L’Intesa e l’imbroglio

Era l’estate del 2006 quando Banca Intesa e il San Paolo-IMI raggiungevano un accordo per la storica fusione. Intesa deteneva la maggioranza della nuova Società e molti prevedevano già la progressiva emarginazione dell’area torinese della nuova banca, per quanto il Presidente di San Paolo Salza smentisse categoricamente qualsiasi ipotesi di ridimensionamento. E’ vero che pare un controsenso che un colosso come Intesa San Paolo faccia fatica ad organizzarsi su due sedi, per di più distanti poco più di 100 chilometri, specie nell’era delle telecomunicazioni e delle video conferenze. Il desiderio di controllo proprio della imprenditorialità più miope, purtroppo molto diffusa a casa nostra, fa però spesso sì che queste situazioni si risolvano con la progressiva chiusura di una delle due sedi; l’azienda decide di chiudere la sede considerata meno strategica e comincia a lavorare in modo sotterraneo in questa direzione: qualche attività “pregiata” spostata con un pretesto, qualche taglio al primo segno di crisi, qualche quadro messo a fare le fotocopie, qualche dirigente mandato a spasso, qualche ricatto ai sindacati ed il gioco è fatto.
In questo caso c’era però un elemento che faceva il gioco di Salza e delle speranze dei dipendenti di San Paolo su Torino: già da tempo infatti Salza stesso aveva lanciato l’idea di un enorme grattacielo che sarebbe diventata la nuova sede della società a Torino ed un simbolo della città. La cosa aveva suscitato l’indignazione di molti torinesi per i quali qualunque modifica al panorama di Torino è da considerarsi un delitto, ma il deciso appoggio del Sindaco Chiamparino consentiva al progetto di avviarsi e di sconvolgere i piani di Intesa che non poteva certo permettersi di smobilitare una sede per la quale aveva appena investito centinaia di milioni. Nel frattempo però la sinistra radicale, che quando si tratta di farsi strumentalizzare non si tira mai indietro, decideva di cavalcare lo scetticismo di molti torinesi sull’opera e spaccava la maggioranza che però, al prezzo di un’intesa con l’opposizione, riusciva ad andare avanti. Si arrivava al voto per l’approvazione del progetto in consiglio comunale ma per ragioni varie veniva a mancare per tre volte il numero legale e la decisione veniva ripetutamente prorogata (attualmente è in agenda per Mercoledì 10 Settembre prossimo). Il prolungamento dell’iter burocratico permetteva il crescere del fronte degli scettici anche all’interno di Intesa-San Paolo, facendo la felicità dell’ad Corrado Passera, secondo i bene informati un oppositore della prima ora del progetto.
E così, mentre la sinistra radicale è tutta concentrata su una delle battaglie più di retroguardia che si ricordi e mentre i dipendenti San Paolo sentono puzza di imbroglio e di rischio per il proprio posto di lavoro, il progetto va a gambe all’aria e Passera si prepara ad inanellare un altro successo personale dopo quello dell’”affare Alitalia”.
Gli antichi dicevano nomen omen. E’ certo curioso che l’uomo più in voga del momento nell’economia italiana abbia proprio il nome dell’unica cosa che rivesta nel nostro paese un valore pressoché condiviso in questi anni incerti.

9 Settembre 2008

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