigli.

30 Novembre 2014

2 commenti a 'Un marziano a Roma'

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  1. Enrico afferma:

    Non conosco bene Marino (non mi è stato particolarmente simpatico quando è passato da Torre Pellice perché, come tutti i suoi colleghi, si è guardato bene dal rispondere alle domande del pubblico ma non ho niente contro di lui) ma direi che il senso di ciò che scrivi si può applicare a qualunque 5 stelle.

  2. Coloregrano afferma:

    Enrico, è possibile. Mi potresti fare qualche esempio, per capire cosa intendi?

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