Quando anche i bimbi furono multati

 bambini-juve.jpgChe la giustizia sportiva non brillasse per acume non mi era sfuggito, che fosse un sistema la cui unica giurisprudenza di riferimento è costituita da rapporti clientelari, da gerarchie di potere e da esigenze mediatiche era fin troppo chiaro. In fondo è anche comprensibile che una federazione sportiva fatichi a dotarsi di un apparato giudiziario così complesso e strutturato da potersi difendere dalla pressione che in Italia viene esercitata su chi deve decidere sulle vicende calcistiche. Ogni tanto però ci sono decisioni che travalicano ogni possibile interpretazione analitica e di fronte alle quali si tende a ripiegare su un’interpretazione psicopatologica. E’ il caso della multa ai bimbi delle curve della Juve per espressioni irriguardose verso il portiere dell’Udinese (l’espressione per la cronaca era il popolare “Merda”).
Per chi non conosca la vicenda premetto che essa nasce dalla decisione presa ad inizio campionato, non so bene in quale sede, di essere più severi con i cori delle curve inneggianti alla cosiddetta “discriminazione territoriale”, ovvero ad attaccare qualcuno a causa della sua appartenenza regionale. Visto che i napoletani sono spesso stati oggetto di cori riferiti alla presunta scarsa igiene, sono subito fioccate sanzioni e diffide legate a questi cori a carico delle formazioni rivali (Milan, Inter, Juve, Roma). Nel recente Juve-Napoli i tifosi della Juve, pure in diffida, non si sono fatti mancare cori di questo tenore, mettendoci pure in mezzo un appello al risveglio del Vesuvio. Il risultato è stata la chiusura per due turni della Curva Scirea, quella degli ultras bianconeri.
A questo punto giova interrompere la ricostruzione per fare una precisazione. Le dinamiche tra squadre di calcio e ultras non sono quanto di più sano, e quanto accaduto recentemente a Nocera non è che l’esasperazione di un rapporto difficile anche a livello di Serie A. Gli ultras danno colore e calore al tifo ma, in cambio, si arrogano diritti diversi da quelli di qualunque altro spettatore. In curva le regole che valgono per il resto dello stadio non valgono, questo genera tensioni sia tra società e ultras che tra spettatori normali e ultras. Questo per dire che dietro all’apparente banalità della vicenda c’è una lotta muscolare tra ultras e sistema. Il sistema dice non si può fare, gli ultras lo fanno subito come il bambino che sfida fanciullesca al potere, il sistema li sanziona. Il coro in sé non è altro che uno dei mille cori di cattivo gusto (Superga, Heysel, terremoti e alluvioni) che si sentono allo stadio, o anche fuori dallo stadio e l’idea di una campagna moralizzatrice che voglia sradicare il costume (o malcostume) di insultare in tutti i modi l’avversario, per quanto possa essere condivisibile, è certamente un’impresa titanica, che parte per di più col piede sbagliato se seleziona arbitrariamente coro e coro, cattivo gusto e cattivo gusto. C’erano tutte le premesse perché Juventus e sostenitori bianconeri gridassero ai due pesi e due misure, ma ciò non è successo, non solo perché la Juve è ormai abituata a fare giurisprudenza, ma soprattutto perché la vicenda è stata talmente annunciata e talmente evidente l’intento autosabotatore degli ultras, che il pubblico non ultras l’ha vista come l’ennesima esecrabile bravata e la chiusura della curva come punizione, non tanto per il coro in sé, quanto per l’arroganza dei ragazzi della curva.
Così si è arrivati a Juve-Udinese, alle curve chiuse agli spettatori normali frequentatori, ed alla richiesta della Juventus di ospitarvi i ragazzini delle scuole calcio. I ragazzini delle scuole calcio non sono dei teneri frugolotti, sono ragazzini che fanno le elementari e medie, non parlano come educande, conoscono i cori da stadio e li ripetono a scuola, figuriamoci allo stadio stesso. Così arrivati allo stadio, non si sono fatti mancare qualche coro di dileggio verso il portiere avversario come di moda in Serie A. Cosa viene in mente di fare al Giudice Sportivo? Una bella multa alla Juventus per cori come quelli che si sentono in ogni stadio da almeno quarant’anni, senza che mai a nessuno prima fosse venuto in mente di punirli. Si dirà, si deve sempre iniziare da qualche parte, ma perché iniziare proprio penalizzando un’iniziativa che andava nella direzione di far respirare un’aria nuova a chi frequenta gli stadi? Il risultato è di ribaltare di nuovo i ruoli, di riallontanare il pubblico non ultras dal sistema, giudice arcigno ed iniquo, e di riavvicinarlo agli ultrà, vittime di un intollerabile abuso, i quali, grazie al provvidenziale assist di Tosel, potranno più agevolmente uscire dal loro isolamento.
striscione-bologna.jpgPerché tutto questo è accaduto allora? Una persecuzione nei confronti della Juve? Non credo. Forse va così solo perché dietro all’operato del Giudice Sportivo non ci sono analisi psicologiche, ancorché superficiali, e non ci sono quindi strategie conseguenti, ma una mera reattività al caso del giorno. I bambini che urlano parolacce fanno più notizia di un tizio con la testa fracassata e allora ecco la notizia ripresa anche da Gramellini ed ecco la reazione del giudice con la multa. C’è il coro sul Vesuvio in Juve-Napoli? I giornali stigmatizzano subito la notizia? Multa. C’è lo striscione che invita a bruciare uno juventino a Natale? Non ne parla nessuno e quindi niente multa. E’ un refrain abbastanza comune che gli interessati possono approfondire qui.
In sintesi quello di Tosel è il comportamento tipico di chi non tiene altro che alla propria seggiola e spera che, allineandosi al “sentimento popolare”, nessuno lo scalzerà. Molto italiano, molto miope. Attendiamoci quindi un abbandono rapido di ogni istanza rinnovatrice, di un ritorno degli ultras della Juve nella curva, del ritorno a prepotenza ed arroganza. Il sistema calcio non ha nessuna seria intenzione di espellere gli ultras, forse anche perché, come ci dicono i fatti di questi giorni, meglio che stiano allo stadio piuttosto che in piazza.

10 Dicembre 2013

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