I segreti della politica

Nei giorni scorsi il settimanale Panorama aveva pubblicato delle conversazioni telefoniche dell’ex-Presidente del Consiglio Prodi, raccolte nell’ambito di un processo sulla vendita da parte dell’IRI di Italtel a Siemens. Niente di che: trattative, pressioni, tentativi di raccomandazioni, ma abbastanza imbarazzante per giustificare il tentativo di scoop, ed anche per giustificare l’immediata espressione di solidarietà da parte dell’attuale capo del governo, nel tentativo niente affatto coperto di arruolare anche Prodi tra i sostenitori della legge bavaglio sulle intercettazioni. Prodi ha risolutamente declinato l’invito, rispedendolo al mittente e dicendo che chiunque può pubblicare tutto ciò che vuole su di lui, tanto non ha segreti.
Agli applausi dei simpatizzanti che invocavano l’immediata beatificazione di Prodi si contrapponevano i lazzi dei suoi detrattori che sostenevano che la posizione di Prodi era solo strumentale e che dimostrava che la magistratura era dalla sua parte, eccetera eccetera… A nessuno pare venuto in mente che quello che ha fatto Prodi è il minimo che un paese civile esigerebbe da un uomo politico.
Il problema è che viviamo in una realtà della cui assurdità non ci rendiamo più nemmeno conto. Se solo provassimo a depurare le nostre menti dal lavaggio del cervello compiuto in questi anni dai media ci renderemmo conto che è perfettamente normale, anzi scontato, che un uomo politico sostenga, indipendentemente dal fatto che ciò sia vero o no, di non avere segreti per l’opinione pubblica. Un politico chiede agli elettori la loro fiducia, chiede loro di affidare a lui i propri interessi e le proprie aspirazioni, come possiamo concedere una così ampia fiducia a chi reclama il proprio diritto alla privacy, alla confidenzialità delle proprie conversazioni, alla segretezza dei suoi affari? Sarebbe come se una società per azioni si rifiutasse di render noto il proprio bilancio agli azionisti, come se il marito si rifiutasse di dire alla moglie dove va la sera e così via…
Riusciremo mai a renderci conto di questo? In fondo basterebbe ragionare per renderci conto che esser disposto a render noti i propri segreti dovrebbe semplicemente essere una condizione minima e necessaria per fare il politico e chi abbia delle magagne da nascondere dovrebbe semplicemente dedicarsi ad altre occupazioni. Purtroppo in questi anni bui anche ragionare pare un’abitudine andata perduta.

5 Settembre 2008

6 commenti a 'I segreti della politica'

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  1. Alex afferma:

    Gentile Direttore
    penso che se tantissimi politici, governativi e non, volessero darle ascolto e rendere pubblici i loro affari privati dall’inizio ad oggi, dovrebbero fuggire in qualche paese straniero dove non c’è accordo di estradizione con l’Italia.
    Cordialità

  2. Coloregrano afferma:

    Caro Alex
    Appunto…
    P.S. Specifico che non sono Direttore, sono solo l’autore del blog. Sai, non vorrei finire come Carlo Ruta

  3. cri afferma:

    Dopo la lettura de “I segreti della politica”, mi tornano in mente il caso Olmert e la correttezza di quell’uomo che purtroppo non ha nulla in comune con gli attuali teatranti del panorama politico italiano.

  4. cri afferma:

    E aggiungo, citando Travaglio che cita Scarpinato: “Gli Italiani hanno la classe dirigente che si meritano, anzi è la classe dirigente che ha gli Italiani che si merita”, infatti sono riusciti a plasmare l’opinione pubblica che non è più un’opinione e non è più pubblica.

  5. Andrea afferma:

    “Si pubblichino pure tutte le mie telefonate” è una frase che OGNI politico dovrebbe poter dire ed il perchè l’hai spiegato bene. Invece non lo dice nessuno. Tranne uno. E noi l’abbiamo pensionato anzitempo. Oggi viviamo il castigo di chi ha sprecato il meglio che aveva.

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