L’economia al tempo dei social network

E’ singolare la piega che sta prendendo il dibattito politico in questa strana campagna elettorale europea e in questa strana fase della nostra storia. La polemica attorno all’Euro ha spostato sul tema economico-finanziario una bella fetta delle discussioni a sfondo politico. Laddove un tempo si discuteva di immigrazione, sanità, scuola, lavoro, oggi una rilevante parte del dibattito pubblico è assorbita dalle dissertazioni di economisti veri o improvvisati su tassi di cambio, aree valutarie, domanda aggregata e inflazione. La cosa ha avuto dei risvolti a tutti i livelli della pubblica opinione ovviamente. Non puoi mettere qualcosa su un social network che abbia a che fare con economia e finanza che subito si genera un dibattito su sovranità monetaria, debito pubblico e spread, dibattito che si svolge in genere apparentemente tra assoluti profani, tra i quali ovviamente mi annovero anch’io.
keynes-sul-time.jpgE’ un dibattito per forza di cose superficiale, come sempre lo è il dibattito tra potenziali elettori, ma mentre il dibattito altrettanto superficiale su sanità, scuola, tasse, lavoro ha un contenuto esperienziale che lo rende comunque interessante, il dibattito su questioni economiche risulta piuttosto grottesco. I partecipanti non hanno da mettere sul piatto spesso né le competenze né le esperienze per potersi esprimere, eppure lo fanno con lo stesso vigore con cui discuterebbero sulla moralità dei rom o sul rigore per il Milan. Un dibattito tra profani che si rispetti inoltre, proprio perché povero di contenuto tecnico, tende a semplificare ed in genere si semplifica convergendo su posizioni generalizzanti (”il Milan è sempre favorito dagli arbitri”, “i rom sono tutti ladri”) e tendenzialmente valoriali, più che tecniche, e la stessa tendenza si manifesta nel dibattito su temi economici con effetti anche qui devastanti per la coerenza del dibattito. Ne ha fatto le spese uno dei profeti del dibattito scientifico tra profani, ovvero Casaleggio, che per aver fatto vaghe aperture ad una riduzione della spesa pubblica è stato fatto oggetto di attacchi furenti (vedi qui e qui) dal suo stesso bacino cinquestellato, in nome di Keynes e delle sue teorie. In realtà si tratta ovviamente di posizioni che hanno radicalizzato le teorie keynesiane portandole all’estremo per il quale costruire un autostrada a quattro corsie tra Castellamonte e Cuorgné fa bene all’economia. Ci si dimentica che le teorie economiche, come tutte le teorie scientifiche, non hanno uno scopo assiologico, non vogliono cioè stabilire cosa sia buono e cosa sia cattivo, ma cercano semplicemente di anticipare gli esiti di un’azione su un sistema al fine, nel caso dell’economia, di individuare quali azioni siano utili e quali dannose, una volta che siano condivisi i parametri attraverso i quali si misura utilità e danno. Keynes non dice che la spesa pubblica è buona e i tagli alla spesa sono cattivi, ma che a parità di altre condizioni e laddove vi siano risorse produttive inutilizzate una spesa pubblica abbondante fa da leva allo sviluppo economico, dando per scontato che la spesa pubblica sia correttamente indirizzata, il che quindi non significa che va bene comprare mille siringhe quando ne bastano cento o assumere cento dipendenti statali per un lavoro che ne richiede dieci. Questo però è un entrare nel merito, esercizio che mal si accorda con il taglio tipico dei commenti da blog e da social network, che poi sono la versione internautica delle classiche discussioni da bar. E in effetti questo sembrerebbe l’esito perverso delle dinamiche che l’era dei social network sviluppa: ridicolizzare la scienza, qui l’economia altrove la medicina o la fisica, facendone argomento da bar, con il rischio che una fandonia prevalga su una verità scientifica se solo si riesce a proporla in modo accattivante al pubblico.
Il bello è che l’effetto, volontario o meno che sia, sul dibattito pubblico di questi giorni è che si sposta il tiro rispetto ai temi tradizionali, proprio in un momento in cui i temi tradizionali avrebbero consistenti argomenti da mettere sul tavolo. E’ in effetti singolare che, mentre un altro pezzo della nostra classe politica finisce in manette, mentre si scoperchiano scandali e tangenti, mentre l’EXPO ci ricorda che facciamo davvero fatica ad organizzare anche solo un torneo di ramino senza dover distribuire mazzette ad amici e compagni di merende, si ritrovi sui forum il popolo del “nuovo che avanza” pronto a giurare che la colpa dei guai del nostro paese è tutta della BCE, dell’Euro e di chiunque altro (ovviamente) non abbiamo eletto noi. Anche perché se la responsabilità fosse di qualcuno che abbiamo eletto, ci sarebbe il rischio di sentirci corresponsabili anche noi, e non sia mai che sia anche un po’ colpa nostra…

16 Maggio 2014

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