Solo per ricordare che si vota per l’Europa

Durante il recente dcandidati_commissione_europea.jpgibatto tenutosi a Maastricht tra i candidati alla Presidenza della Commissione Europea, ad un certo punto uno studente ha formulato una domanda che ho trovato la più interessante della serata. Ha chiesto “Come potete assicurarci che siete in grado di portare avanti le vostre proposte economiche quando il vero potere decisionale sta nel Consiglio Europeo e non nella Commissione?” suscitando un malcelato imbarazzo tra gli interlocutori. Questo blog ha già trattato il tema del corto circuito per il quale i governanti dei paesi europei si ritrovano a Bruxelles, decidono, e poi tornano indietro sostenendo che “Ce lo chiede l’Europa” ed è questo certamente un problema fondamentale per le istituzioni europee e il Parlamento che ci accingiamo ad eleggere. Non penso però che siano considerazioni di questo tenore quelle che inducono la nostra classe politica a condurre una campagna elettorale europea in cui si parla di tutto tranne che di Europa. Partiamo dalle facce: Renzi, Berlusconi, Grillo. Che c’entrano con l’Europa? La competizione è tra i partiti europei, il PSE, il PPE, l’ALDE, i Verdi, semmai per i sopra menzionati candidati di questi partiti. Sarebbe come durante una campagna elettorale per l’elezione del parlamento italiano, in Piemonte parlassero solo Cota e Chiamparino. Ma anche gli argomenti non sono da meno, si parla solo e sempre di Italia, meglio se di intrighi e complotti, mai di Europa. Renzi dice che lui pensa a governare (l’Italia, non l’Europa però), Berlusconi dice che ridurrà le tasse, che abolirà Equitalia, Grillo che chiederà le dimissioni di Napolitano, che cambierà la legge elettorael. Anche quando ci provano a parlare di Europa, lo fanno a sproposito. E’ fatto molto bene ad esempio il filmato che enuncia i sette punti proposti per l’Europa dal Movimento Cinque Stelle. Purtroppo quasi sempre vanno anche qui fuori tema. Vediamo punto per punto :

  1. L’abolizione del fiscal compact o (immagino sia un’alternativa) la revisione dei parametri del Fiscal Compact stesso e di Maastricht. Peccato che il fiscal compact sia un trattato tra Stati, così come del resto Maastricht, quindi il Parlamento Europeo non c’entra quasi nulla, si tratta di un punto che può essere in agenda nel programma di un governo nazionale, non di un parlamentare europeo;
  2. Nuove alleanze tra paesi dell’Europa mediterranea. Anche qui si parla di alleanza tra stati, non si vede che ruolo dovrebbe avere l’Europa.
  3. Aumentare la quota dei prodotti alimentari prodotta in Italia. Il M5S conta di realizzare questo aumento detassando i prodotti fabbricati in Italia. Ammesso che ciò sia praticabile è di nuovo un provvedimento che deve realizzare il Parlamento Italiano.
  4. Abolizione del pareggio di bilancio in Costituzione.La Costituzione italiana la può modificare solo il nostro Parlamento, non quello europeo.
  5. Referendum sull’uscita dall’Euro. Si parla di uscita dell’Italia, ammesso che si possa fare (in teoria la nostra Costituzione che non consente di sottoporre a referendum trattati internazionali) è comunque una decisione italiana. Di nuovo il Parlamento Europeo non c’entra alcunché
  6. L’introduzione degli Eurobond. Questo è l’unico punto che abbia senso discutere in Europa. E’ vero che probabilmente per introdurre gli Eurobond sarà richiesta una revisione dei Trattati, e quindi la palla passa ai governi, però la Commissione può fornire un contributo. C’è però da dire che non risulta che il M5S abbia espresso un suo candidato o una posizione sui candidati per la Presidenza della Commissione, quindi non si capisce come conta di influire in merito…

