Il fatidico sculaccione

diritti-delluomo.jpgSolo la parola “sculaccione”, contenuta nel titolo, avrà suscitato in molti, dei sommovimenti interiori. Immagino che già qualcuno dei pochi lettori di questo blog abbia imbracciato la tastiera pronto a scatenarsi con pistolotti sull’aggressività repressa che i genitori sfogano sui bambini, l’illusorietà dell’educazione tramite metodi coercitivi e così via… Il punto è che, come genitore, anch’io mi sono trovato a vivere il conflitto interiore tra la convinzione culturalmente radicata che anche le forme più leggere di violenza siano deprecabili e la triste constatazione, in taluni momenti della propria vita di genitore, dell’assenza di altre risorse per riuscire ad essere convincenti. Specifico che anch’io come tanti mi sono abbeverato a testi di pedagogia che spiegavano che con i figli bisogna sempre e comunque dialogare e ho sempre considerato opzioni diverse come ultima ratio, ma poi accade che l’ultima ratio diventi tale ed ecco che, come sospinti verso un baratro, ci si senta proiettati ineluttabilmente verso il fatidico sculaccione…
Si dà il caso che nel giardino di casa nostra ci sia la ghiaia. Si sa che i bambini hanno una grossa predisposizione a esplorare il mondo attraverso la bocca e la superficie liscia e fresca di una pietruzza è senz’altro una conoscenza molto interessante. E’ quindi capitato a me e mia moglie di sorprendere a più riprese nostra figlia, di due anni e mezzo, mentre si trastullava con una pietra in bocca. Le abbiamo spiegato che quel gioco era molto pericoloso, che avrebbe potuto inghiottirla e farsi molto male. Però quello che non sempre ti spiegano i testi di cui sopra è che una bambina di quell’età ha ancora un rapporto piuttosto labile con il concetto di causa-effetto: non dico che non serva spiegare che un’azione ha delle conseguenze, non dico che non serva dialogare, metterla di fronte alle sue responsabilità, ai rischi che corre e così via, anzi credo serva proprio a costruirlo quel rapporto. Dico che finché tutto questo spiegare non ha prodotto i suoi frutti (e non accade subito) ciò non ti garantisce affatto che la prossima volta non la troverai di nuovo con una pietra in bocca, perché le piace e le piace anche ripetere sequenze di eventi che diventano allettanti rituali, come ad esempio il Papà o la Mamma che si arrabbiano, e che con piglio deciso si piegano su di lei e la ammoniscono a non farlo più.
Così un giorno, come vinto dall’ineluttabilità di una scelta fino ad allora posticipata, all’ennesima esibizione di una pietra in bocca il sottoscritto si lasciò andare a proferire un “La prossima volta che ti trovo con una pietra in bocca ti prendi un bello sculaccione“. Non so se, di nuovo per poca dimistichezza con il rapporto causa-effetto, o perché in fondo questo concetto di sculaccione, per quanto non si annunciasse come un’esperienza piacevole, la incuriosisse, sta di fatto che nostra figlia ha lasciato passare davvero poco tempo prima di sfidarmi a mantenere la mia promessa. Non più tardi del giorno seguente si presentava infatti da me e mia moglie, esibendo una bella pietruzza liscia e levigata sulla lingua. La inducevamo con le buone ad espellere la pietra, dopodiché alle mie parole: “Sai che Papà mantiene quello che promette” intuiva che l’aria stava diventando pesante e cercava di scappare, ma ero più veloce, la poggiavo sulle mie ginocchia e facevo scendere la mia mano sul suo sedere.
Da quel giorno non ci è mai più capitato di sorprendere nostra figlia con una pietra in bocca. Quello sculaccione non è stata un’esperienza che ho gradito, non ho appagato alcun mio desiderio di rivalsa nei confronti di alcuno e alcunché, anzi mi è sinceramente dispiaciuto, non credo di avere contribuito nemmeno in minima parte a educarla o a darle strumenti per affrontare meglio la vita, forse ho perfino leggerissimamente incrinato la fiducia in sé stessa, ho però cercato di evitare che mia figlia facesse più qualcosa che ritengo molto pericoloso e credo di esserci riuscito. E se ciò non è avvenuto per intima convinzione, ma solo per collegamento pavloviano tra l’azione di mettere la pietra in bocca e il dolore sul sedere, beh pazienza…
sculaccione.jpgQuesto mi ha aperto gli occhi sulla necessità di prendere i modelli di comportamento che ci vengono suggeriti per quello che sono, dei riferimenti generali senza eccessi moralistici e senza regole assolute. Un bambino che cresce senza una spiegazione, circondato da regole apparentemente dogmatiche, fatte rispettare con la coercizione probabilmente crescerà con una visione un po’ troppo fatalistica del mondo che lo circonda; per contro dei genitori che crescono un bambino limitandosi a proporre delle regole e spiegandole adeguatamente, ma senza imporre alcun costo per il loro mancato rispetto, potrebbero avere un bambino che semplicemente non le rispetta e se fortunatamente non inghiotte mai una pietra, non si prende mai un malanno serio per essere uscito sotto la pioggia, non si prende mai una zampata dal gatto per avergli tirato i baffi, in altre parole se sarà abbastanza fortunato da schivare i rischi da cui quelle regole lo proteggono, penserà comunque che i genitori tutte queste norme se le sono inventate per loro sfizio e potrebbero rimanergli delle difficoltà ad accettare qualunque limite alla propria libertà, che magari si porterà dietro anche quando le regole sarà in grado di comprenderle e non gliele imporranno più Mamma e Papà ma la società che lo circonda.
Ho proprio l’impressione che una giusta via di mezzo, fatta di molte spiegazioni ma anche di punizioni ed, in casi estremi, anche di sculaccioni, sia quella preferibile. In fondo è uno dei tanti volti di quel compromesso tra individualismo e comunitarismo, tra disciplina e ribellione, tra autonomia e interdipendenza, indispensabile per vivere in modo sano con sé stessi e con la società che ci circonda.

