Un fantasma per nemico

Una parte consistente dell’elettorato europeo manifesta in questo periodo l’intenzione di rivolgersi, nelle elezioni che si svolgeranno a fine Maggio, a movimenti definiti, più o meno propriamente, anti-europeisti. Tra questi ci sono coloro che si battono apertamente contro il progressivo passaggio di poteri dagli Stati Nazionali verso istituzioni transnazionali, e coloro che sembrano più opporsi all’Euro e all’Unione Valutaria che lo sostiene. le-pen-grillo.jpgDetto che non sempre è chiaro il confine tra gli uni e gli altri, sicuramente hanno, tra le altre, una cosa in comune: una generica insofferenza nei confronti dell’”Europa” come concetto astratto. “L’Europa ha fatto questo”, “L’Europa non ha fatto quello”, “E’ colpa dell’Europa”. Nella retorica antieuro/antieuropeista l’”Europa” è tirata in ballo come fosse un apparato istituzionale con poteri e prerogative che ne fanno un’istituzione autonoma, altro dagli Stati nazionali, apparentemente fuori dal nostro controllo. E’ proprio così?
Comincerei col chiedermi cos’è davvero oggi l’”Europa”. Intanto in Europa c’è un Parlamento che è eletto dai cittadini europei con un sistema proporzionale, sistema elettorale considerato sommamente rappresentativo. Cosa sappiamo di questo Parlamento? In effetti sappiamo che il leader del partito italiano più anti-europeista, la Lega, incassa lo stipendio da parlamentare europeo senza dare grossi contributi ai lavori parlamentari (ed è pure recidivo) e forse è diventato così anti-europeista proprio perché si è offeso quando gliel’hanno fatto notare. Ma a parte questo sappiamo poco altro: ogni tanto i nostri notiziari accennano a direttive europee, che però in genere vengono citate soprattutto allorché qualche politico nazionale si sente di spiegarci che qualcosa di molto impopolare viene fatto a causa di una direttiva europea (e spesso è pure falso). Nella realtà nel Parlamento Europeo sono state negli anni approvate tutta una lunga serie di direttive che hanno imposto alle nazioni europee miglioramenti ai diritti dei consumatori, alla libera competizione sul mercato, alla difesa dell’ambiente. Di recente una direttiva sulle telecomunicazioni ha di fatto vietato le tariffe di roaming per gli utenti di telefonia mobile, cosicché i clienti di ogni operatore dell’UE si potranno spostare all’interno dell’Europa conservando le stesse tariffe di cui usufruiscono a casa loro. Questo sgancerà sostanzialmente la competizione tra operatori mobili di telecomunicazioni rispetto ai confini nazionali. Ma gli altri esempi sono innumerevoli: contenimento ritardi nei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, brevetto europeo, efficienza energetica e così via.
A fronte di questi provvedimenti, che penso possan trovare l’approvazione della stragrande maggioranza dei cittadini, l’antieuropeista ti risponde: “Sì, ma chi è che ha imposto i tagli di spesa al nostro governo, con impatti su sanità, scuole, pensioni?” Qui la risposta non è semplice. Ovviamente il patto di Maastricht, che pure il nostro Parlamento approvò a schiacchiante maggioranza, ci impone delle soglie di “salute finanziaria” per garantire stabilità all’unione valutaria. Non sono soglie diverse però da quanto la buona amministrazione di un sistema economico consiglierebbe e non c’è nessun vincolo su come queste soglie possano essere raggiunte o mantenute, ovvero se, ad esempio, tagliando le pensioni o tassando i SUV. E’ l’Europa che ci chiede di tagliare le pensioni o precarizzare il lavoro? In generale no, le istituzioni europee ci raccomandano quanto già citato sopra, niente di più. Ci sono stati Commissari europei che nel passato hanno dato indicazioni in questo senso? Qualche volta, anche se poche, ma ricordiamoci che la Commissione Europea è eletta dal Presidente (oggi il portoghese Barroso) che è incaricato dal Consiglio Europeo, ovvero dai governi degli stati membri, e il Presidente poi sceglie i suoi Commissari in modo che ce ne sia uno per ogni stato. Il Parlamento deve approvare Presidente e Commissione ma non può proporre candidati alternativi. Alle prossime elezioni per la prima volta i principali partiti europei presenteranno dei candidati di bandiera alla Presidenza della Commissione ma, anche in questo scenario, non c’è in effetti nessuna garanzia che il Consiglio di Europa segua le indicazioni degli elettori o che comunque, una volta nominato, il Presidente si sottrarrà alle logiche del Consiglio (ovvero ancora dei governi nazionali) per seguire le istanze del Parlamento (ovvero dei cittadini europei). Si dirà ancora: e il Fiscal Compact? Il Fiscal Compact è un accordo tra stati che dal Parlamento Europeo non è nemmeno passato per ratifica. In sostanza la maggior parte delle cose che agli anti-europeisti non piacciono non le ha fatte l’”Europa” ma quei governi nazionali che abbiamo votato e di cui alcune forze anti-europeiste hanno addirittura fatto a lungo parte.

In definitiva quel concetto pressoché mitico di “Europa”, che popola la retorica anti-europeista, e che corrisponde ad un misterioso potere colluso con ogni genere di organizzazione maligna, nella realtà non esiste. vignetta-european-elections.jpgRiassumendo infatti, l’”Europa” si divide in un organo legislativo, il Parlamento, rappresentativo dei cittadini europei ma decisamente depotenziato e in grado di legiferare solo su argomenti non strategici (anche se spesso giovevoli per noi cittadini), e un organo esecutivo, la Commissione, fantoccio, tramite il Consiglio, dei governi nazionali e in particolare dei più influenti tra di loro (anche per via delle ampie maggioranze richieste per l’approvazione). E quindi chi dice “Europa” dice in realtà governi nazionali, quegli stessi governi a cui molti sembrano oggi desiderosi di ridare anche quei pochi poteri che la pachidermica lentezza del processo di integrazione europea aveva sottratto loro.
Cosa spinge tanti uomini e donne verso questo autolesionismo di massa? Credo sia quel processo di autoderesponsabilizzazione che in politica è pratica quasi quotidiana. Da una parte deresponsabilizzazione politica da parte di quelle forze politiche che hanno passato decenni al governo e che adesso cercano di riproporsi verginei accusando del nostro declino questa fantomatica Europa, dall’altra parte di deresponsabilizzazione personale da parte di quegli elettori che per anni hanno dato fiducia alle stesse facce, benché impresentabili, e di fronte al loro fallimento oggi, piuttosto che fare autocritica, preferiscono convalidare il feticcio dell’”Europa”. Ridiamo potere a chi ci ha portato fino a qui, pur di non ammettere che forse abbiamo sbagliato a votarli.
Forse un giorno l’”Europa” ci sarà davvero, forse eleggeremo davvero istituzioni europee con reali poteri di intervento e reali competenze in ambiti quali economia, politica estera, giustizia sociale, immigrazione. Per me e per tanti quello sarà un gran giorno; per altri magari meno, altri che anche quel giorno si proclameranno anti-europeisti, ma almeno allora costoro saranno contrari a qualcosa di reale e concreto e non ad un fantasma o un sogno ancora irrealizzato.

7 Maggio 2014

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