Grillo in poche righe

Il post pubblicato nei giorni scorsi su beppegrillo.it nel quale Grillo e Casaleggio si scagliavano contro i senatori che hanno proposto l’abolizione della Bossi-Fini ha suscitato scalpore per le posizioni ideologiche che i più vi hanno riconosciuto sul tema dell’immigrazione. In realtà quello che ho trovato interessante in esso è come vi sia distillato, in poche righe, tutto il senso profondo dell’approccio che la “diarchia” ha verso la propria battaglia politica.
Iniziamo dal primo punto, quello metodologico: “Il M5S non è nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo.”. Questa frase è un’aperta sfida all’articolo 67 della Costituzione che stabilisce per i parlamentari italiani il cosiddetto “Libero mandato” ovvero che sono liberi di esercitare la loro funzione indipendentemente dalla volontà degli elettori o dei partiti che hanno propiziato la loro elezione. Niente di male, la Costituzione si può anche cambiare ma perché esiste il libero mandato e perché il contrario, ovvero il vincolo di mandato, esiste solo in pochissimi paesi al mondo e, in Europa, solo in Portogallo?
la-democrazia-diretta-di-grillo.jpgDirei per un paio di buoni motivi: il primo è più ideale, ovvero che l’eletto dovrebbe perseguire gli interessi non solo di chi lo ha votato ma anche di chi non l’ha votato. Da questo punto di vista teniamo presente che la stragrande maggioranza delle leggi elettorali non sono puramente proporzionali e anche quella italiana, che prevede premi di maggioranza e soglie di sbarramento, fa sì che molti che nel Febbraio scorso sono andati a votare non trovino alcuna rappresentanza in Parlamento del partito che avevano indicato. Onde evitare quell’effetto perverso per il quale de Tocqueville intravedeva il rischio che la democrazia diventasse la dittatura della maggioranza, quasi tutte le democrazie del mondo si sono dotate di norme che tutelano la libertà di mandato. Il secondo motivo è di ordine più pratico e forse anche più calato sulla realtà italiana, una realtà che, per nostro costume, tende ad essere spesso piuttosto statica. Essendo il meccanismo elettorale mediato sempre e ovunque dallo strumento del partito politico (di qualunque genere e moralità esso sia), il vincolo di mandato comporta infatti soprattutto un trasferimento massiccio di potere dal singolo parlamentare all’organizzazione di cui fa parte, alias partito. Visto che, soprattutto in Italia, i partiti politici hanno spesso organizzazioni molto verticistiche, statiche e governate da norme poco trasparenti e democratiche, pare pericoloso trasferire a simili organizzazioni un potere pressoché assoluto sugli eletti. Tra l’altro se oggi, come alcuni propongono, un parlamentare che esca dal suo gruppo fosse destinato a decadere sarebbe semplicemente sostituito dal primo dei non eletti e gli elettori non sarebbero neppure chiamati in causa, quindi il trasferimento di potere sarebbe interamente verso i partiti politici. In sostanza quindi la posizione di Grillo sul tema della libertà di mandato pare in linea con una visione verticistica del partito, come di un oggetto privato della diarchia Grillo-Casaleggio i quali, senza sporcarsi le mani nell’arena politica, gestiscono il partito da casa loro, brandendo alla bisogna la rete come strumento di legittimazione del proprio potere.
Proseguendo nel post si trova un’altra frase molto significativo: “
Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, […] il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico“. Qui c’è la quintessenza del pensiero di Grillo circa il proprio rapporto con l’opinione pubblica. Un partito non si deve preoccupare di ciò che sia meglio o peggio per il paese, per la società, per i cittadini, un partito deve agire come un’azienda che deve commercializzare un prodotto, non si chiede cosa la gente dovrebbe preferire, ma cosa preferisce e organizza la propria immagine in funzione di quelle preferenze.