11 Ottobre 2013

3 commenti a 'Il fatidico sculaccione'

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  1. Gianni COmoretto afferma:

    Non credo che l’esperienza sia stata diseducativa,anzi.
    Sono padre di due figli, educati con (pochi) sculaccioni e (molte) discussioni, e il concetto di limite va appreso,in un modo o nell’altro.Meglio con uno sculaccione da parte di una persona che comunque loro sanno essere “dalla tua parte”, ccon cui instaurare anche situaizoni conflittuali se controllate, che da parte di un capufficio che ti licenzia sui due piedi, o di un danno reale dovuto ad aver trasgredito qualche norma di sicurezza elementare.

    Se non lo avessi somministrato sarebbe passatoil concetto che le minacce non hanno effetto, che uno può trasgredire alle regole come e quando gli pare, che le proprie azioni non hanno conseguenze. La sfida del sassolino esibito in bocca era proprio un messaggio “vediamo dove sono i limiti, fino a dove posso andare senza che succeda niente. Non mi sembra un rapporto sano, e comunque la tua credibilità come genitore sarebbe stata minata, in fondo se non fai nulla allora quel che dici sono cavolate, si possono non ascoltare.

  2. Margherita afferma:

    Da un po’ di tempo non leggevo questo blog e stamane collegandomi ho trovato questo post di coloregrano che mi ha subito interessata. In definitiva sono d’accordo con Gianni, che mi pare avere un approccio sano e pragmatico alla questione. Proprio in questi mesi sto leggendo diversi testi di pedagogia, essendo incinta al quinto mese lo considero un dovere verso l’esserino che mi porto in grembo, ma devo ammettere che molte delle teorie presentate in questi libri, millantati come pietre miliari in materia, sono in realtà palesemente in contrasto con il comune buonsenso e con larga parte della psicologia infantile moderna (per intenderci quella che fa capo alla Scuola di Palo Alto e alle teorie della comunicazione). Prioprio leggendo i testi di Bateson, Watzlawick o per rimanere in Italia di Selvini - Palazzoli si comprende come molte di quelle psicosi che affliggono gli adulti, derivino da messaggi comunicazioni non chiari e non coerenti che provengono dai genitori nella prima infanzia. Quindi ben venga uno sculaccione quando serve perchè la prima qualità che un padre deve dimostrare ai figli è la coerenza e la coerenza si dimostra anche agendo in maniera magari per noi dolorosa, ma che fa un gran bene ai nostri bambini.

  3. giovanna afferma:

    sono contenta che tanto il post quanto i commenti vadano nel senso di accettare che la sculacciata, di quando in quando e in modo appropriato, serve, eccome.
    ogni tanto vengono fuori discussioni su questo argomento, e ogni volta qualcuna salta fuori a drammatizzare, come se una sculacciata garantisse il Trauma Assicurato o costituisse la peggiore Violazione dei Diritti Umani . Ma dopo un po’ la maggioranza silenziosa per fortuna si fa sentire, e viene fuori che tutte noi abbiamo preso qualche sculacciata, che ce la meritavamo (io personalmente, credo che ne avrei meritate anche di più, soprattutto intorno ai7 - 10 anni !) , che non ci è successo niente di male, anzi : ci ha fatto indubbiamente bene . E così va anche con le nostre figlie: senza esagerare, qualche sculacciata la diamo.

    A casa nostra, con tre bimbe ravvicinatissime, non mi sono mai nemmeno posta il problema sculacciata sì o no: era ovviamente sì, per sopravvivere ! E senza eccessivi sensi di colpa (col papa’ d’accordo, per fortuna - perché il brutto credo che sia il papa’ “comprensivo”, che lascia fare tutto e si “allea” al bambino a lamentarsi della mamma - conosco delle famiglie così, un disastro loro e i bambini.

    Penso che soprattutto quando si hanno tre bimbi, vicini, comincia a diventare una situazione in cui si ha bisogno di risposte rapide e decise, non c’è troppo tempo per tergiversare e neanche macerarsi nel dubbio dopo. Sto parlando naturalmente di intervenire o per bloccare un capriccio che si “avvita”, o anche qualche volta di una piccola punizione per marcare che una certa cosa non si fa o non si dice. Quando capita, non ci si deve fare troppi problemi e troppe angosce, i bambini capiscono , molto bene.
    Il problema credo che sorga soprattutto coi figli unici, perché in questa situazione (anche perché è il primo figlio/a) sembra possibile, anzi doveroso, non ricorrere mai a punizioni, ma ragionare, negoziare, trattare, spiegare …. e invece no: altrimenti ci si avvita in una situazione falsamente paritaria, in cui invece è il bambino che diventa il boss, che tira tutte le fila, e fa girare intorno a sé entrambi i genitori,. Quanti se ne vedono così ,poveri loro, papà mamme e bambini/e tiranni/e
    rachele.

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