L’Italia che piace al mondo

Ho rivisto poche settimane fa, dopo molti anni, “La Dolce Vita” di Fellini. Non è stata una scelta, era per l’esame universitario di Storia del Cinema, anche se da tempo avevo curiosità di rivedere un film visto molti anni fa, magari senza l’armamentario adatto per capirlo fino in fondo.
ladolcevita.jpgCosì, quando l’altra sera mi sono messo davanti al televisore per vedere “La Grande bellezza” (negli ultimi tre anni al cinema sono riuscito a vedere soltanto “Frozen” e “Monster’s University”), avevo ancora fresca negli occhi la Roma di Marcello Rubini (protagonista del film di Fellini). Sarà per questo che ho trovato un sacco di analogie tra i due film, diversi i protagonisti, diversi molti personaggi, diversa anche Roma, ma simile il vuoto esistenziale, la difficoltà nei rapporti, il girovagare incessante alla ricerca di un senso destinato sempre a sfuggire, forse perché il girovagare è appunto l’unico senso rintracciabile. La “Grande bellezza” mi è parso un film godibile, un film che scava in profondità nell’intimo umano e nella società italiana di oggi. Mi viene però un terribile dubbio, accostando il successo di Sorrentino al successo di Fellini cinquant’anni fa. Non è che è questa l’Italia che il mondo si aspetta? Non è che un’Italia attiva, risoluta, intraprendente, non abbia la stessa accoglienza, non sollevi lo stesso entusiasmo? L’Italia che si parla addosso nei salotti, l’Italia che potrebbe fare ma non fa e non sa nemmeno perché, l’Italia che se si impegna lo fa solo per blandire amici e conoscenti: è questo quello che il mondo si aspetta da noi? Forse sì e la cosa non mi entusiasma, meno male che almeno questo ci permette di realizzare ancora produzioni cinematografiche di successo.

6 Marzo 2014

2 commenti a 'L’Italia che piace al mondo'

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  1. Margherita afferma:

    Sono d’accordo con la disamina dell’autore su La Grande Bellezza e sull’immagine che il film trasmette del nostro Paese. Una vera e propria allegoria della morte di tutti gli ideali. Farei però un distinguo: non so se sia questa l’immagine dell’Italia che piace all’estero, indubbiamente questa è l’immagine che risulta ‘funzionale’ e che piace a tanti italiani, seppur molti lo neghino fermamente. E mio malgrado, nonostante il gusto di amaro in bocca che lasciano certi film e la razionale constatazione che sono passati più di 50 anni, ma poco sembra essere cambiato, mi includo nel novero di quei tanti che in fin dei conti amano anche questo aspetto del nostro Paese. Un certo immobilismo decadente e vacuo, che però a tratti a me pare tanto romantico. O forse più semplicemente la realtà non ha nulla di romantico e guardare certi film ci fa sorridere, amaramente, ma pur sempre sorridere di noi stessi.

  2. Coloregrano afferma:

    Margherita, è forse proprio questo aspetto romantico il motivo più profondo per cui questa nostra “vacuità e decadenza” continua ad essere l’immagine più accattivante di sé che il nostro paese riesce ad offrire all’estero, ma non solo all’estero. In fondo la critichiamo ma un po’ ce ne compiaciamo, e non a caso guardiamo spesso con sospetto, se non con irrisione, all’iper-efficienza dei paesi del Nord Europa.

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