Il caso Alitalia ed i costi della politica

Quando si parla di costi della politica spesso si pensa a rimborsi spese, auto blu, aerei ministeriali eccetera. In realtà credo che queste siano quisquilie di fronte al costo che ha per il contribuente l’isteria della politica che, per sottolineare che chi è venuto prima ha fatto solo fesserie, si sente in dovere di rifare tutto da capo: e così si rifanno appalti, progetti, riforme senza rendersi conto di quanto costi al contribuente questo continuo fare e disfare. Un caso estremo, e che sicuramente rimarrà nella storia un caso scuola di questo modo di ragionare della nostra classe politica, è il caso Alitalia.
Dopo anni di rinvii finalmente sul finire del 2007 il governo Prodi aveva trovato un accordo con il gruppo Air France-KLM per la vendita della compagnia. Nel piano di Air France-KLM erano previsti circa 2500 esuberi e l’acquisto avrebbe lasciato fuori solo il settore cargo per cui era prevista la chiusura. Si trattava di una regolare vendita, al prezzo di 1,7 miliardi di euro, tra prezzo dell’OPA e aumento di capitale, ed in più l’acquirente si sarebbe accollato i debiti che avrebbe trovato. Giunse però proprio in quel momento la crisi del governo Prodi, determinata dall’uscita di Mastella dalla maggioranza, ed il raggruppamento all’opposizione, che si accingeva a conquistare il governo del paese, iniziò a strepitare, sostenendo che si trattava di una svendita, per giunta ad una società straniera, che il ridimensionamento di Malpensa previsto sarebbe stato intollerabile, che il prezzo di vendita era irrisorio e che qualunque accordo sarebbe stato cancellato dopo le elezioni. Non ci voleva un grande economista per comprendere che rinviare di sei mesi la vendita di una società che fa un milione di passivo ogni giorno non sarebbe stata una buona idea, ma così è stato fatto rimandando a casa Air France-KLM, con la collaborazione, va detto, dei sindacati.
Adesso, dopo mesi di febbrili trattative, il governo ci presenta un accordo con la tanto declamata cordata italiana che non è solo peggiorativo rispetto a quello con Air France-KLM, è disastroso. Innanzitutto gli esuberi sarebbero secondo il piano presentato tra il doppio ed il triplo rispetto a quanto previsto dai franco-olandesi, (ma il governo ha promesso che non sarà così) e questo di per sé sarebbe già un punto che indurrebbe il governo di un paese in cui ci sia un’opinione pubblica a non prendere nemmeno in considerazione una simile proposta. Inoltre la proposta della cordata italiana prevede sostanzialmente lo scorporo da Alitalia di debiti e “parti malate” che saranno conferiti in una cosiddetta “bad company” che rimarrà allo stato. L’azienda vera e propria, libera da debiti ed esuberi, verrà invece fusa con Airone attraverso il contributo di capitali (pare 700 milioni) di altri gruppi industriali (principalmente Benetton, Colanninno e Ligresti). Il tutto farà ricadere direttamente su noi contribuenti i debiti di Alitalia (che ammonterebbero a 1,2 miliardi di euro), che nell’accordo con Airfrance-KLM si sarebbe invece accollata l’azienda franco-olandese. Per di più la fusione con Airone eliminerà dal mercato dei voli interni la concorrenza tra le due compagnie con prevedibili conseguenze sul prezzo del servizio. Il dualismo tra gli hub di Fiumicino e Malpensa non sarà risolto a favore dello scalo romano, a differenza di quanto previsto da Airfrance, ma con l’eliminazione del concetto di hub. La nuova Compagnia Aerea Italiana sarà una compagnia che punta fondamentalmente sui voli nazionali, quindi il concetto di hub semplicemente verrà a cadere e sia Malpensa che Fiumicino verranno notevolmente ridimensionati (ancor più Linate).
Siccome le leggi del nostro paese non sono così lacunose da consentire un’operazione finanziaria così brigantesca, il governo dovrà sospendere la legislazione in vigore per fare passare il tutto, in particolare l’authority per la concorrenza sarà esautorata dei suoi poteri perché l’accordo possa passare, sia per la monopolizzazione del mercato dei voli interni, conseguente alla fusione Alitalia-Airone, sia per il conflitto di interesse determinato dalla presenza di Benetton che è anche gestore dello scalo di Fiumicino oltre che delle autostrade. Resta poi ancora da capire che ne sarà del prestito ponte, ovvero i 300 milioni allocati per far sopravvivere Alitalia e che l’UE ha autorizzato solo in quanto prestito e quindi da restituire. Al momento pare non stia scritto da nessuna parte se e chi restituirà quei soldi che molti impropriamente considerano capitale della nuova Compagnia.
Riassumendo: gli esuberi sono di più, i contribuenti pagano i debiti al posto di Air France-KLM, la vendita è diventata un regalo, Malpensa viene ridimensionata comunque, ma c’era una cosa sulla quale il governo aveva puntato: l’italianità di Alitalia. La sola espressione “italianità” riferita ad un’azienda privata, nel mondo di oggi, mi produce l’impressione che chi la usa non sappia di cosa sta parlando, ma se qualcuno aveva comunque qualche speranza in merito le ultime ore hanno chiarito che Air France-KLM rientrerà nell’affare come socio di minoranza della cordata, a questo punto franco-olandese-italiana, per rilevarne la maggioranza dopo un periodo di tempo che è ancora oggetto di trattativa. I soci della cordata vorrebbero essere vincolati alle quote rilevate per un solo anno, il governo chiede 5 anni, dove il numero di 5 anni non è scelto a caso: così quando tra 5 anni si tornerà a votare la maggioranza potrà dire che Alitalia è ancora italiana. Sembra solo che ci prendano per fessi o è proprio così?
Il tutto dovrà passare però al vaglio della Commissione Europea e ci sono ancora possibilità, anzi è probabile che l’accordo venga mandato all’aria, e teoricamente sarebbe una benedizione, ma non so se sperarlo visto che rischieremmo di rinviare la cosa ulteriormente e di pagare domani o dopodomani ancora di più.
Vorrei avere lo stomaco abbastanza forte da fare il conto di quanto questa vicenda è costata agli italiani ma purtroppo è un conto che temo nessuno presenterà mai a questo governo. Leggo che il Presidente del Consiglio avrebbe voluto emettere un comunicato a reti unificate per annunciare il piano Alitalia, un po’ come se Cobolli Gigli radunasse il popolo bianconero per annunciare con gioia che ha ceduto Buffon all’Inter per quattro soldi. Eppure sono convinto che molti l’avrebbero anche applaudito perché alla fine il problema di fondo è che mentre la nostra politica copre le sue magagne e le sue isterie con il nostro denaro, noi la applaudiamo e le esprimiamo la massima fiducia.

28 Agosto 2008

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