Il secondo punto, così come in fondo anche il primo, richiamano facilmente un’idea aziendalista del partito politico. In nessuna azienda un progettista decide in autonomia come progettare un nuovo prodotto, senza consultarsi con i propri superiori. A differenza della visione berlusconiana di partito aziendalista, la visione di Grillo è di un’azienda moderna, meritocratica e trasparente, ma pur sempre un’azienda. Da questo punto di vista è illuminante il seguente concetto: “
Sostituirsi all’opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono “educare” i cittadini, ma non è la nostra“. Quindi il M5S si vuole limitare a farsi latore della volontà dei cittadini, non ad organizzare il consenso attorno ad un sistema di posizioni dall’apparente coerenza, rispondenti ad alcuni valori fondanti, come nella tradizione dei partiti, non solo quelli italiani. L’idea ha in sé una genialità, considera infatti la società così evoluta da non avere più bisogno che i partiti organizzino il suo pensiero. Si può forse ipotizzare che fosse la società del novecento, meno evoluta e scolarizzata, che aveva bisogno di riferimenti, di costrutti ideologici, di bandiere a cui riferirsi. Nel mondo della Rete forse non ce n’è più bisogno. E’ proprio così o è solo un’illusione?
Provo a rispondermi, partendo dal domandarmi cos’è davvero la democrazia e cosa la rende il sistema politico di maggior successo. Personalmente non credo alla favola del cittadino medio come il più bravo nel scegliere chi lo dovrà governare, anzi spesso credo che le scelte della maggioranza dei cittadini siano quanto mai infelici; credo semplicemente che la scelta del cittadino medio, solo perché difficile da controllare, sia l’unico modo (non sempre funzionante) per scardinare un potere che altrimenti si incancrenirebbe in oligarchie conservatrici, in quanto autoreferenziali. Per prendere però singole decisioni ritengo tuttora preferibile la competenza rispetto al consenso popolare, a cosa serve formare eminenti economisti se la politica economica la decide la casalinga di Voghera? A cosa serve avere luminari della medicina se gli investimenti su una metodologia terapeutica li decide chiunque abbia una connessione Internet e clicchi su una piattaforma comune? La democrazia è un delicato equilibrio tra consenso e delega, e delegare in questo caso significa affidare le decisioni a qualcuno che dovrebbe in teoria avere più competenza di noi per prenderle. Per questo ho l’impressione che l’approccio di Grillo non funzioni: funziona se dobbiamo scegliere quale birra o quale biscotti comprare, funziona se dobbiamo scegliere l’auto o magari la casa, ma anche in un mondo molto diverso da quello di oggi continueremo ad andare da un medico per farci prescrivere una cura, da un meccanico per farci aggiustare l’auto, da un riparatore per far funzionare il nostro televisore. La politica è solo in parte rappresentata da scelte di fondo, valoriali. Anche di fronte alla scelta se abolire o meno il reato di clandestinità, per molti squisitamente etica, ci sono un’infinità di motivazioni tecniche, non ultimo proprio l’affollamento dei carceri, che vanno ben oltre l’empatia che si può provare per il migrante.
Ai partiti politici dobbiamo chiedere di prospettarci un’idea di paese e, se diamo loro fiducia, di provare a realizzarla con la massima chiarezza e trasparenza, ma come cittadino pretendo che siano loro a definire attraverso quali passi si arrivi a realizzare quell’idea.
Giusto quindi prendere gli spunti interessanti che l’approccio di Grillo propone, meno giusto affidare la politica di domani ad una democrazia diretta come quella che sembra proporre. Sarebbe una democrazia dell’incompetenza e lo dice chi ha spesso, da questo blog, accusato di incompetenza esponenti autorevoli della classe politica. Però, come dire, se fai firmare il progetto di casa tua da un ingegnere e la casa crolla puoi lamentarti con l’ingegnere, se lo fai firmare da un muratore ti puoi lamentare solo con te stesso.

17 Ottobre 2013

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