Mani Pulite, ventidue anni e non sentirli

L’onda mediatica delle inchieste sulla corruzione si è placata, gli animi si sono calmati e forse è il momento di fare un passo indietro e chiedersi che significato possiamo attribuire alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto grandi progetti come l’Expo e il Mose. Ci sono alcuni elementi interessanti dietro a queste vicende che val la pena di ripercorrere.
frigerio.jpgParto dal personaggio Gianstefano Frigerio. Si tratta di un ex-cassiere della DC, pluriprocessato e pluricondannato negli anni di Mani Pulite. In attesa che tre sentenze di condanna a suo carico divenissero esecutive, pensò bene di candidarsi con Forza Italia alle elezioni politiche del 2001 nella circoscrizione della Puglia. Naturalmente fu eletto e la sua candidatura non ebbe nemmeno ripercussioni negative sul suo partito che fu abbondantemente il primo in Puglia con il 30,15% dei voti, migliorando anzi nettamente il risultato delle precedenti elezioni (24,16%). In quell’occasione si fece designare con il secondo nome (Carlo anziché Gianstefano) forse per fingere di essere solo un omonimo. Sia come sia la cosa funzionò e gli elettori premiarono la sua candidatura, cosa che peraltro poi gli determinò qualche difficoltà, visto che il buon Frigerio negli anni successivi ebbe le sue difficoltà a conciliare la sua attività di deputato con l’affidamento ai servizi sociali. Frigerio è stato recentemente coinvolto nella vicenda Expo in quanto collettore delle tangenti correlate con le opere.
greganti.JPGProseguirei con Primo Greganti, ex-cassiere del PCI, ora semplice tesserato del PD, ma in grado di galleggiare ancora in ambiente politico come “consulente” di una cooperativa che in realtà lo usava come lobbista verso gli ambienti politici e quindi mediatore rispetto alle iniziative corruttive.
Procedo con Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia arrestato e condannato per violazione della normativa in materia di finanziamento ai partiti. Si tratta di un professore universitario che ha gravitato per anni tra aziende con partecipazione pubblica, fondazioni e collaborazioni ministeriali, prima di essere candidato a sindaco di Venezia in uno scontro con Renato Brunetta che gli ha assegnato una vittoria forse sorprendente. Sta di fatto che all’indomani della vittoria perfino Marco Travaglio, in genere non tenerissimo con il PD, ne apprezzava la scelta.
marco-milanese.jpgChiudiamo poi con Marco Milanese, consigliere di Tremonti e parlamentare del PDL nella scorsa legislatura. E’ un personaggio cresciuto professionalmente nella Guardia di Finanza, dalla quale nel 2001 fa il salto verso la politica, sotto l’ala protettrice di Tremonti che lo accoglie al suo Ministero dell’Economia fino a farne il proprio consigliere politico. Si candida alle elezioni nel 2008 e viene eletto, dopodiché diventa una presenza immancabile in ogni scandalo o inchiesta sulla corruzione e quella sul Mose non poteva naturalmente fare eccezione. E’ infatti accusato di avere ricevuto una tangente di 500.000 euro dal Consorzio Venezia Nuovo per far sbloccare dal CIPE i fondi necessari per il Mose.
Riassumendo stiamo parlando di: un signore che in politica ci è nato, cresciuto e di cui la politica (compresi noi elettori) non ha mai pensato di disfarsi nonostante le sue condanne; di uno che magari la politica ha messo alla porta, ma che è prontamente rientrato dalla finestra; e infine di due che hanno fatto per lo più altre cose e che però, appena entrati in politica, si sono subito ritrovati con le manette ai polsi. Cosa ci fa pensare tutto ciò? Che la politica è l’unico problema o che il problema ce l’ha anche un po’ il resto della società? Personalmente mi fa pensare che se Greganti è ancora nel giro un po’ di colpa ce l’abbia forse la cooperativa che lo ha scelto; che un po’ di colpa ce l’abbiano gli elettori che hanno rivotato Frigerio anche se era stato condannato; che un po’ di colpa ce l’abbia la “società civile” se un suo candidato, come Orsoni, si è rivelato quanto meno avventato nel suo rapporto con la legalità. Insomma l’impressione che traggo da queste vicende è ancora una volta che la politica italiana non è un contenitore corrotto in un contesto sano, ma è lo specchio della società che lo circonda. Se non ammettiamo questo semplice fatto, continueremo a inventarci nuovi partiti e nuove alchimie politiche, che alla fine si riveleranno uguali alla società dalla quale provengono.
mani-pulite.jpg22 anni fa di questi tempi il nostro paese era appena entrato in quella stagione che fu definita Mani Pulite. Di questa fase della nostra storia l’inizio è datato con l’arresto nel Febbraio del 1992 di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro di primo piano del PSI milanese. La conclusione di quell’epoca è meno facilmente databile, anzi c’è chi sostiene che Mani Pulite non è ancora finita oggi. Se guardo ai fatti di questi giorni mi viene da dire che, è vero, Mani Pulite non si è mai chiusa e non si è mai chiusa perché le logiche con cui la pubblica amministrazione assegna i suoi lavori continuano ad essere poco trasparenti; continua ad essere vero che qualunque lavoro pubblico in Italia costa di più e si prolunga maggiormente nel tempo rispetto all’omologo di altri paesi; continua ad essere vero che spesso, come nella vicenda Mose, il budget per le grandi opere diventa alla fine un serbatoio a cui attingere per mantenere un giro di complicità e connivenze necessario a tenere in piedi il sistema. Insomma, nulla è cambiato, ed è normale che sia così perché in effetti nulla abbiamo fatto perché cambiasse.
corruzione-it.pngIn questi vent’anni ci siamo divisi tra chi predicava l’onestà e la questione morale e chi invece sosteneva che la corruzione fosse un’invenzione dei giudici, e ci siamo talmente appassionati a questa battaglia da trascurare di interrogarci sui motivi della corruzione, sul perché la nostra società faccia così fatica a scrollarsi di dosso questo macigno. Adesso che finalmente quanti considerano la corruzione un macigno sembrano diventati maggioranza nel paese e chi la riteneva un esempio fulgido del genio italico è ridotto a mal partito, è giunto il momento di chiedersi davvero come facciamo ad eliminarla, come facciamo ad espellere certe condotte dalla nostra vita pubblica. Temo non servano altri nuovi partiti o altre formule politiche, non basta nemmeno dire che siamo tutti contro la corruzione, anche se sarebbe certamente consolante constatarlo. Credo sia invece il momento di mettere in discussione il modo in cui in Italia ci si rapporta con la legalità, di mettere in discussione il modo in cui si assegnano gli appalti, il modo in cui si vive la vita pubblica. L’unica vera svolta che intravedo in questi giorni è proprio il fatto che per la prima volta, di fronte ad un’inchiesta giudiziaria che coinvolge la politica, la politica e i suoi militanti non si mettono in difesa del proprio orticello, ma si mettono in discussione. Mi sembra un elemento di speranza a cui spero facciano seguito efficaci azioni.
Non credo che il DDL anticorruzione in fase di preparazione sarà un elemento risolutivo ma è già positiva la consapevolezza che “uscire da Mani Pulite” non vuol dire, come si pensava vent’anni fa, mettere la museruola alle inchieste della Giustizia, ma vuol dire compiere ogni sforzo per mettere fine ai fenomeni corruttivi che le hanno determinate. E certamente lo sforzo che la politica può fare è quello di intervenire in ambito legislativo per rendere la corruzione meno redditizia, più difficile da realizzare e più facile da individuare.

10 Luglio 2014

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