Il referendum dimenticato

finanziamento-partiti.jpgSono anni che si sente definire da chi lo osteggia il finanziamento pubblico ai partiti come un abuso, uno scippo, e via dicendo. Questo soprattutto perché nel 1993 abbiamo approvato, a larghissima maggioranza, tramite referendum, l’abolizione della legge che allora lo regolava. Pochi mesi dopo quel referendum il finanziamento pubblico ai partiti fu riintrodotto sotto altra forma: ovvero quello di rimborso elettorale anziché, come avveniva prima, di semplice sovvenzione. Al di là del punto di vista che ognuno può avere sulla materia (ovvero sull’opportunità di una qualsivoglia forma di finanziamento pubblico ai partiti) mi sono sempre trovato a sottolineare, di fronte a queste argomentazioni, un punto: il referendum su base nazionale in Italia, in base a questo previsto dalla Costituzione, è solo abrogativo, e non c’è nessun modo che l’elettore ha di indicare al legislatore, abolita eventualmente la legge in oggetto, come dovrà agire successivamente. Ciò che quindi l’elettorato italiano, in termini strettamente giuridici, ha fatto, è abolire la legge allora in vigore; da nessuna parte sta scritto che questo presupponesse una definitiva cancellazione di qualunque forma di finanziamento pubblico piuttosto che una sua diversa formulazione. Ogni diversa interpretazione del voto referendario non può, a mio avviso, che essere una forzatura, che apre la strada ad ogni possibile altra forzatura dell’esito referendario, questa almeno è la mia visione in merito.
Sono molti però quelli che al referendum danno una connotazione più astratta, più ideale, e quindi considerano sia stato un atto di prevaricazione quello con il quale si è ripristinato nel 1994, sotto diversa forma, il finanziamento pubblico ai partiti. Tra questi c’è certamente Grillo e, credo di poter dire, la stragrande maggioranza dei suoi sostenitori, con alcuni dei quali ho spesso discusso su questo punto.
referendum-elettorale.jpgChe succede però adesso? Succede che il Movimento Cinque Stelle si riunisce virtualmente per decidere quale legge elettorale sia quella che verrà proposta dal suo gruppo parlamentare. Che cosa ne esce? Che la legge elettorale che il gruppo parlamentare M5S proporrà sarà un sistema proporzionale sostanzialmente puro, e quindi molto simile a quello in vigore in Italia dalla Costituente fino al 1993. Che c’è di strano? C’è che nella stessa tornata referendaria che abolì la legge sul finanziamento ai partiti fu abolita quella legge, anche qui con esito quasi bulgaro (82%). Ma com’è quindi che possiamo ripristinare impunemente una legge identica ad una abolita dal voto popolare e con un’altra invece quanto deciso dagli italiani diventa una direttiva perpetuamente vincolante? Da cosa dipende questa differenza? Credo dipenda da quella forzatura dei meccanismi istituzionali che è il pane quotidiano di ogni partito politico, non ultimo proprio il Movimento Cinque Stelle che pure si affanna a marcare una sua differenza. Fare ostruzionismo, legiferare tramite decreto, porre la fiducia, urla, schiamazzi, insulti, ceffoni, rimborsi spesa, lottizzazione, nepotismo: tutte cose giustificabili quando le fai tu, inaccettabili quando li fanno gli altri. E’ una logica strettamente legata al parteggiare, al militare, al sentirsi parte di una fazione, fazione che ci rassicura quando fa le stesse cose che ci inquietano quando le fa un’altra fazione.
referendum2.jpgAbbiamo visto in questi giorni i parlamentari del Movimento Cinque Stelle assaltare i banchi del governo, tra l’altro per una motivazione, la protesta contro il decreto Bankitalia-IMU, forse esagerata ma certamente non priva di motivazioni fondate. Gli uni lo hanno definito un attacco squadrista, gli altri una missione per salvare la democrazia. Anche qui si tratta di definizioni di parte, che probabilmente si sarebbero invertite se si fossero invertite le parti. Quello che è oggettivo, se si fa lo sforzo di elevarsi sopra le parti. è che ciò che è stato fatto è contrario ai regolamenti parlamentari e quindi va deprecato da tutti indistintamente, senza bisogno di invocare squadrismo o altri riferimenti del passato. Allo stesso modo quando nel 1994 si approvò una nuova legge sul finanziamento pubblico ai partiti non si violò nessuna legge, così come nessuna legge si violerebbe se si riintroducesse la proporzionale pura, ogni altro discorso in merito è un forzatura, un discorso di parte buono solo a rigirare la frittata ogni volta che ci serve, ma che non ci aiuta a capire come trovare delle regole comuni. Regole comuni che nel caso del referendum potrebbero ad esempio affiancare, nella nostra Costituzione, al referendum abrogativo, quello consultivo e quello propositivo. Allora sì che poi l’esito potrebbe essere davvero vincolante, ma anche qui i vincoli vanno scritti sulla carta, non identificati a posteriori sulla base della convenienza.
Mi rendo conto che l’obiettività non esiste e che ogni volta che prendiamo una posizione diventiamo partigiani di quella posizione. Però un piccolo sforzo lo possiamo sempre fare, ovvero di quello di chiederci, di fronte ad una posizione, ad una proposta, ad un comportamento, che ci pare sbagliato perché lo attua qualcuno che non la pensa come noi, se lo considereremmo sbagliato anche se a attuarlo fossimo noi, e se troviamo anche solo una giustificazione per noi stessi, rassegniamoci che quella stessa giustificazione dovrà valere per chiunque altro, fosse anche il nostro peggior nemico.

10 Febbraio 2014

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