Politica ingorda

In questi giorni la maggioranza di governo sta muovendo le sue legioni mediatiche per indottrinare l’opinione pubblica sulla riforma della giustizia in cantiere per l’autunno.
Penso che quando si parla di riforma della giustizia ognuno di noi si aspetti che si intervenga per affrontare il principale problema della giustizia italiana, ovvero la lunghezza intollerabile dei processi. In realtà al momento non è ben chiaro in cosa questa riforma andrà incontro alle esigenze di rendere efficiente l’elefantìaca giustizia italiana: si parla di informatizzazione ma per l’informatizzazione servono soldi e non credo che il governo che ha tagliato ovunque sarà portato a largheggiare proprio in questo campo. D’altra parte l’efficienza della giustizia è un’esigenza dei cittadini ed una classe politica sclerotizzata come quella attuale ovviamente non la tiene in nessun conto. In compenso i punti già conclamati sono sempre i soliti: divisione delle carriere, più controllo da parte della politica sul CSM, eliminazione dell’obbligatorietà dell’azione penale, limitazione dell’uso delle intercettazioni. Perché tanto interesse per questi temi che al cittadino comune non cambiano pressoché nulla?
Partiamo dal presupposto che quando fu scritta la nostra Costituzione fu data una grossa centralità al Parlamento, questo nel timore di riproporsi di tentativi, da parte di forze politiche al governo, di esautorare il potere legislativo come fece Mussolini. Purtroppo però la mancanza di ricambio della classe politica incrostò il sistema in quella che fu definita poi partitocrazia che divenne un sistema di potere chiuso e corrotto che finì solo quando, venuto meno lo spauracchio comunista e indebolitosi pertanto il potere di controllo della partitocrazia, la magistratura, a cui la Costituzione aveva concesso una relativa autonomia (relativa perché comunque già prevedeva che il CSM avesse una componente politica e fosse presieduto dal Presidente della Repubblica) riuscì a scoperchiare quel sistema corrotto ed a porre gli italiani di fronte ad una realtà non più accettabile, rivoluzionando la politica italiana. Oggi che, rieleggendo sempre gli stessi, abbiamo ricreato la stessa incrostazione istituzionale della cosiddetta Prima Repubblica e lo stesso sistema corrotto, la politica non vuole correre nuovi rischi ed ecco nascere l’idea di una progressiva limitazione della libertà di azione della magistratura, attraverso un lavoro di riforma strisciante che è passato in questi anni attraverso riforme e piccoli aggiustamenti che stanno progressivamente rendendo sempre più difficile la lotta alla corruzione.
In apparenza anche i punti di questa riforma non sembrerebbero stravolgenti.
La separazione delle carriere in sé non dovrebbe essere altro che un modo per limitare le collusioni tra magistratura inquirente e giudicante. Chi cerca di guardare però oltre a questa proposta vi individua da un lato il tentativo di dividere la magistratura in modo da renderla più debole (all’insegna del divide et impera), dall’altro lato la preparazione del campo alla successiva sottomissione della magistratura inquirente all’esecutivo. Sul tema segnalo questo articolo che mi pare fatto molto bene.
Parallelamente si vorrebbe aumentare i membri politici del CSM (o dei CSM se fossero due separati) rispetto all’attuale. E’ vero che già oggi esistono nel CSM dei membri eletti dal Parlamento, però aumentarne il numero rappresenterebbe un tentativo di esercitare un potere crescente sulla magistratura.
Si sopprimerebbe l’obbligatorietà dell’azione penale, ovvero si concederebbe la libertà al magistrato di decidere se valga la pena o meno di avviare un’azione penale. Anche qui il rischio è che il magistrato che non abbia obblighi di procedere, preferisca tralasciare di indagare sulla corruzione politica che più lo espone a pressioni e ritorsioni a vantaggio di filoni di inchiesta meno rischiosi.
Infine ritorna il tema delle intercettazioni, fastidiose per la politica perché il potente sistema mediatico che la protegge riesce a sotterrare con la massima disinvoltura teoremi e prove, ma di fronte all’evidenza delle parole fa fatica a tenere a bada l’opinione pubblica. Anche qui è comprensibile il tentativo di difendere la privacy di chi è indagato, essendo magari del tutto innocente, ma il governo non si vuol limitare a rendere più difficile la diffusione delle intercettazione sui media, vuole impedirne l’uso da parte della magistratura.
Nelle discussioni in merito fioriscono i confronti con altri paesi. Molti ricordano che in alcuni paesi il pubblico ministero è sottoposto al Ministro della Giustizia, ma sono tendenzialmente paesi in cui esiste la figura del Giudice istruttore e quindi la raccolta delle prove non è esclusiva del PM. Altri ricordano che in altri paesi l’azione penale non è obbligatoria o che le intercettazioni sono usate molto meno sovente che in Italia.
Il problema di fondo però è che una norma non è buona o cattiva in astratto, ma per come perturba l’equilibrio esistente, per come si inserisce nel contesto in cui viene introdotta. Quello che una norma comporta in Francia o negli Stati Uniti è ben diverso da ciò che comporta in Italia. Già oggi la politica non esita a far cadere governi (vedi Mastella) pur di sottrarsi alla giustizia, non esita ad introdurre leggi ad hoc pur di evitare i processi. Come possiamo pensare che questa politica accetti di farsi processare da chi sia al diretto servizio dell’esecutivo? Come possiamo pensare che non cerchi di influire sul CSM, avendone la possibilità, per colpire i magistrati più impiccioni? Come possiamo pensare che un magistrato, sensibile ai condizionamenti, tralasci di indagare sulla corruzione politica se la legge gli consente questa discrezionalità? Come possiamo dimenticarci quanto le intercettazioni hanno contribuito a vittorie su mafia e corruzione?
Il nostro è un paese in cui la corruzione politica è un flagello, sottrarre autonomia alla magistratura sarebbe davvero il colpo di grazia. Purtroppo la classe politica attuale ha sempre meno limiti alla sua ingordigia e di fronte ad un paese che riempie di folle oceaniche la piazze di Grillo, nel quale un libro sulla corruzione politica come “La Casta” diventa un best seller, tutto ciò che sa fare è mettere la museruola alla magistratura. Purtroppo fintanto che chi si indigna contro la corruzione resterà una minoranza, la politica ingorda continuerà a riempire le sue fauci.

26 Agosto 2008

3 commenti a 'Politica ingorda'

Iscriviti con RSS or TrackBack ai commenti a 'Politica ingorda'.

  1. cri afferma:

    Allego il solito Travaglio che mi sembra interessante, così come la vignetta…
    http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/?r=85820

:: Trackbacks/Pingbacks ::

  1. Pingback di Fontan Blog » Politica ingorda - Il blog degli studenti. - on Agosto 27th, 2008 at 00:47

  2. Pingback di Politica ingorda : politica - on Agosto 27th, 2008 at 03:13

Dì la tua

terremoto centro Italia

Ultimi interventi

Archivi

Categorie

Pagine varie

I miei posti preferiti

I miei blog preferiti

Feed su RSS

Meta

Technorati

FB NetworkedBlogs