Non sembra d’altra parte che l’opinione pubblica si lamenti troppo di questo provincialismo. Tutto mi lascia pensare che una rete televisiva che proponesse un’intervista a Schulz o a Juncker registrerebbe ascolti ridicoli.
L’unica lista che ha manifestato una dimensione chiaramente a genuinamente europea direi sia la lista Tsipras, a partire dal suo leader che è andato in giro per l’Europa in prima persona a metterci la faccia. Mi pare sia anche l’unica ad avere sull’Europa una piattaforma chiara e chiaramente riformista, senza cedere all’antieuropeismo. Eppure al momento i sondaggi non sembrano affatto premiarla.
Eppure ci sono delle cose che ci si potrebbe aspettare di trovare nelle piattaforme programmatiche e che spesso risuonano nell’opinione pubblica europeista.
esercito-europeo.jpgSe mettiamo insieme tutte le spese militari annue dell’UE (dato al 2012) raggiungiamo i 200 milioni di Euro, poco meno della metà di quelle degli Stati Uniti e quasi il doppio del secondo paese al mondo per spese militari, la Cina. Che senso ha continuare ad avere 28 eserciti? Quanto potremmo risparmiare se avessimo un solo esercito? Rimarremmo il secondo paese al mondo per spese militari, pur con una riduzione del 35% delle spese. In Italia farebbero 9 miliardi di Euro all’anno, non sono pochi. Non vedo aspetti negativi a meno che non ci sia qualcuno che abbia voglia di dichiarare guerra ad altri stati dell’Unione, in quel caso più che l’esercito ci vorrebbe uno psichiatra, ma uno buono. Se ne parla anche qui e non solo, ma non ne vedo traccia nel dibattito elettorale.
Ancora recentemente Renzi ha fatto riferimento (in toni pietistici che si poteva risparmiare) al bisogno che l’Italia avrebbe di un sostegno europeo nelle emergenze sollevate dall’immigrazione. Ha in parte ragione, peccato che trascuri il particolare che le competenze europee sull’immigrazione sono minime (vedi qui e qui), e questo perché l’immigrazione è un tema delicato e quindi sul quale gli stati nazionali sono restii a passare potere. O vogliamo che l’Europa ci dia una mano, ma allora gli diamo gli strumenti per farlo, o preferiamo fare da soli ma senza penosi vittimismi nei momenti di difficoltà.
Si dice poi spesso che i politici europei sono oscuri burocrati, se lo sono perché non rendere le loro cariche elettive? Ottima l’idea del principali partiti europei di indicare il candidato Presidente, ma perché non prevedere elezioni dirette per questa carica, parallelamente all’elezione del Parlamento? Sarebbe più democratico e sarebbe forse la volta buona per riuscire a mettere da parte la nostra bulimica classe politica nazionale.
Si parla poi spesso di revisione dei Trattati, e quando se ne parla si allude spesso all’abitudine di discutere tali revisioni in incontri intergovernativi, dall’andamento e dalle dinamiche oscure. Perché la revisione della Carta Fondamentale dell’Unione Europea (provando di nuovo a chiamarla Costituzione e non Trattato) non la si fa in Parlamento come in qualunque democrazia? Anche qui la lista di Tsipras è stata l’unica a proporre una svolta democratica delle istituzioni europee, ma a mio avviso non con la necessaria forza.
Eppure dai tre principali partiti non abbiamo sentito parlare di nulla di tutto questo, polemiche sulle merendine all’asilo, su Dudù o sulle tangenti dell’EXPO. Ce la faremo mai a non subire l’agenda dei media (che poi i partiti dettano ai media) e a non consentire che il nostro voto diventi sempre e solo un sondaggio funzionale alla spartizione del potere nel nostro orticello nazionale? Riusciremo mai a chiedere con forza che chi si candida ad un’elezione ci informi su cosa farà davvero se eletto, senza divagare? Non lo so, ma so che dipende da noi, da quanto sapremo ascoltare chi ci parla d’Europa e ignorare chi ci parla di altro, da quanto sapremo ricordarci Domenica che sono le elezioni europee sono europee e nient’altro.

22 Maggio 2014

Un solo commento. a 'Solo per ricordare che si vota per l’Europa'

Iscriviti con RSS or TrackBack ai commenti a 'Solo per ricordare che si vota per l’Europa'.

:: Trackbacks/Pingbacks ::

  1. Pingback di Ma ci interessa davvero la democrazia europea? : Il colore del grano - on Giugno 11th, 2014 at 19:49

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs