Il vero “Sistema Italia”

Domenica scorsa allo Juventus Stadium era in programma lo scontro al vertice della classifica del Campionato di calcio. Da una parte la Roma capace quest’anno di inanellare ben 10 successi nei primi 10 incontri, dall’altra la Juve che arrivava alla sfida avendo vinto 15 dei 17 incontri disputati e che aveva quindi accumulato 5 punti di vantaggio sui rivali. Era una sfida resa ancora più attesa dalla pausa natalizia che aveva concentrato tutti i riflettori da settimane proprio su questo incontro, comprese alcune uscite polemiche che il capitano della Roma Totti non si fa mai mancare.
juve-roma.jpg L’inizio dell’incontro lasciava molti stupiti: la Juve rinunciava alla solita aggressività del suo pressing, difendeva molto “basso”, senza cioè aggredire gli avversari in possesso di palla nella loro metà campo. Non era una novità: questo atteggiamento la Juve l’aveva già mostrato nell’ultima ora del match con il Napoli (con i bianconeri in vantaggio 1-0). E’ probabile che Conte, quando giudica l’avversario più forte sulle ripartenze che nella manovra a difesa schierata, preferisca questo modo di stare in campo e sicuramente la Roma, come il Napoli, è una squadra molto più a suo agio quando l’avversario attacca che quando si difende. I giallorossi cominciavano a fare girare il pallone, a fare possesso palla, a chiudere la Juve nella sua metà campo, ma senza sostanziale esito e nel primo quarto d’ora l’unico pericolo, rimasto poi imprevedibilmente l’unico della partita, Madama lo correva quando Bonucci si intestardiva in un’azione personale insensata che regalava alla Roma proprio quella ripartenza che Conte aveva cercato in tutti i modi di disinnescare. Nel frattempo però era la Juve a ripartire e lo faceva sporadicamente ma in modo micidiale con Tevez che già in due occasioni mancava di un pelo l’appoggio decisivo. Al terzo tentativo però il pallone per Vidal era perfetto e il cileno si limitava a sospingerlo in rete. Era il 17′ del primo tempo e nessuno si sarebbe aspettato che la partita finisse qui e invece succedeva proprio così. Per carità, la Roma continuava a mantenere il possesso palla, ma era la Juve a sfiorare ripetutamente il gol con Llorente, Pogba e Bonucci mentre la Roma si accontentava di due tiri dal limiti telefonatissimi di Pjanic e Dodò. Il secondo tempo poi era notte fonda per i giallorossi. Subito Llorente sfiorava il due a zero che Bonucci centrava poco dopo. Il monologo bianconero continuava, solo in parte arrestato dall’infortunio di Tevez che doveva lasciare il campo. Nel frattempo la Roma cominciava a dare segni di nervosismo, con interventi fallosi frequenti e spesso con vigoria spropositata, mentre Totti sembrava ormai più interessato al suo perenne battibecco con il pubblico di Torino che all’inconto. Quando infine Chiellini si produceva in una sgroppata infinita che lo portava a crossare dal fondo un pallone molto invitante, De Rossi non trovava di meglio che saltare, a palla ormai lontana, dritto dritto sulle caviglie dell’avversario. Era un fallaccio di altri tempi che faceva affondare i miei ricordi al 1981 quando l’Italia perse 2-0 con l’Uruguay a Montevideo nell’ambito della cosiddetta Copa de Oro (alias Mundialito) e negli ultimi minuti Tardelli pensò bene di saltare a piè pari sulle caviglie di un avversario con conseguente espulsione, persino allora che i cartellini rossi venivano usati con molta maggiore parsimonia dai direttori di gara. Passavano pochi attimi e Castan impediva a Vucinic, colpendo con il braccio proteso, di ribadire a rete un pallone vagante lungo la linea di porta. Rigore, espulsione e partita finita, anche perché la Juve sembrava non voler infierire sull’avversario ormai in disarmo.morgan_de_sanctis.jpg Il dopo-partita però offriva uno spunto forse ancora più interessante della partita stessa, grazie al portiere romanista De Sanctis che vaneggiava sul fatto che la forza della Juve sarebbe stata da attribuirsi al “Sistema Italia” che la favoriva. Il portiere romanista accennava allo stadio di proprietà ma la cosa rimaneva nel vago e forse è meglio così; mi sento però di dar ragione a De Sanctis da un certo punto di vista. In Italia esiste un “Sistema” che le parole di De Sanctis rivelano, ed è quel sistema di pensiero in cui non esiste la sconfitta, con le sue varie conseguenze. Nel “Sistema Italia” nessuno perde mai, o almeno non perde mai per la maggior bravura, capacità, dedizione dell’avversario. Se si perde si perde per colpa di qualcuno o qualcosa di esterno: la malasorte, l’arbitro, Moggi, il Sistema. Non vale solo per il calcio, anche in altri ambiti se le cose vanno male la colpa è dei “politici”, dell’Euro, dei banchieri, della Germania, sempre qualcun altro o qualcos’altro, l’importante è che non siano mai colpe, demeriti o manchevolezze da parte nostra. Questo sistema è quello che inchioda chi ne fa parte, come De Sanctis, a vivere nella convinzione che chi vince sia solo e sempre il più raccomandato, quello favorito e aiutato, mai semplicemente il più bravo; è un sistema malato come tutti i sistemi che focalizzano chi ne fa parte su un locus of control esterno, che lo esenta da ogni tentativo di autocritica. Non è forse un caso che in Italia spesso, nel calcio e non solo, sia chi vive fuori dai giochi, ai margini politici e geografici del “Sistema Italia” a compiere i più grandi miracoli (Udinese e Verona ne sono un fulgido esempio).

12 Gennaio 2014

2 commenti a 'Il vero “Sistema Italia”'

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  1. nino afferma:

    condivido in tutto e per tutto l’articolo

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  1. Pingback di Il calcio brutto e becero : Il colore del grano - on Ottobre 8th, 2014 at 19:10

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