Non c’è quota rosa senza spine

quote-rosa.jpgNegli ultimi giorni la politica italiana è stata scossa dalla discussione sulla cosiddetta parità di genere. Si voleva approfittare della riforma delle legge elettorale per introdurre un principio di equiparazione forzata di donne e uomini nelle liste elettorali. E’ un principio che francamente non mi entusiasma. Non mi entusiasma, ma non certo perché ritenga normale che le donne siano in Parlamento meno degli uomini. Non è normale ed è anzi un grave problema, ma non perché i cittadini di sesso femminile siano così sottorappresentanti, come ho sentito spesso sostenere in questi giorni. Se devo dirla tutta trovo anzi un po’ sessista la logica per la quale una donna rappresenti una donna più di un uomo e viceversa. Personalmente mi sento rappresentato da chi la pensa come me e non rappresentato da chi non la pensa come me, a prescindere dai suoi caratteri sessuali. Lo squilibrio tra parlamentari uomini e donne è invece per me un problema grave perché specchio del pregiudizio che molti uomini. e anche molte donne, ancora conservano circa la possibilità di una donna di essere efficace in politica quanto un rappresentante dell’altro sesso, e questo pregiudizio non sarà certamente scalfito dalle quote rosa, che anzi forse alimenteranno il luogo comune per cui se una donna ce la fa è perché ha avuto qualche “aiuto esterno”.
Ma il problema su cui vorrei concentrarmi non è questo: la legge elettorale che va ad essere approvata ha molti difetti, primo dei quali certamente la persistenza delle liste bloccate e quindi l’impossibilità per i cittadini di scegliere i propri rappresentanti. Il problema che molti fingono di dimenticare è che il nostro paese è in una grave empasse istituzionale; sostanzialmente non esiste una legge che disciplini ciò di cui un sistema democratico non può fare a meno: le elezioni. O meglio la legge esiste ma è incostituzionale, il che significa che fintanto non ce ne sarà una nuova non si potranno sostanzialmente tenere nuove elezioni. In uno scenario simile l’approvazione immediata di una modifica anche minimale che renda la legge attuale costituzionale non è un atto di responsabilità, è un atto di non-irresponsabilità. Capisco quindi chi voglia approfittare del momento per inserire nella nuova legge elettorale una norma che ritiene, a torto o a ragione, di progresso civile. Esula invece dalle mie capacità di comprensione la posizione di chi ha annunciato di non votare la legge in quanto non ha contemplato la norma stessa, se non come pretesto per cercare di affondare un tentativo che potrebbe preludere ad uno scioglimento delle camere. Per carità, grazie ad un altro recente coup de theatre potremo tornare a votare solo dopo l’abolizione costituzionale del Senato, visto che la riforma della legge elettorale del Senato è stata cancellata. Ma si saranno detti: perché rischiare?
Mette davvero malinconia che un tema serio come le pari opportunità e in generale il rapporto tra i sessi, abbia fatto apparentemente ancora una volta da paravento a logiche di tutt’altra natura.

14 Marzo 2014

2 commenti a 'Non c’è quota rosa senza spine'

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  1. andrea afferma:

    Sono d’accordo con quel che scrivi sulle quote rose e l’empasse istituzionale.
    Solo non darei per certo che la nuova legge elettorale sia costituzionale, anche se per saperlo dovremo aspettare 8 anni…

  2. Margherita afferma:

    Leggo con molto piacere questo post perchè da donna la penso esattamente allo stesso modo. A quanto sopra posso solo aggiungere che talvolta l’intransigenza con cui si combattono certe storture del sistema porta a nuove storture, esattamente uguali a quelle che si stanno combattendo. Ne è un esempio, per me che sono di sinistra, l’intransigenza ed il ‘fascismo’ che vedo in certi militanti della sinistra, che non si rendono conto di utilizzare gli stessi modi e di avere forse la stessa sostanza di coloro che vorrebbero combattere. E’ proprio perchè mi considero fortemente femminista che trovo patetica la questione delle quote rose, così come trovo patetica l’evoluzione di gran parte del movimento femminile degli ultimi anni che anziché portare avanti la ‘bandiera’ della nostra specificità di genere e - permettetemelo - del nostro essere speciali ci ha portate a scimmiottare in maniera becera i comportamenti del cosiddetto sesso forte. Dobbiamo pretendere di più e di meglio di una quota rosa in Parlamento per essere rappresentate.

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