Russia: che fare?

Se non ci fosse stata la crisi georgiana gli ennesimi assassini politici in Russia sarebbero forse passati sotto silenzio, come molti dei precedenti, ed invece noto che le fonti di informazioni occidentali hanno dato molto spazio all’omicidio di Yevloyev, oppositore politico ingusceto, ed alla repressione delle conseguenti manifestazioni di protesta (dico fonti di informazioni occidentali perché invece da noi i telegiornali hanno ignorato l’evento, perché sappiamo bene da che parte sta il nostro governo) così come all’altro omicidio avvenuto in questi giorni in Daghestan di Abdulla Alishayev.
In particolare nell’assassinio di Yevloyev c’è sicuramente una novità rappresentata dal fatto che per la prima volta non si tratta di un’esecuzione attribuita a qualche ignoto sicario. Il giornalista è stato caricato su una macchina della polizia ed è arrivato a destinazione cadavere con un colpo di pistola alla tempia. Il segnale è chiaro: il successo in Georgia ha rafforzato l’egemonia dell’oligarchia filo-Putin che non si sente più obbligata a regolare i conti con gli oppositori in modo sotterraneo ma può farlo in modo aperto. Se il mondo consente a Putin di regolare i propri conti con la Georgia come ha fatto non si vede perché dovrebbe impedirgli di usare lo stesso metro internamente. Diventa sempre più difficile per l’opinione pubblica occidentale ignorare ciò che è vero già da anni, ovvero che la Russia è un paese governato da uno stato di polizia e nel quale ogni opposizione è repressa ed eliminata.
Se in altri casi situazioni come queste sono prese a cuore in occidente solo da attivisti per i diritti umani, la presenza di un governo dittatoriale in Russia assume, anche per i meno dotati di senso etico, un risvolto pratico piuttosto allarmante per almeno due buoni motivi. Il primo è che la Russia è il principale fornitore di energia dell’intera Europa, il secondo è che Putin ha ereditato dall’Unione Sovietica un esercito di dimensioni imponenti. Affidare ad un regime dittatoriale, che poggia il suo consenso su un forte nazionalismo, un potenziale bellico ed energetico così devastante è un rischio che sarebbe meglio non correre. Il rischio che il regime di Putin faccia deflagrare conflitti qua e là per consolidare il proprio consenso porterebbe ad un’instabilità che l’Europa non può accettare, e la possibilità per Putin di sfruttare il ricatto energetico è troppo concreta per potergliela concedere. La previsione che nei prossimi anni si riprongano episodi come quello georgiano o come la crisi del gas con l’Ucraina del 2006 è abbastanza realistica ed è importante riuscire a scongiurarla.
E’ pur vero che molti paesi europei ricavano una gran parte del loro metano dalla Russia, ma è anche vero che la Russia non è l’unico produttore al mondo di gas naturale e, anche se le sue riserve ammontano a più di un quarto di quelle mondiali, l’Europa può sopravvivere anche senza la Russia. Viceversa per la Russia il discorso è diverso. I due terzi delle esportazioni russe fuori dall’ex-Unione Sovietica, sono costituite da gas naturale e petrolio. Se i paesi occidentali cambiassero le proprie fonti di approvigionamento energetico l’effetto per la Russia sarebbe terribile. Aggiungo che anche sul piano militare la Russia ha tutta l’aria di un gigante di argilla: il suo esercito è sì imponente dal punto di vista numerico ma ha un budget inferiore a quello dell’esercito italiano.
In definitiva da un lato emerge l’esigenza sul fronte diplomatico di fare tutto ciò che possiamo per creare il vuoto attorno a Putin, ma il prezzo è accettare che paesi che con l’Europa, dal punto di vista culturale, hanno abbastanza poco a che fare, come la Georgia o l’Ucraina, possano sempre più avvicinarsi all’orbita dell’Unione Europa o addirittura entrarci, nella consapevolezza che ciò renderebbe ancora più complesso il processo di integrazione europea. Dall’altro vi è la necessità di prendere consapevolezza del fatto che la Russia non è un fornitore di energia più affidabile dei paesi islamici e l’unica soluzione definitiva in quest’ambito ci verrà dal raggiungere una relativa indipendenza energetica, puntando il più possibile sulle fonti alternative. Già oggi, con i benefici introdotti dallo stato, chiunque non abiti in fondo ad una valle oscura può installare abbastanza pannelli fotovoltaici sul tetto da rendersi praticamente autosufficiente in termini di fabbisogno energetico casalingo. L’avvio della produzione di auto ad idrogeno fa ben sperare anche nel campo dell’autotrasporto su cui i progetti dell’UE sembrano concreti.
Questi sono i temi in agenda, dal mio punto di vista. Naturalmente sono temi che può affrontare solo un governo che abbia un chiaro progetto strategico e che non consideri Putin un caro amico. In Italia ciò manca oggi e mancherà ancora per un po’ di anni, speriamo negli altri partner europei…

8 Settembre 2008

3 commenti a 'Russia: che fare?'

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  1. Bruno afferma:

    Nell’elenco di spese militari mi colpisce sempre la cifra incredibile spesa ognianno dagli stati uniti. Se non sbaglio le spese per la guerra in Iraq e per il mantenimento dei veterani sono contate a parte, per cui le spesa reale è ancora maggiore.

  2. Bruno afferma:

    La Russia è una potenza locale che ritiene di poter fare ciò che preferisce, nel suo cortile. Molte potenze locali fanno lo stesso, e non sempre gli USA hanno la forza di impedirlo. Si tratta di capire quanto è grande il cortile della Russia, e gli episodi dei giorni passati serviranno proprio a quello.
    La Russia non riesce a liberarsi dello Zar tirannico ed espansionista, come noi non riusciamo a liberarci della corruzione borbonica e papalina dei nostri governi. Siamo tutti vittima del nostro passato, purtroppo.

  3. Coloregrano afferma:

    C’è una differenza, a mio avviso, tra noi ed i russi.
    I russi sono ritornati ad un sistema dittatoriale, dopo una breve e vaga illusione democratica, perché alla fine un paese ricco di materie prime non sente il bisogno di sviluppare un’economia di mercato che, piaccia o non piaccia, è l’unica cosa che ci difende dalla presa del potere assoluto delle oligarchie politiche.
    Il nostro problema è invece aver vissuto in un limbo borbonico, protetto per 40 anni dalla nostra posizione strategica, ed aver subito un contraccolpo, legato all’avvento dell’Europa ed un’economia aperta, che ci ha risospinti verso il borbonismo.
    La Russia arriverà all’implosione quando, tra una ventina d’anni forse, smetteremo di comprare il loro gas e torneranno a fare la fame.
    Il nostro vantaggio è che i nostri governanti alla fame ci porteranno molto più rapidamente.

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