Un altro “regalo” in bianconero

Questo blog ha già altre volte affrontato la vicenda della cessione alla Juventus dell’area torinese della Continassa nelle sue varie fasi. La polemica in merito è decennale e si basa fondamentalmente sull’asserzione che, sia l’acquisto del terreno per l’edificazione dello Stadio della Juventus, sia quello successivo della restante area, siano avvenuti ad un prezzo irrisorio. Come tutte le asserzioni su trattative commerciali piuttosto originali, come è quella di compravendita di uno stadio da Serie A, anche questa è difficilmente confermabile ma anche difficilmente smentibile. In Italia sono così pochi i casi di società calcistiche che acquistano stadi dall’amministrazione pubblica che è difficile fare un raffronto, o almeno lo era fino a pochi mesi fa. stadio-udinese.jpgE’ successo infatti di recente che si sia verificato un altro caso, per certi versi molto simile a quello dello stadio della Juventus, ad Udine. L’Udinese ha infatti concluso un accordo con il Comune di Udine per la concessione del diritto di superficie sull’area dove attualmente sorge lo stadio Friuli per 99 anni, ovvero le stesse identiche condizioni concesse al comune per lo Stadio della Juve ex-Delle Alpi. Il dettaglio è leggermente diverso invero: qui infatti il terreno utilizzabile commercialmente era molto più ampio mentre per il Friuli si tratta del solo terreno antistante lo stadio. E’ vero però che questo valore differenziale è diventato facilmente quantificabile da quando la Juventus ha ceduto alla Conad il diritto stesso per la cifra di 20 milioni. Avendo la Juve speso 25 milioni per l’intera area sarebbe semplice concluderne che quanto la Juve ha effettivamente speso per l’acquisto del terreno ove edificare lo stadio sono 5 milioni. In realtà il conto non è così semplice perché condizione per la transazione con Conad era la presenza dello stadio, (anche perché nell’area sorgono già un Auchan e un Carrefour) stadio che ovviamente ha avuto un costo per la società bianconera : diversamente il Comune avrebbe potuto cedere direttamente a Conad l’area. Teniamo anche presente che il “lodo stadi” è del 2003, l’inflazione non galoppa in questi anni ma in dieci anni un 20 per cento di svalutazione lo possiamo dare per buono quindi 25 milioni del 2003, corrispondono a circa 30 milioni di oggi. Stiamo però sui 5 milioni accettando la grossonalità del computo: siamo molto distanti da quanto l’Udinese verserà al Comune di Udine? Assolutamente no: l’Udinese verserà 4,5 milioni. Stiamo parlando certo di uno stadio più piccolo dello Juventus Stadium ma considerando l’approssimazione per difetto con cui abbiamo condotto il calcolo direi che la differenza è accettabile. Teniamo anche presente che nell’area rilevata dall’Udinese è compresa anche una zona commerciale, molto più esigua rispetto a quella della Continassa ma che comunque porta valore. La ricostruzione dell’impianto tra l’altro sarà, come per la Juventus, finanziata dal Credito Sportivo, cosa che fu considerata anch’essa un regalo quando fu la Juventus a beneficiarne.
Cosa concludiamo da questi confronti? Sicuramente che le condizioni di cui ha usufruito la Juventus sono equivalenti a quelle dell’Udinese. E allora? Vogliamo dire che tutti i Comuni sono succubi delle esigenze delle società calcistiche? O che le uniche formazioni privilegiate sono quelle che si vestono in bianconero? Oppure vogliamo dire che l’un e l’altro Comune hanno grossomodo utilizzato ordini di prezzo ragionevoli, tenendo conto di quelli che si applicano a transazioni simili finalizzate alla costruzione, ad esempio, di centri commerciali, con tutte le specificità positive che uno stadio può avere per un’amministrazione comunale.
Quello che concludo io da questo raffronto è che in Italia è sempre difficile superare le barriere della diffidenza, dell’essere di parte, del timore pur legittimo che, dietro all’iniziativa di qualcuno, si nascondano trame torbide, pastette, regime, anziché attivismo imprenditoriale. Non che quelle barriere si alzino solo per l’emotività che la fede calcistica scatena: la commistione spregiudicata tra politica e imprenditoria non è certo una rarità nella storia del nostro paese. Certo che prima di gridare allo scandalo è sempre bene fare raffronti ragionati e razionali.

25 Marzo 2014

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