Figli e imbonitori del mondo Web 2.0

C’è un tipo antropologico che popola questi anni ‘10. E’ il tipo che abbocca alla maggior parte delle bufale via social network, è il tipo che ad ogni notiziola sugli sperperi della politica reagisce meccanicamente con commenti tipo: “Vergogna!”, “Svegliaaa!” o simili, anche se è chiarissimo che è un falso. Ma attenzione: non è un ingenuotto, un gonzo o, se lo è, non sa di esserlo. E’ convinto infatti di aver capito lui o lei come vanno le cose, che a tutto c’è una risposta semplice e accessibile a chiunque, solo che per qualche maledetto motivo qualcuno o qualcosa ci ha occultato quella risposta. Non tollera l’idea che il mondo vada in un certo modo perché ci deve andare, deve essere per forza colpa di qualcosa o qualcuno. E’ un personaggio che forse è sempre esistito ma che nelle crisi più si manifesta perché gli rendono più difficile accettare che alla crisi non ci sia una semplice via d’uscita e naturalmente il Web 2.0 costituisce per esso un megafono straordinario. Abbocca alle bufale perché abbocca a tutto quello che conferma questo suo mantra, attenuando la sua dissonanza cognitiva. E’ convinto che a breve si scoprirà che tutto quello che di male è successo nell’ultimo millennio è il frutto di un complotto, di una macchinazione che tra poco sarà smascherata, e se non sarà smascherata è solo perché alla fine le forze del male hanno prevalso e sono riuscite a far sparire anche questa verità. A chi cerchi di spiegargli che le cose non stanno come le vede lui, risponderà che “è solo capace di fare tante parole”, che “si crede tanto intelligente” ma che in realtà non sa nulla, che è “un intellettuale radical-chic”, che blablabla.
pippo-non-lo-sa-1.jpgNon so come definirlo, non credo esista una definizione, ma è un personaggio dalle caratteristiche talmente diffuse che un sostantivo che lo contraddistingua avrebbe un’indubbia utilità linguistica. Per il momento lo chiamerò “Pippo”. Questa definizione mi è stata suggerita dal nome del blog di Alberto Bagnai, chiamato appunto Goofynomics. (Goofy è il nome originale del Pippo di Walt Disney) e che ha, a mio avviso, nel tipo “Pippo” sopra descritto, uno dei suoi target preferiti. Bagnai, per chi non lo conosca, è uno dei capofila di quei teorici della crisi che vedono nell’Euro la fonte di ogni male, in particolare per l’Italia, e che solleticano una sorta di neonazionalismo in chiave antitedesca.
Nel caso mio però il richiamo a Pippo non è tanto legato al Pippo di Walt Disney, personaggio certamente ingenuo ma per nulla presuntuoso ed a cui, per di più, sono molto affezionato dai tempi della mia fanciullezza, in cui fui lettore accanito di Topolino. Semmai il richiamo che mi viene è al Pippo della celebre canzone di Mario Panzeri, ma non voglio divagare…
La mia personale esperienza con il blog di Bagnai iniziò qualche tempo fa, quando mi imbattei in un articolo scritto su Goofynomics dal titolo: “Declino, produttività, flessibilità, euro: il mio primo maggio”. Quando lo lessi la prima volta ne tralasciai improvvidamente la lunga e logorroica introduzione per andare subito alla trattazione economica, che trovai invero molto meno convincente di altre di segno opposto già lette, e quindi congedai senza rimpianto blog e autore.
Recentemente, dopo aver notato il successo che Bagnai riscuote, sono tornato su quello stesso articolo questa volta leggendolo tutto. Sono rimasto affascinato. Quella che ad una prima occhiata mi era sembrata una verbosa prolusione mi è apparsa come un geniale tentativo, probabilmente riuscito, di imbonire i lettori di tipo “Pippo”, accaparrandosene attenzione e fiducia, accarezzando e solleticando il misto di ingenuità e presunzione che li caratterizza. Sentite un po’ qua: “gli economisti le cose non è che non le sappiano o che non le dicano. Le sanno, e le dicono, e quando se le dicono, queste cose, i loro rigorosi e un pochino arzigogolati discorsi somigliano tanto, ma tanto tanto tanto, alle vostre schiette e limpide intuizioni“. Il nostro “Pippo” si sente finalmente apprezzato e blandito: non ha di fronte il solito intellettuale noioso che chiama in causa concetti astrusi come subdola cortina di fumo, atta a lasciare non dette le verità più scomode. Stavolta ha di fronte uno che gli dice: “io ho studiato, io ne so di economia, e ti posso dire con certezza che tu, che pure di economia non hai mai aperto un libro, hai capito tutto, solo che non te lo vogliono dire…”. Bagnai prosegue: “vi è stato suggerito, o meglio imposto, di non credere ai vostri occhi, e alla fine, de guerre lasse, vi ci siete abituati. “. In sintesi, lui dice a “Pippo”: “Ti hanno il fatto il lavaggio del cervello che ti fa credere che ci voglia una laurea in economia e commercio per capirci qualcosa di economia e invece no, basta saper fare due più due…”. E poi prosegue: “fino a quando non è arrivato un tipo strano che ha cominciato a spiegarvi cosa dicono gli economisti [,..], usando però un linguaggio meno aulico.“ Ecco il cavaliere senza macchia e senza paura che smaschera l’intrigo e vi restituisce la tanto sospirata verità. “quanto avevate intuito coincideva, in effetti, con le conclusioni di ponderosi studi scientifici. Il che, posso immaginare, deve essere stato una bella soddisfazione intellettuale: riconciliare i fatti con le proprie intuizioni“. Il lettore sta esultando come Tardelli dopo il gol alla Germania. Ma, attenzione, Bagnai, come Pertini, esulta con lui “Mai quanto la mia nel constatare che vi ho aiutato a emanciparvi“. Il profeta si manifesta come colui che ha reso possibile il miracolo, ma non finisce qui: “da oggi sarà guerra totale” annuncia trionfante, sapendo di aver già a sua disposizione un esercito di “Pippo”.
Non voglio fare il “Pippo” anch’io pronunciandomi sulle considerazioni di natura economica che poi Bagnai fa. Magari sono preziosissime e sono io, da ignorante, a sottovalutarne il pregio scientifico, ma anche se raccontasse la favola di Biancaneve, i “Pippo” in ascolto gli darebbero sicuramente ampio credito, vista l’attraentissima captatio iniziale. Sbirciando tra i pezzi di Bagnai, sia sul suo sopracitato blog personale che su quello che ha sul sito de Il Fatto Quotidiano, noto la quantità impressionante di commenti del tipo: “Grande!”, “Bravo!”, “Un mito”, che ci si aspetterebbe semmai di trovare sul blog di Fabio Volo.
Questo è uno dei rischi del mondo web 2.0. Quello che la fama di un economista non sia determinata dalla saccente e polverosa ma competente valutazione di altri economisti, ma dalla capacità di imbonire la folla del mondo socialnetworkizzato. Un mondo pieno anche di “Pippo”.
A proposito, se vi viene in mente un modo di definire i “Pippo” i commenti sono benvenuti…

26 Settembre 2014

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