Il fatto non sussiste

Negli stessi giorni in cui con questa formula, che suona quasi beffarda quando riferita a processi dal lungo e travagliato iter, a Roma la Corte d’Appello assolveva tutti gli imputati dell’omicidio di Stefano Cucchi, un processo meno famoso, ma che ha comunque toccato le corde più intime di molti genitori, approdava allo stessa conclusione. Si tratta del processo di Pinerolo per le presunte violenze commesse nell’asilo “Nel paese delle meraviglie”. Dopo una condanna in primo grado, le maestre accusate di violenza sono infatti state assolte proprio con la stessa formula: “Il fatto non sussiste“.
asilopinerolo.JPGNon voglio lasciare in chi legge nemmeno il dubbio che io intraveda tra le vicende qualcosa in comune, che non sia appunto la formula della sentenza. La vicenda di Stefano Cucchi rientra in uno dei tantissimi casi in cui gli apparati dello Stato decidono di autoassolversi, a dispetto di ogni evidenza e decenza. Leggiucchiando in giro quanto invece scritto sulla vicenda di Pinerolo, la sentenza pare tutt’altro che pilatesca. Sembra anzi che in realtà contro le insegnanti ci fosse ben poco: le testimonianze contradditorie di alcuni bambini ed un filmato girato nella scuola in cui si vedevano dei bambini piangere. Chi ha figli in età da asilo è ben cosciente come in quella fase dello sviluppo fantasia e realtà abbiano confini piuttosto indefiniti e sia estremamente facile quindi confondere testa di un bambino i due mondi. In quanto al filmato, pare sia emerso che le riprese erano state realizzate al di fuori dell’orario scolastico da personale della scuola in cerca di vendette. Non ho approfondito abbastanza da avere convinzioni profonde in merito, ma quello che davvero rimane a me incomprensibile è quella formula così netta: “Il fatto non sussiste“. Perché per i giudici di primo grado il fatto sussisteva al punto da sbattere tre persone in carcere e ora, senza che fatti nuovi siano emersi a smontare il presunto castello accusatorio, si scopre che non era vero nulla?
Al di là del merito di questa e di altre vicende, l’impressione che in me rimane è che il sistema giudiziario italiano emetta sentenze di assoluzione o di condanna, più o meno come se tirasse i dadi. Non riesco ad immaginarmi diversamente come in tanti processi si passi da una condanna ad un’assoluzione (o viceversa), senza nemmeno qualche formula dubitativa che salvi le apparenze. Il filmato di Pinerolo era davvero un chiaro falso? Il resto delle accuse si reggevano davvero solo su testimonianze estorte a bambini in età prescolare? Davvero la stragrande maggioranza dei genitori ha sempre sostenuto l’innocenza delle maestre? Ma allora come può un tribunale di primo grado aver condannato le maestre a pene detentive, in tali condizioni? Cosa mi impedisce di pensare allora che la giustizia italiana sia una specie di tragica roulette russa, rispetto alla quale l’unica speranza che si può avere è di non averci mai a che fare?
pinocchio-nel-paese-degli-acchiappacitrulli.jpgSi discute in questi giorni di responsabilità civile dei giudici e sul tema le discussioni sono molto accese. Credo sia giusto e doveroso tutelare l’indipendenza di giudizio dei giudici ma è anche giusto e doveroso tutelare la credibilità della magistratura e quindi della Giustizia. Finché la magistratura darà l’impressione di emettere sentenze con la stessa serietà con cui parteciperebbe ad un giro di scopone scientifico, questa credibilità sarà purtroppo nulla. Un paese nel quale un filmato taroccato e due bambini suggestionabili bastano per farti finire in galera, è la versione riveduta e corretta del Paese degli Acchiappa-Citrulli di Collodi, e non ha nulla del paese affidabile e moderno che l’Italia vorrebbe essere.

6 Novembre 2014

2 commenti a 'Il fatto non sussiste'

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  1. Bruno afferma:

    La vicenda e` molto semplice. Il fatto sussite o non sussiste. Il giudice di primo grado che e` monocratico e cioe` e` solo e` puo piu` facilmente sbagliare, ha valutato in un certo modo le prove (in vero in modo molto contradittorio dato che ha assolto per un reato e condannato per l’altro basandosi sulle stesse prove e sulle stesse testimonianze) e, forse perche condizionato dalla enorme pressione mediatica e per non voler contraddire platealmente la Procura per la quale un’assoluzione sarebbe stata una sberla tale da mandare il PM davanti al CSM, ha emesso una certa sentenza sapendo che con quel tipo di formulazione la Corte d’Appello avrebbe assolto. Infatti il Procuratore Generale non ha assolutamente condotto una accusa forsennata, limitandosi a dire che lui non c’era duranti i fatti e che le prove, che lui stesso ha dichiarato incosistenti, avrebbero parlato in sua vece. La Corte d’Appello, composta da tre membri e quindi molto piu`aperta ad un confronto reciproco, ha visto che le prove a carico erano inesistenti, le prove a discarico convincenti e le accuse false ed addirittura, nel caso dei filmati, costruiti fraudolentemente. Da qui la dichiarazione che il fatto non sussiste. Niente di piu` e niente di meno. Basta leggere le sentenze e confrontarle ed ogni possibile dubbio viene meno.

  2. Coloregrano afferma:

    @Bruno, come premesso nell’articolo, non ho approfondito abbastanza la questione e quindi prendo per buono quello che scrivi. Devo dire però che leggendo questo commento un brivido mi è corso per la schiena. Perché quello che sostieni avvalora un mio dubbio recondito che non ho osato manifestare, forse anche per paura di denunce, ovvero che ci siano giudici che emettono sentenze di condanna per non fare un dispetto al collega Pubblico Ministero. Forse nel chiuso delle sacre stanze della Giustizia questi possono sembrare meccanismi logici ed accettabili, ma visti dalla visuale di un normale cittadino, cosciente di quale linciaggio psicologico subisca chi è sottoposto ad una condanna in primo grado, per di più su temi sensibili come questi, l’idea di una condanna “per non dare una sberla al PM” la trovo sinceramente qualcosa di mostruoso…

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