Morire per l’Europa

ukraine-eu.jpgL’immagine che i media ci hanno trasmesso dei giovani ucraini morti sotto il fuoco dei cecchini per lottare apparentemente per quell’Europa, contro la quale buona parte dell’elettorato occidentale voterà probabilmente alle proprie libere elezioni europee, non manca di disorientare molti in questi giorni. Anche i meno propensi all’autocritica tra gli anti-europeisti si interrogano forse sulla follìa di questi ucraini che vogliono entrare in un consesso dal quale molti altri (che già ci sono) vorrebbero uscire. Perfino io che non sono certo assillato da desideri di isolazionismo non posso non manifestare una certa sorpresa per questo appeal che improvvisamente l’Unione Europea scopre di avere. Come spesso accade però uscire dalle formule ed approfondire i temi ci fa scoprire che la maggior parte dei nostri dubbi nascono da un precedente eccesso di semplificazione. Eccesso di semplificazione che porta anche i nostri media a cercare subito buoni e cattivi, per poi magari scoprire che i buoni non sono poi tutti così buoni. La stessa semplificazione porta curiosamente alcune voci apologetiche verso Putin e il suo governo nel campo della sinistra radicale, a sua volta alla ricerca di buoni a cui contrapporre i cattivi euro-americani. Non è forse un caso se la notizia, diffusa in Italia, della presunta fede nazista della crocerossina ferita dai cecchini, sia stata diffusa da un giornalista del Manifesto e solo da lui, mentre altre fonti internazionali smentiscono ogni sua collocazione politica. Ragguardevole anche la diffusione che ha raggiunto sui social network la bufala secondo la quale la moglie dell’ex-Presidente Juščenko (quello della rivoluzione arancione), sarebbe stata una neonazista in gioventù.
Cominciamo col dire che stiamo parlando di un paese, l’Ucraina, che si trova su una linea di confine. Un confine tra mondo europeo vero e proprio, e quella cosa che si chiama Russia. Confine che visse in qualche modo il suo battesimo nel momento in cui l’invasione mongola nel tredicesimo secolo spazzò via il cosiddetto Rus’ di Kiev e creò una contrapposizione chiara tra “Moscovia” cioè la zona che ruotava intorno a Mosca e Novgorod, più legata al Khanato dell’Orda d’oro e la zona di Kiev, che finì progressivamente sotto l’influenza delle potenze che si trovavano ad occidente: Lituania, Polonia in particolare. Nei secoli l’Ucraina divenne terreno di scontro tra i diversi imperi: quello russo, quello turco e quello asburgico. L’essere territorio di confine è un modo di concepire la propria identità di nazione che noi italiani non conosciamo. Noi non facciamo una grande differenza in fondo tra le nazioni con le quali confiniamo se non forse la Slovenia che è però anche quella alla quale ci legano meno vincoli storici e commerciali. E’ intuitivo che c’è una grande differenza culturale tra l’europa centrale e la Russia, e l’Ucraina vive questa contrapposizione anche in ragione del fatto che la storia recente l’ha vista ben più legata alla Russia che all’opulento occidente.
C’è poi anche una dimensione di carattere economico. La Russia è un paese dall’economia ricca ma prevalentemente estrattiva e dipendere da un paese dall’economia estrattiva non è simpatico, perché la sua economia fluttua sulla base dell’andamento delle materie prime e perché, vista la scarsa presenza di piccole imprese in Russia, non c’è modo di approfittare di quel fenomeno (per noi triste ma per altri felice) della delocalizzazione di cui invece hanno goduto molto i paesi limitrofi all’Ucraina nei confronti dei paesi dell’Europa occidentale. In effetti quando pensiamo alla crisi dell’Unione Europea oggi noi pensiamo alla Grecia ma ci dimentichiamo che vicino all’Ucraina ci sono paesi come Romania, Bulgaria, Slovacchia e Ungheria che trasmettono un’immagine dell’Unione Europea, e di coloro i quali gravitano nella sua area di influenza, tutt’altro che negativa. Nel 1990 l’Ucraina vantava un PIL pro capite equivalente a quello della Romania e appena inferiore a quello della Bulgaria. Ungheria e Slovacchia erano poco sopra. Oggi Bulgaria e Romania hanno un PIL procapite intorno al doppio di quello ucraino, mentre Ungheria e Slovacchia sono arrivate a 4-5 volte il PIL ucraino.

Anno Romania Moldova Ucraina Bulgaria Ungheria Slovacchia Serbia
1990 1754 917 1742 2381 3563 3031 4052
1991 1327 777 1645 869 3279 2265 3949
1992 902 571 1530 994 3666 2445 2893
1993 1207 571 1338 1286 3763 2437 1970
1994 1386 413 1051 1148 4054 2990 2099
1995 1655 415 958 1555 4444 3729 2229
1996 1620 395 885 1076 4451 3909 2493
1997 1585 445 992 1220 4558 3904 2369
1998 1859 403 840 1599 4668 4086 2246
1999 1601 288 646 1612 4682 3713 1459
2000 1653 317 632 1625 4499 3712 1158
2001 1838 371 782 1764 5198 3898 1466
2002 2067 428 871 2033 6490 4454 2000
2003 2657 513 1046 2690 8282 6126 2673
2004 3430 679 1370 3228 10081 7795 3216
2005 4477 796 1825 3775 10895 8904 3360
2006 5574 915 2304 4329 11214 10376 3913
2007 7767 1198 3065 5553 13518 13873 5283
2008 9288 1677 3874 6930 15329 17359 6531
2009 7484 1498 2529 6581 12661 16037 5464
2010 7548 1623 2953 6496 12781 16013 5075
2011 8391 1976 3559 7364 13705 17647 6047
2012 7768 2077 3866 7007 12530 16710 5247

Fonte:Kushnirs.org

E’ appena ovvio che ci sia qualcuno, soprattutto nell’ovest del paese (meno russofono ma anche più agricolo e meno industrializzato) che sogni per l’Ucraina un percorso simile a quello dei paesi vicini.
putin-handsoff.jpgOvviamente la Russia invece non ha nessuna intenzione di perdere un paese satellite, che garantisce alla Russia un mercato di cui la Russia ha tremendo bisogno. In più il potere di Putin, come quello di ogni dittatore, ha bisogno di crearsi nemici esterni e una battaglia per la “russità” con conseguente accensione della fiamma nazionalista è fortemente funzionale alla difesa del regime di Putin messo in difficoltà dall’opposizione interna rafforzatasi negli ultimi anni.
Questa vicenda ci aiuta a ricordarci che il declino di paesi come il nostro è anche e soprattutto un riequilibrio storico della ricchezza, rispetto a paesi che non hanno avuto la fortuna di trovarsi dalla parte “fortunata” della cortina di ferro. Non dimentichiamoci inoltre che se noi oggi, come Italia, siamo ridotti al ruolo di ultima ruota del carro dell’occidente c’è chi quel ruolo lo apprezzerebbe assai, e se molti di noi sono convinti che faremmo un affare a uscire da quell’Europa che ci ha relegato al ruolo (pur meritato) di zerbino, c’è qualcuno che sarebbe ben contento di approfittarne per entrare al nostro posto.

17 Marzo 2014

Un solo commento. a 'Morire per l’Europa'

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  1. Pasquale afferma:

    curioso che gli italiani organizzino pullman per andare a curarsi i denti in Bulgaria e che stia nascendo un vero e proprio turismo del wellfare sanitario. Strane commistioni tra zerbini

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