Ma ci interessa davvero la democrazia europea?

vignetta-europa.jpgAlla vigilia delle elezioni europee questo blog provò a ricordare ai suoi lettori che questa volta con il voto si sarebbe eletto il Presidente della Commissione Europea. I più attenti si chiederanno ora: “Embè? Allora? Chi abbiamo eletto?”. In effetti non saprei dar loro torto. Visto che, a due settimane di distanza, ancora non sappiamo chi sarà il candidato che sarà sottoposto alla ratifica del Parlamento Europeo, non saprei biasimare chi avanzasse il dubbio che “Il Colore del Grano” si fosse preso una grossissima cantonata. Onde evitare brutte figure sono andato a vedermi il Trattato dell’Unione, come emendato dal Trattato di Lisbona nel 2009, e ho scoperto che vi si dice nel titolo 3, all’articolo 17 quanto segue: “Taking into account the elections to the European Parliament and after having held the appropriate consultations, the European Council, acting by a qualified majority, shall propose to the European Parliament a candidate for President of the Commission”. Tenendo conto che la lista che esprimeva come candidato Juncker è risultata quella più votata, mi parrebbe naturale che sia lui il candidato (per quanto, lo preciso, chi scrive non ha votato per il PPE e non apprezza il personaggio). Intendiamoci, il PPE di Juncker non ha la maggioranza assoluta in Parlamento, ma il leader del principale schieramento alternativo (Martin Schulz del PSE) ha già annunciato che la candidatura di Juncker avrà il suo appoggio e anche il leader dei liberaldemocratici Guy Verhofstadt si è dichiarato favorevole. E allora? Pare che ci siano alcuni capi di governo degli stati, Cameron in testa, a cui Juncker non piace. E’ vero che il mandato parte dal Consiglio Europeo, quindi dall’assemblea dei capi di governo dei paesi membri, ma il Consiglio è costituito da 28 capi di governo e in più è vincolato, come detto sopra, dall’esito delle elezioni.
cameron-vs-eu.jpgQualcuno parla già di golpe europeo, ma in realtà la fronda nei confronti di Juncker e la riluttanza a rispettare l’esito elettorale ha, a mio modo di vedere, delle motivazioni molto chiare che nulla hanno a che fare con un intento eversivo ma semmai con quella sacra paura dell’Europa che sembra assillare molte segreterie di partiti europei. Se infatti passasse il principio che anche le istituzioni europee possono agire in base a mandati democratici, esattamente come quelle nazionali, rischierebbe di venire meno la diffidenza delle opinioni pubbliche nazionali verso le istituzioni europee stesse e questo potrebbe accelerare il processo di spostamento di poteri tra stati nazionali e Europa, con ovvio declino delle elite politiche locali. C’è poi un problema specifico degli stati senza Euro e della Gran Bretagna in particolare (che non a caso pare leader, insieme all’Ungheria e alla Svezia, della fronda anti-Juncker). E’ opinione diffusa tra gli economisti che la gestione della moneta unica senza un braccio politico sia sempre più problematica e che l’alternativa ad un rischio di deflagrazione di Eurolandia sia il progressivo spostamento di poteri verso le istituzioni europee. Questo rischia di porre le nazioni senza Euro di fronte ad un trivio: stare nell’UE in un ruolo politicamente marginale, uscire anche dall’UE, oppure entrare nell’Euro, quest’ultimo passo avrebbe però ora un prezzo ovviamente molto salato e rischierebbe di essere molto impopolare. Non mancano media che sembrano fare da sponda a queste posizioni, è il caso del Financial Times che non ha mancato di sostenere il tentativo di siluramento di Juncker.
vertice-harpsund3.jpgC’è però anche chi invece sostiene che Cameron rischia grosso esponendosi così sul tema. E in effetti quando queste strategie più o meno occulte si sono palesate in un summit tenutosi tra i quattro capi di governo di Regno Unito, Olanda, Svezia e Germania (guardacaso due di essi non hanno l’Euro), per cercare di trovare un accordo su un candidato alternativo a quello indicato dalle elezioni europee, pare che il risultato sia stato deludente per il fronte anti-Juncker. D’altra parte vorrei ben vedere, visto che 4 paesi avrebbero voluto decidere per 28, in spregio all’esito delle elezioni, e non dimenticandoci che un eventuale candidato deve comunque ricevere l’approvazione del Parlamento e non si capisce come potrebbe guadagnarsi la maggioranza di un Parlamento in cui un’ampia maggioranza è oggi per Juncker.
C’è chi in Italia chiede l’impeachment di Napolitano per le accuse circa la vicenda dell’incarico a Monti, ma qui stiamo parlando di qualcosa di molto peggio. Paragonando la situazione europea a quelle vicende di casa nostra, è come se Napolitano si fosse messo, non nel 2011 ma all’indomani delle elezioni vinte dal PdL nel 2008, a sondare il terreno per trovare un capo di governo alternativo a Berlusconi. La cosa sconcertante è la reazione assolutamente piatta dell’opinione pubblica. Gli stessi che criticano spesso e volentieri le istuzioni europee imputando ad esse un deficit di democrazia, sembrano reagire con distacco quando quel poco di democrazia è così palesemente aggredita, tributando decisamente più interesse all’ennesimo caso di tangenti o all’esito delle elezioni comunali di Livorno. E allora qual è davvero il problema? E’ l’Europa che non è democratica o siamo noi che non siamo proprio capaci di difendere la democrazia, il nostro voto, se appena si esce dalla logica della contrapposizione tifosa tra sostenitori del partito A e di quello B? Non dimentichiamoci che la democrazia non è mai un bene conquistato definitivamente, la democrazia deve lottare ogni giorno per la sopravvivenza e sopravvive solo fintanto che l’opinione pubblica si fa parte agente all’interno dei suoi processi, e oggi l’opinione pubblica europea (e in particolare quella italiana) pare essere in tutt’altro affaccendata.

11 Giugno 2014

Non ci sono ancora commenti ma sicuramente tu avrai qualcosa da dire...

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs